mercoledì 26 marzo 2008

Niente sorteggio, scelgono i partiti nei seggi gli scrutatori lottizzati

di Massimo Lorello

A Palermo selezionati in 2.300 per controllare le schede
Al Comune di Cinisi i centralinisti dicono a chi si informa: "Fatevi raccomandare"

L´arbitro non sarà anche tifoso. Ma i guardalinee tifosi lo sono eccome. Di più: sono ultrà di partito se non di singoli, potentissimi candidati. Posto che i presidenti dei seggi elettorali sono super partes, perché li nomina la Corte d´appello del Tribunale, gli scrutatori arriveranno alle urne soprattutto grazie alla segnalazione diretta dei partiti e degli aspiranti onorevoli che li pescano tra i galoppini più fedeli.
«È una schifezza, lo so. Ma è la legge voluta e approvata dal centrodestra nel ‘96», dice Salvatore Orlando, consigliere comunale del Pd e componente della commissione che ha scelto ieri gli scrutatori per le 600 sezioni di Palermo. «Alle amministrative - aggiunge - utilizziamo il sorteggio che sgombra il campo da possibili trattamenti di favore. Alle politiche, in teoria, si dovrebbero esaminare le schede degli aspiranti scrutatori ed esprimere valutazioni oggettive sulle loro capacità». In teoria, appunto.
Il presidente della commissione che ha selezionato gli scrutatori di Palermo è l´assessore comunale al Personale Roberto Clemente, dirigente dell´Udc vicinissimo ad Antonello Antinoro, il parlamentare regionale, oggi ricandidato, che due anni fa ha battuto il record assoluto di voti: 30.202. Della stessa commissione hanno fatto parte, oltre a Orlando, il capogruppo di Forza Italia Giulio Tantillo, fedelissimo di Francesco Scoma (secondo eletto due anni fa con 21.382 preferenze e oggi nuovamente in corsa per Sala d´Ercole), e ancora Luigi Di Franco pure lui, come Clemente, dell´Udc e pure lui in quota Antinoro.
Alla fine la commissione, a fronte di un elenco di 44.500 scrutatori, ne ha selezionati circa 2.300 servendosi del manuale Cencelli. Così il centrodestra se n´è accaparrati 1.500, mentre il centrosinistra si è dovuto accontentare di 500. «Per il resto - dice Tantillo - abbiamo cercato di pescare fuori dalle nostre conoscenze. Abbiamo chiamato circa quaranta persone che si erano presentate all´ufficio elettorale facendo richiesta di lavorare ai seggi».
Di galoppini retribuiti dall´erario (a ciascuno andranno 190 euro) saranno piene le sezioni anche nel resto della Sicilia. Troppo pochi i politici che vorrebbero affidarsi al sorteggio. A Canicattì, il consigliere comunale del Pd Pietro Sabatino è rimasto inascoltato quando ha chiesto di utilizzare «sistemi più trasparenti» rispetto alla nomina per chiamata politica. A Monreale il consigliere pure lui del Pd, Massimiliano Lo Biondo, si è tirato indietro «dalla lottizzazione»: «Mi hanno chiesto se avevo qualcuno da segnalare - racconta - ho risposto che non mi presto a questi giochi». A Terrasini, invece, il Comune ha scelto di sorteggiarli, i suoi scrutatori. Ma nella vicina Cinisi sono direttamente i centralinisti del municipio a informare che, per diventare scrutatori, bisogna farsi raccomandare. Chi non ci crede può collegarsi sul sito www. balestratesi. it e ascoltare la telefonata di un aspirante lavoratore di seggio.
Alle urne, anche il personale comunale è atteso da compiti delicati, soprattutto per l´elaborazione e la comunicazione dei dati ufficiali. A Palermo l´amministrazione municipale metterà al lavoro 1.800 dipendenti, operazione che costerà poco più di un milione di euro in straordinari. Avevano dato la loro disponibilità in 3 mila. «Considerati i gravissimi errori che sono stati commessi durante le scorse amministrative - dice Aurelio Scavone, consigliere di Rete dei valori - ho chiesto all´assessore Clemente di cambiare la squadra dei dipendenti chiamati a lavorare ai seggi. Per poco non mi rideva in faccia. Chiederemo allora al prefetto di vigilare affinché non si replichi la scandalosa situazione dello scorso anno».
Ma il dirigente responsabile della macchina elettorale del Comune, Renato Di Matteo, assicura che il 30 per cento dei dipendenti impegnati alle scorse elezioni sarà sostituito e che «comunque, nei conteggi, fanno fede i dati del presidente di seggio e non quelli raccolti dal Comune». In ogni caso, «non accetteremo più - promette Di Matteo - plichi non sigillati anche se i difetti saranno minimi».

Www.espresso.repubblica.it

1 commento:

alfonso ha detto...

“La politica è l’arte di evitare che la gente s’interessi di ciò che la riguarda” (Paul Valéry)

Nel 2006 Marco Travaglio ha scritto un interessantissimo libro dal titolo “La scomparsa dei fatti”, sottotitolo: “Si prega di abolire le notizie per non disturbare le opinioni”. In questo libro Travaglio racconta lo stato dell’informazione in Italia: un’informazione sistematicamente e scientificamente svuotata dei contenuti, corrotta, mercenaria e menzognera.
“Il sistema più semplice per cancellare i fatti è, molto banalmente, quello di non parlarne. Ignorarli. E sostituirli con altri della stessa specie e importanza, usati come diversivi, come coprenti. Non sempre, però, i fatti sostitutivi sono disponibili quando occorrono: in questo caso, non resta che inventarne qualcuno di sana pianta, oppure gonfiarne uno già esistente, ma di poco conto.”
Voglio sperare che almeno il mondo dei blog non si uniformi alla regola unica della “disinformatija” italiana. Sveglia ragazzi! Se parliamo di elezioni lasciamo perdere gli scrutatori (è l’ultimo dei nostri problemi) e occupiamoci di quei temi vitali di cui la politica dovrebbe occuparsi e di cui non si parla in questa campagna elettorale, complici l’informazione televisiva e la carta stampata che hanno abdicato da tempo alla loro funzione di “cane da guardia del potere al servizio dell’opinione pubblica”, come si direbbe in America. Giornalisti e conduttori televisivi si sono ridotti a reggimicrofono: il politico intervistato può dire tutte le cazzate che vuole, può tranquillamente non rispondere alle domande più scomode (quando per errore ne scappa una!) senza che qualcuno lo contraddica o lo incalzi. Non si deve disturbare il manovratore.
Se poi i manovratori sono due allora la parola d’ordine è: narcotizzare! Del reddito delle famiglie danneggiato non solo dall’economia stagnante, dal prezzo del petrolio e dalle crisi bancarie, ma soprattutto dal fatto che in Italia più di mezzo milione di persone vive di politica e la politica è intrecciata strettamente a una rete inestricabile di affari, è meglio non parlare. Che i cittadini non sono uguali di fronte alla legge. Che il controllo dell’informazione è nelle mani di un monopolista e di una casta di lottizzatori. Che la politica è appannaggio di un’oligarchia che allarga il suo dominio sulla società. Che la soggezione al clientelismo è l’unico modo con cui ci si può difendere dal destino insidioso del lavoro precario. Dei giovani che non trovano lavoro e della crisi energetica. Scomparsi: il conflitto d’interesse, le leggi vergogna, i temi della laicità dello Stato e dei diritti personali. L'economia sommersa e la criminalità organizzata sono uno dei settori più redditizi dell'economia, ma la parola criminalità organizzata non è mai stata usata in maniera esplicita nell'attuale campagna elettorale. Le liste dei partiti, praticamente tutti, sono costellate di condannati e indagati della peggior specie mentre le persone perbene ne sono tenute lontane. Grandi evasori, bancarottieri, politici corrotti, condannati o indagati per mafia, pluri-prescritti e indultati stanno per entrare in Parlamento mentre i giudici che indagavano su di loro finiscono sotto processo. Sveglia ragazzi! A Crotone sta scoppiando la guerra di mafia. Da tre giorni una bambina di quattro anni, incolpevole nipote di un capobastone, è in coma. Poche ore fa, un nuovo agguato: questa volta a cadere è stato un ragazzo di 27. Ora si attendono altri morti. E lo si fa in silenzio, perché la politica tace. E tacciono i giornali. Del resto tra i candidati vi sono molti amici e parenti di boss. In Calabria il Pdl, per esempio, ha presentato al senato Franco Iona, cugino primo di Guirino Iona, arrestato qualche mese fa dopo molti anni di latitanza. Alla camera, invece, c'è Gaetano Rao, nipote di Peppino Pesce, celebre pezzo da novanta dell'omonima potentissima cosca di Rosarno.
In Sicilia, se è possibile, la situazione è ancora peggiore. E coinvolge pure il Pd che in lista si ritrova l'ex vicepresidente della commissione antimafia Peppe Lumia (in un primo tempo addirittura escluso!) e il suo storico avversario Mirello Crisafuli, filmato e intercettato mentre discuteva di appalti e di favori con il boss di Enna, Raffaele Bevilacqua, più un ex sindaco di un comune messinese sciolto a causa delle infiltrazioni della criminalità organizzata. Ma nessuno, tranne poche eccezioni (i soliti noti) ne parla. Nessuno denuncia.
Che fare? Se pensate anche voi, come penso io, che questi temi siano prioritari, allora perché non darne sul vostro blog lo spazio che meritano?

Alfonso Picciullo