martedì 29 aprile 2008

1° Maggio 1947: la strage di Portella delle Ginestre

Quadro di Gaetano Porcasi


Nella storia del Primo Maggio la pagina più sanguinosa venne scritta nel 1947 a Portella della Ginestra. Dopo anni di sottomissione a un potere feudale la Sicilia stava vivendo una fase di rapida crescita sociale e politica. Un grande movimento organizzato aveva conquistato il diritto di occupare e avere in concessione le terre incolte. L'offensiva del movimento contadino, insieme alla vittoria elettorale del Blocco del Popolo alle elezioni per l'assemblea regionale, suscitarono però l'allarme delle forze reazionarie. Intimidazioni contro sindacalisti e esponenti dei partiti della sinistra erano frequenti e affidate al banditismo separatista.Il Primo Maggio del 1947, secondo una usanza che risaliva all'epoca dei Fasci Siciliani, circa 2000 contadini, uomini, donne, bambini e anziani, si erano dati appuntamento nella Piana di Portella della Ginestra. Appostati sulle colline vicine , c'erano ad attenderli, armati di mitragliatrici, gli uomini della banda di Salvatore Giuliano, rinfoltita con alcuni elementi prezzolati. Aveva appena iniziato a parlare il primo oratore, quando si sentirono i primi colpi. Per la folla non ci poteva essere scampo: alla fine si contarono 11 morti e più di 50 feriti. La notizia della strage si diffuse in tutta Italia e la CGIL proclamò per il 3 maggio uno sciopero generale.Purtroppo le indagini furono compromesse dalla volontà di una parte delle forze di governo ed in particolare del ministro dell'interno dell'epoca, Mario Scelba, di escludere in partenza la pista della strage politica. Tutte le colpe furono addossate al bandito Giuliano, malgrado il rapporto dei Carabinieri indicasse come possibili mandanti, "elementi reazionari in combutta con i mafiosi locali".Lo stesso Giuliano fu eliminato, 3 anni dopo, dal suo luogotenente Gaspare Pisciotta che a sua volta fu avvelenato in carcere nel 1954 dopo aver preannunciato clamorose rivelazioni sui mandanti della strage di Portella. Una strage che sembra quindi inaugurare la lunga catena di misteri e di eccidi che insanguineranno l'Italia negli anni a venire.


Cgil.it

1 commento:

alfonso ha detto...

Che la strage di Portella non fosse “semplicemente” un eccidio di mafia, si era capito quasi subito ma pressioni, interferenze e depistaggi, inaugurando quel canovaccio di nefandezze che avremmo imparato a riconoscere nei decenni succesivi, ostacolarono lo svolgimento delle indagini e la possibilità di risalire ai mandanti. Forse non sapremo mai chi furono i mandanti e forse neppure ci furono dei mandanti, nel senso (azzardo) che una volta spiegata una strategia e messi in campo i burattini può anche succedere che qualche bomba, qualche strage, possa sfuggire al controllo dei burattinai: potrebbe essere successo, qualche volta, negli anni della “strategia della tensione” e potrebbe essere successo a Portella.
Naturalmente non ho nessun elemento per affermarlo ma l’unica cosa certa è che vi fosse in atto una strategia. Finita la guerra n’è subito cominciata un’altra: la “sporca guerra” al comunismo nell’Europa Occidentale. L’ “allergia”, come la definì Andreotti (sottosegretario di De Gasperi) che gli americani avevano per i partiti comunisti satelliti di Mosca, era ben nota. Concluso il conflitto mondiale, l’Italia entrò a far parte dell’insieme delle nazioni amiche degli USA ma appariva pur sempre come un alleato minore da controllare con sospetto e sfiducia. Ad esempio la celerità con cui il governo Badoglio aveva deciso di ristabilire le relazioni diplomatiche con l’Unione Sovietica venne giudicata malissimo negli ambienti politici di Washington. Nel gennaio di quel 1947 ci fu il famoso viaggio di Alcide De Gasperi in America e anche se alcuni storici hanno, di recente, esposto tesi tendenti a ridimensionarne la portata, rimane opinione maggiormente condivisa che quello fu il momento in cui sarebbe stata decisa l’esclusione dei comunisti di Togliatti dal governo. I vecchi compagni della CGIL, del resto, sanno benissimo che un mese dopo la strage, nel corso del primo congresso della CGIL (Firenze 1-7 giugno 1947) maturò la scissione dell’ala “cattolica” di Pastore (che avrebbe dato origine alla CISL) come riflesso dell’involuzione del clima politico generale. L’unità antifascista era ormai sgretolata e il Paese scivolava verso lo scontro frontale fra le sinistre e la DC.
Giuseppe Casarrubea. Storico siciliano, è uno dei massimi studiosi della strage di Portella della Ginestra e qualche mese fa, proprio a Palermo, ha presentato il suo ultimo libro “Tango Connection”. Per realizzare il volume, Giuseppe Casarrubea e Mario J. Cereghino hanno consultato migliaia di documenti americani, inglesi, italiani e sloveni. In particolare, quelli dell’intelligence londinese (MI5) e del Servizio informazioni e sicurezza (Sis).
La tesi di “Tango Connection” è che fu il governo degli Stati Uniti l’artefice della strategia della tensione in Italia. Nell’autunno ’46, il presidente Truman autorizza un colpo di Stato per instaurare una “dittatura militare” affidata all’Arma dei carabinieri, con l’obiettivo di mettere fuori legge il Pci di Togliatti. L’esecuzione del piano golpista è commissionata alle squadre armate neofasciste che mettono in atto la strage di Portella della Ginestra, ovvero la miccia che dovrà innescare la reazione anticomunista. I finanziamenti arrivano in abbondanza dall’Argentina del presidente Juan Perón. Si tratta del celebre “oro nazista”, gestito dall’Internazionale nera di Bormann e Skorzeny e da un “governo provvisorio fascista” con sede a Buenos Aires.
Riporto, di seguito, alcuni brani di Casarrubea:
“Il quadro che affiora dai nostri studi è a dir poco sconcertante - I rapporti Sis parlano chiaro: sono il Comando militare e l’intelligence statunitensi a dare il via all’operazione golpista tra l’ottobre e il novembre ’46. Gli americani temono che comunisti e socialisti possano vincere democraticamente le prime elezioni politiche dalla caduta del fascismo (che poi si svolgeranno il 18 aprile ’48). Non a caso, è in questo periodo che nasce l’Unione patriottica anticomunista (Upa), un’organizzazione clandestina capeggiata da generali e colonnelli dei carabinieri (Messe, Pièche, Laderchi) e manovrata occultamente da James J. Angleton, la superspia che vedremo interpretata da Matt Damon nel film di Robert De Niro “L’ombra del potere”, sugli schermi italiani tra qualche giorno. Gli 007 londinesi segnalano con preoccupazione i contatti tra agenti americani, eversione nera e personalità dello Stato italiano come, ad esempio, il capo della polizia.
Nei rapporti, si fanno espliciti riferimenti all’‘incidente’ e al ‘lago di sangue’ che daranno il via al golpe militare”.
“Ma sono soprattutto le carte britanniche sul neofascismo italiano, desecretate nel 2006, che ci permettono di comprendere il dietro le quinte di quei mesi terribili. Si parla, ad esempio, del colonnello Charles Poletti, il capo dell’Amgot tra il ‘43 e il ’45. Nel giugno ’47 arriva in Italia ‘in missione speciale per conto del governo americano’ per assicurare armi e denaro alle squadre armate anticomuniste.
L’alleanza sotterranea tra intelligence Usa e neofascismo si concretizza anche sul confine orientale, dove gli agenti statunitensi non esitano a scendere a patti con gli ex repubblichini per fronteggiare la ‘minaccia comunista’ incarnata dal maresciallo Tito. Dai documenti emergono inoltre i finanziamenti clandestini elargiti dalla Banca Nazionale dell’Agricoltura e dalla grande industria ai gruppi paramilitari neofascisti”.
“È in questo contesto che si colloca l’azione terroristica di Salvatore Giuliano. Il suo gruppo è uno squadrone della morte agli ordini dei Fasci di azione rivoluzionaria (Far) di Pino Romualdi, delle Squadre armate Mussolini (Sam) e della Decima Mas di Junio Valerio Borghese.
I documenti del controspionaggio Usa (da noi ritrovati nel 2005 presso gli Archivi nazionali di College Park, Maryland) rivelano che i contatti tra Salò e Giuliano risalgono all’estate ’44, quando un commando nazifascista inizia a operare sulle montagne tra Partinico e Montelepre per addestrare militarmente gli uomini della banda”.
“Abbiamo sintetizzato i punti salienti delle nostre ricerche in un dossier di 40 pagine - che l’avvocato Armando Sorrentino presenterà la prossima settimana alle procure della Repubblica di Palermo (strage di Portella, di cui ricorre il sessantesimo anniversario ) e di Milano, per quanto riguarda i rapporti inglesi sulla Bna”.
“Molti dei protagonisti di quella stagione nera godono ancora di ottima salute. Il reato di strage non è soggetto a prescrizione.
Gli eccidi siciliani sono da ricondurre a un disegno eversivo unico che va dalla strage di Alia (settembre ’46) alle esecuzioni di Li Puma, Rizzotto e Cangelosi, dirigenti sindacali assassinati tra il marzo e l’aprile ’48.
È in quei diciotto mesi che è messo a punto il prototipo stragista che tanti lutti provocherà nei decenni successivi, da Piazza Fontana (’69) alla strage di Bologna (’80) ”.
E’ una tesi. La stessa tesi l’aveva già sostenuta Paolo Benvenuti (regista pisano) nel suo film “Segreti di Stato” del 2003, un film a metà strada tra documentario e cinema d’inchiesta, secondo il quale Portella fu il primo dei Segreti di Stato della nostra repubblica: sui documenti relativi alla strage fu posto il vincolo di "segreto" e agli italiani data una verità di comodo. Ossia che a sparare su una folla di donne, bambini e contadini sarebbe stata la banda di Salvatore Giuliano.
Sarebbe in realtà un falso storico, il film si avvale su documenti americani, della CIA e dell'OSS (Office of Strategic Service), desecretati dal presidente Clinton nel 1999-2000, che porterebbero ad un'altra verità: quella sostenuta appunto da Casarrubea e della Fandango (la casa produttrice) e che dimostrerebero come la strage fu il primo atto della Strategia della Tensione: un gesto terroristico compiuto con l'ausilio e la complicità di apparati dello Stato, allo scopo di intimorire i contadini, le masse della Sicilia, dopo l'esito delle elezioni regionali dell'aprile 1947, che avevano visto la vittoria del Fronte Popolare (sociaslisti e comunisti).

Il film parte dal processo di Viterbo ai membri della banda Giuliano del 1951: l'avvocato di Gaspare Pisciotta (Antonio Catania) non convinto dalla verità ufficiale, fa una sua indagine. In base alle sue scoperte, il calibro dei colpi sparati (da 9 mm), le ferite sui corpi (ferite da schegge di granata), le testimonianze che raccoglie, arriva a scoprire che la banda di Giuliano fu usata come "parafulmine" per la strage.
A sparare fu anche un gruppo di mafiosi, e un personaggio ambiguo come Salvatore Ferreri, informatore della polizia e membro della banda, ma le granate furono lanciate da un commando di 12 militari della X MAS di Junio Valerio Borghese, armati da fucili che all'epoca erano in dotazione al solo esercito americano.

La banda di Giuliano non sparò mai alla folla, ma solo in aria per scopi intimidatori. Chi ideò la strage e chi ne coprì le responsabilità, allora? C'è una scena significativa, al termine del film, dove il personaggio del "professore" illustra all'avvocato "come in Sicilia si giochi la storia d'Italia".
Una genealogia che parte da Borghese, salvato dalla fucilazione dal responsabile dell'OSS Engelton per intercessione di Montini (futuro Paolo VI), dei servizi segreti vaticani. Da Salvatore Giuliano, ucciso dal capitano dei cc Antonio Parenze, presente anche il giorno dell'attentato a Togliatti, al presidente Usa Harry Truman a De Gasperi fino a Giulio Andreotti, all'epoca segretario di padre Felix Morlion (servizi segreti cattolici europei), in seguito Sottosegretario di De Gasperi.
Passando attraverso gli uomini di polizia dal bandito Ferreri, informatore di Ettore Messana (ispettore generale di P.S. in Sicilia), ai ministri Scelba, Ardisio e al sottosegretario Mattarella, siciliani come Don Luigi Sturzo, i cui rapporti con l'OSS erano tenuti dall'ufficiale Joe Calderon, che rispondeva a J. Engelton, il cui capo era William Donovan, efficiente collaboratore del presidente Truman.
La genealogia, tracciata con le immagini delle persone citate, alla fine, assume i contorni dello scudo crociato, finchè un soffio di vento non scombussola le carte. Questa scena del film (6-7 minuti circa) è visionabile su You-Tube (www.youtube.com/watch?v=XIcv599AMBk). L’ho appena vista.

Alfonso Picciullo