giovedì 13 marzo 2008

UNO SPETTRO SI AGGIRA PER L’EUROPA: LA FINE DEL POST-COMUNISMO


Il buon Karl Marx, nel Febbraio del 1848, pubblicò insieme a Friedrich Engels il libro che sarebbe diventato presto la bibbia del movimento operaio e dei proletari di tutto il mondo, il “Manifesto del Partito Comunista”.

Il Manifesto si apriva con una frase divenuta poi celebre, anche perché diceva la verità: “uno spettro si aggira per l’Europa, lo spettro del Comunismo”. Si stava infatti per aprire un’epoca totalmente nuova per la politica nel vecchio continente e per i rapporti tra le classi sociali.

E proprio perché vanno riconosciute al filosofo tedesco, oggi come ieri, una lungimiranza e una profonda capacità di percepire i grossi cambiamenti, possiamo tranquillamente immaginare che adesso egli sarebbe probabilmente il primo e più convinto sostenitore della tesi che in Europa, nell’Europa politica, sta cambiando qualcosa, ancora una volta.

Lo spunto più convincente per questa riflessione arriva dalla Spagna, dove si è votato domenica scorsa per il rinnovo del Parlamento e per scegliere se riconfermare al governo del Paese il socialista Jose Luis Rodriguez Zapatero, ovvero negare al presidente uscente la fiducia e premiare il Partito Popolare.

E proprio i risultati delle elezioni politiche nella penisola iberica, al di là di quello principale (l’affermazione dei socialisti del premier uscente Zapatero e la sconfitta popolare) hanno sottolineato un fatto politico importante, che secondo molti sarebbe indicativo di una tendenza che si farebbe strada nelle maggiori democrazie europee, ossia un sensibile calo delle preferenze degli elettori nei confronti delle formazioni politiche della sinistra radicale, o che si richiamano nelle posizioni e nei simboli ai grandi partiti comunisti del Novecento.

In Spagna è accaduto infatti che abbiano perso grossi pacchetti di voti, e dunque rappresentanti in Parlamento, tutte le formazioni di matrice regionale o di ispirazione regionalista (la Spagna è paese in cui le identità regionali sono molto marcate e hanno quasi sempre trovato adeguata rappresentanza a livello nazionale). Ma a perdere in maniera netta è stato anche, e soprattutto, il movimento politico di estrema sinistra Izquierda Unida, che unisce forze politiche ambientaliste e neo-comuniste, che ha lasciato per strada molti dei seggi che aveva in Parlamento, e potrà contare nella legislatura che è appena iniziata su un numero di deputati praticamente inconsistente.

E si tratta di un risultato ancora più pesante se si pensa che nelle intenzioni dichiarate dei leader di Izquierda Unida c’era la volontà di spezzare in modo deciso il sistema di fatto bipartitico che vede dominare nella società spagnola il Psoe e i Popolari.

Per capire se questo risultato rappresenti un caso isolato, o se sia invece il primo passo in direzione di confronti politici meno dettati dalle ideologie e più attenti alle differenze puramente programmatiche, e sostanzialmente tra le due forze politiche maggiori presenti nei diversi paesi, bisognerà attendere i risultati delle elezioni politiche che si succederanno in Europa nei prossimi mesi e anni (a partire dalle consultazioni italiane del 13 e 14 Aprile prossimi).

Ma è certo che la vittoria di Zapatero e del Psoe in Spagna, con la contestuale netta sconfitta dei partiti della sinistra estrema, ha dato la possibilità a Walter Veltroni di inorgoglirsi per la scelta, affrontata coraggiosamente dal segretario del Partito Democratico italiano, di non stringere alcuna alleanza con i partiti minori della sinistra nel nostro paese. Scelta fatta, come lo stesso Veltroni ha ripetutamente sottolineato, non solo e non tanto per una cieca voglia di escludere i partiti politicamente “scomodi”, ma partendo proprio dalla convinzione che sia giunto il momento di dare un taglio a quello che finora è stato il modo di formazione delle alleanze di governo in Italia, così come le stesse esperienze amministrative, dove le grandi riforme (secondo questa tesi) sarebbero sempre state stoppate dai veti ideologici posti da Rifondazione Comunista, Verdi e compagnia bella.

A dire il vero, se volessimo entrare nel merito della questione, elencando ad esempio le differenze (tante!) tra il PD nostrano e i socialisti iberici, si potrebbe facilmente contestare l’idea che ciò che è avvenuto in Spagna sia l’anticipazione di quello che avverrà in Italia con le prossime elezioni. Basti dire che in Spagna il Partito socialista, che ha governato il paese negli ultimi cinque anni, ha assunto decisioni molto importanti in materia di riconoscimento e attribuzione di diritti civili (coppie di fatto, coppie omosessuali, riduzione dei tempi di divorzio) o in politica estera (il primo atto di Zapatero da Presidente fu il decreto di ritiro delle truppe spagnole dall’Iraq). Tutte scelte politiche che, in larghissima parte, non sarebbero prese dai democratici italiani se andassero al governo, e che piuttosto si ritrovano (alcune) molto chiaramente nel programma elettorale della Sinistra L’Arcobaleno, che candida alla Presidenza del Consiglio Fausto Bertinotti.

Ma è anche vero che l’Italia non è la Spagna, che i cittadini italiani sono tendenzialmente diversi dai cittadini spagnoli per culture, per storia politica, per attaccamento a certe tradizioni e certi modi di vivere la comunità socio-politica. Senza dimenticare poi il peso che nella società e nella politica italiana ha la voce della Chiesa cattolica e del suo “braccio armato”, la Cei. E non si può certo dire che nel Partito Democratico del laico Veltroni non ci siano numerosi esponenti che a quella voce, alle posizioni del Vaticano, prestano particolare attenzione.

E’ possibile quindi che l’idea riformista “solitaria” di Veltroni venga comunque sentita dagli elettori italiani di centrosinistra come un segnale reale di cambiamento, e venga proprio per questo motivo premiata, a scapito delle posizioni “barricadere” della Sinistra radicale.

Giuseppe Alfieri

1 commento:

alfonso ha detto...

Mi sono persuaso da tempo che alla base di ogni seria e buon’intenzione di governare il nostro Paese e affrontare gli enormi problemi che lo stanno strangolando, debba necessariamente esservi una semplificazione del sistema politico. Sono altrettanto persuaso che il modello caricaturale paventato dal duo Berlusconi-Veltroni sia assolutamente inadeguato, nella forma e nella sostanza.
Posso comprendere la foia con cui Veltroni tenti, ad ogni piè sospinto, di associare alla propria scelta (obbligata!) di “correre da solo” quante più possibili, e possibilmente alte e virtuose, esperienze che ben poco, nei fatti, hanno a che vedere con la realtà italiana. Tuttavia nemmeno arrampicandosi sugli specchi si possono riscontrare analogie fra le vicende politiche spagnole e quelle italiane, fra la sinistra spagnola e quella italiana. Né nel presente, né nel passato.
Intanto, nella foia, è stato taciuto un particolare mica da ridere: il governo Zapatero non dispone più della maggioranza assoluta in Parlamento e dovrà accordarsi con le formazioni minori (compreso “Izquierda Unida”) per governare, con tanti saluti, prima ancora d’iniziare, a quel bipartitismo agognato in Italia da Veltroni e Berlusconi.
Nella giovane democrazia spagnola il ruolo egemonico, politico e culturale, che il PSOE ha svolto nella sinistra (da Gonzales a Zapatero), come avveniva e avviene negli altri paesi europei eccezion fatta per l’Italia, ha lasciato ai comunisti uno spazio assolutamente marginale e residuale. Anche nelle vicende della Guerra Civile il comportamento dei comunisti lasciò adito ad inquietanti perplessità.
Essi ebbero un sussulto di popolarità nell’immediato dopo-Franco, quando rientrarono in patria alcuni dei leader più carismatici, come Dolores Ibarruri e Santiago Carrillo. Sotto la guida di Santiago Carrillo il PCE aderì al progetto berlingueriano, mai compiutamente definito, dell’ “eurocomunismo”, attraverso il quale confidava di conquistarsi uno spazio più autorevole e importante nell’ambito della sinistra spagnola. Il naufragio di quel progetto costituì il viatico alla sua dissoluzione, prim’ancora del crollo del blocco sovietico, e alla costituzione di “Izquierda Unida”, formazione assolutamente di secondo piano nel panorama politico spagnolo: nella precedente legislatura i comunisti avevano solo cinque deputati, non capisco proprio di quale “clamorosa e netta” sconfitta si parli.
In Italia, l’egemonia del PCI e il suo forte radicamento nella società hanno costituito per oltre quarant’anni quell’anomalia, tutta italiana, che contribuì, fra l’altro, a spingere il PSI nell’area dei governi democristiani. E’ da quella storia, da quella tradizione (ben altra cosa!), che la componente comunista della cosiddetta “sinistra radicale” proviene (intuisco che per te essa rappresenta un vero incubo, ma non sarà così facile liquidarla). Ancora oggi manca in Italia un importante partito socialista, e nessuno s’azzardi a spacciare per tale il neonato PD. Soprattutto manca in Italia un’importante formazione, che negli altri paesi europei (Spagna compresa) è rappresentata dai partiti di ispirazione socialista, che metta al centro del suo programma i temi della laicità dello Stato e dei nuovi diritti civili. Questi temi rappresentano, oggi, il vero spartiacque fra le opzioni politiche della sinistra e quelle dei partiti di centro destra, essendo i temi di politica economica ormai assoggettati ai quadri di compatibilità stabiliti e sottoscritti in sede comunitaria: lo stesso governo Zapatero, sui temi dell’economia, non ha fatto altro che proseguire le politiche del precedente governo Aznar.
La Spagna che è andata alle urne proviene da un decennio in cui tutti gli indicatori economici sono stati brillantemente e costantemente rivolti verso l’alto, e questo ha lasciato poca agibilità di “marketing” elettorale per quelle formazioni “antagoniste” che in genere mietono successi in condizioni di difficoltà dell’economia. In Italia la situazione è ben diversa e ben nota, non starò a dilungarmi sulle difficoltà crescenti delle famiglie a tirare avanti, dei giovani a trovare lavoro stabile, delle imprese a competere sui mercati. Come vedi il panorama è completamente diverso.
Il punto centrale, però, è un altro: in un sistema bipolare, o bipartitico, i soggetti politici interessati tendono a rappresentare un amplissimo ventaglio di opzioni, valori, idealità, contrapposti. La farsa “Veltrusconiana” assomiglia sempre di più al modello del “Partito Unico”, non a caso qualche settimana fa Berlusconi è andato a lamentarsi da Almunia del fatto che Veltroni gli avesse “copiato il programma” (testuale!). Bisogna dire che quando ci si mette, il Cavaliere, non è da meno del grande Totò.
Zapatero ha mantenuto l'impegno di garantire una cospicua presenza femminile in Parlamento e nel governo, metà dei ministri sono infatti donne. Con una mossa piuttosto criticata dagli alleati, ma applaudita dall'opinione pubblica, all'indomani della sua elezione ha ritirato le truppe spagnole dislocate in Iraq. Ha scelto una linea di politica estera meno vicina a quella di Stati Uniti d'America, Gran Bretagna ed Italia, preferendo un'alleanza più stretta con Germania e Francia. Il governo ha comunque rigettato le proposte dell'estrema sinistra, dirette a ritirare le truppe spagnole impegnate in Afghanistan. La riforma della tv (importanti cambiamenti in RTVE e apertura del mercato a nuovi soggetti), una delle prime promesse dal Governo, è stata approvata dopo una lunga battaglia legale e politica, originata da tante questioni. Tuttavia il vero obiettivo di Zapatero era la RTVE, accusata di essere sempre filogovernativa sia coi socialisti che coi popolari: a tal proposito, oltre a promettere, dopo la vittoria del 2004, un profondo rinnovamento, ha nominato una commissione di 5 saggi incaricata di disegnare una legge a tal proposito, la quale è stata poi approvata nel 2006. Dei finanziamenti che riceve l'ente pubblico, il 50% verrà dallo Stato (tutta la tv in Spagna è gratuita), il 40% dagli introiti pubblicitari, il 10% da fonti diverse (es. vendita programmi all'estero), al fine di ridurre il pesantissimo debito accumulato. Durante il governo Zapatero il Parlamento spagnolo ha approvato numerose leggi volte ad aumentare la libertà delle scelte personali, soprattutto a proposito di materie riguardanti l'etica e la laicità. È stato introdotto il divorzio breve, una nuova procedura legale per l'annullamento dei matrimoni dedita a diminuire tempi e costi; è stata approvata una legge liberalizzante sulla fecondazione assistita.
Piuttosto celebre è stata la riforma che ha allargato l'accesso al matrimonio anche alle coppie omosessuali, garantendo così anche agli omosessuali gli stessi diritti riservati alle coppie eterosessuali, tra cui quello di adottare figli. Lo stesso diritto di adozione è stato poi allargato anche alle coppie di fatto. A partire dall'agosto del 2007, è stato approvato ed applicato un sistema di sussidio che prevede la donazione di 2.500 euro alla nascita di ogni figlio, indipendentemente dalla fascia di reddito della famiglia.
Sono state alleggerite le pratiche di modifica delle generalità per i transgender, legalizzata la sperimentazione medica della cannabis e ridotte molte restrizioni sulla clonazione terapeutica e sull'uso di cellule staminali di origine embrionale ai fini di ricerca scientifica.
In materia di laicità, è stata eliminata l'obbligatorietà per gli studenti di ricevere l'insegnamento della religione cattolica a scuola. Sempre in termini di educazione è stato introdotto a carattere obbligatorio l'insegnamento dell'educazione civica, innovazione che ha suscitato violente polemiche da parte dei settori filo-ecclesiastici, nonché della stessa Chiesa, che vede nel nuovo insegnamento un'imposizione dello stato nella formazione della coscienza e della morale dei giovani.
Sempre in materia di famiglie, Zapatero ha ridotto l'IVA sui pannolini per anziani e bebé, sugli assorbenti igienici per le donne e sui preservativi visto che sono considerati materie di prima necessità.
Per aiutare le famiglie, Zapatero ha indicato che le famiglie con meno di 15.000 euro di reddito annuale, o di 20.000 ma numerose, avranno diritto a 500 euro per ogni figlio con meno di tre anni, a 300 euro per ogni figlio fra i tre e i diciotto anni, e a 1.000 euro all'anno per i figli minorati.
Zapatero ha anche fatto venire l’orticaria a tante personalità della sinistra italiana oggi residenti nel PD, perciò è meglio che lascino perdere: è davvero miserevole l’ammiccamento all’elettorato (vago, con larghe circumdissertazioni, affinchè non se ne accorgano Rutelli, Binetti, Fioroni e compagnia dicendo…) da parte del neo-papalino Veltroni. E’ pubblicità ingannevole, potrebbe intervenire l’Autority.
Concludo con un appello a tutti i laici di buona volontà: smettiamola di dire “che i cittadini italiani sono tendenzialmente diversi per cultura e per attaccamento a certe tradizioni” quando si parla dei rapporti con la Chiesa Cattolica. Smettiamola di fornire alibi e puntelli ad una politica che è colpevolmente arrendevole nei confronti del Vaticano all’unico scopo di soddisfare le proprie ambizioni di Potere.
I cittadini italiani sono uguali a tutti gli altri cittadini europei: vogliono una libera Chiesa in un libero Stato, vogliono legislazioni in materia di diritti personali e civili al pari di quelle vigenti negli altri Paesi europei. Per ricordarcelo, appuntiamoci in casa un manifesto grande così con una data grande così: 17 maggio 1981, a stragrande maggioranza gli italiani votarono NO al referendum indetto per abolire la legge 194 sull’interruzione di gravidanza. Basta! Indietro non si torna! Certe argomentazioni, caro Giuseppe, potevano essere giustificate nel Togliatti del 1947, non nel Veltroni del 2008.
Alfonso Picciullo
p.s. Avevo inviato alla vostra attenzione due miei post, uno su Articolo 21 e sulla candidatura di Giuseppe Giulietti nell’IDV e l’altro sugli accordi Italia-Libia in materia di immigrazione clandestina: li pubblicherete?