sabato 8 marzo 2008

LOTTA di Marzo, non solo mimose e rose


Come può essere che un giorno internazionale di lotta, proclamato da Rosa Luxemburg, diventi una festa banale? Il 29 Agosto del 1910, a Copenhagen, nel corso della Conferenza internazionale delle Donne Socialiste viene ricordato lo sciopero, dell’otto marzo 1848, delle lavoratrici tessili, al quale parteciparono 30 mila donne. Nell’inverno del 1917, le operaie di Pietrogrado scesero in piazza, con le bandiere rosse, per festeggiare la giornata internazionale del proletariato femminile. Si racconta anche di un incendio scoppiato il 25 marzo 1911 negli ultimi tre piani dell’Asch Building a Manhattan, dove persero la vita 146, o 129, operaie, per la maggior parte di origine italiana ed ebraica. Questi sono alcuni gli avvenimenti che stanno alla base della festa internazione dell’otto marzo. Il simbolo della mimosa viene ricondotto ad una pianta di mimosa che, pare, sia nata dal rogo di una fabbrica tessile, ma, anche, alla simbologia degli indiani d’America che regalavano una mimosa alla donna che gli aveva infiammato il cuore. Oggi, da un rapporto di Amnesty International apprendiamo che, ogni anno, un miliardo di donne subisce violenza ad opera di fidanzati, mariti, familiari, sconosciuti. Per ricordare la lotta delle donne, riportiamo una poesia di Katherine Mansfiel, che fa riferimento all’esser donna con tutta la fragilità e il coraggio, di cui dispone.

La tempesta

Corsi la foresta a cercare ansante Un riparo, il singhiozzo a stento trattenuto. A un albero mi strinsi e sull’aspra scorza Tentai un guanciale per la mia paura. Proteggimi- invocai sono una bambina smarrita. Sul viso l’albero mi spioveva gocce d’argento. Dai confini del mondo un vento sprigionato Mulinava il tardo bosco, e smisurata Ardeva sul mio capo un’onda verde. Imploravo:-Tieni su di me la tua mano. Col mantello teso nel vento la pioggia mi percuoteva, Agili torrenti impaludavano i cespugli, Sentivo che annegando la terra andava alla caverna Dello spazio, nel suo bollore primigenio. Più piccola Di una falena, sola reggevo il mio terrore. Per un arcano impulso, in trionfo allora “Uccidimi dunque!” gridai, buttandomi all’aperto. Il temporale cessò: mosse le sue ali il sole Ramingando nello stagno diafano il cielo. Il volto nascosi nelle mani, perché arrossivo Fluttuavano gli alberi e ridevano un murmure loro.

(Katherine Masfield, Tempesta in Poemetti, Einaudi)

Antonia Arcuri

3 commenti:

alfonso ha detto...

dal blog di Beppe Grillo

Nerone Prodi ha deciso che SETTEMILIONIDITONNELLATE di “ecoballe” devono essere bruciate nel termodistruttore di Acerra. Nessuno sa con certezza cosa c’è nelle “ecoballe”. Sono state sigillate senza verificare il contenuto. Possono contenere qualunque cosa. Rifiuti tossici, medicinali scaduti, scorie radioattive. Bruciarle vuol dire accelerare la condanna a morte delle persone che vivono nel territorio di Acerra e in quelli vicini. Infatti, la zona è già chiamata “Triangolo della morte” per la diffusione dei tumori. Morto in più, morto in meno che differenza fa? E’ un calcolo politico e anche economico. Se i campani non si lamentano muoiono e se muoiono non si lamentano più. Si scrive Nerone Prodi si legge Impregilo. Le donne di Giugliano si danno fuoco per disperazione e il vicerè Bassolino è ancora lì.
Pubblico una lettera di Alex Zanotelli.



La termodistruzione dei diritti fondamentali.
”E´ con orrore che apprendiamo della decisione del Presidente del Consiglio Romano Prodi sulle ecoballe della Campania: almeno 7 milioni di tonnellate (che di eco non hanno nulla, ma sono solo rifiuti tal quali), accatastate in buona parte a Giugliano. Si tratta dell´ordinanza n. 3657 del 20 febbraio 2008: “Disposizioni urgenti per fronteggiare l´emergenza nel settore dei rifiuti nella regione Campania”. La disposizione che lascia più stupefatti è quella contenuta nell´art.4 : “Per accelerare le iniziative finalizzate al superamento dello stato di emergenza, in particolare per consentire la messa in esercizio in tempi rapidi dell´impianto di termodistruzione di Acerra è autorizzato il trattamento e lo smaltimento dei rifiuti contraddistinti dai codici Cer 191212 ,190501 e 190503 (rispettivamente le ecoballe campane, la frazione organica non stabilizzata, ossia l’ex fos, e il compost fuori specifica) presso detto impianto, assicurando comunque il rispetto dei livelli delle emissioni inquinanti già fissati nel provvedimento di autorizzazione. Ciò vuol dire che le ecoballe di rifiuti prodotti dai Cdr campani , che non rispondono ai requisiti richiesti dalla normativa, potranno essere bruciate nell’inceneritore di Acerra.(Una realtà, questa di Acerra, che per la prima volta il governo chiama TERMODISTRUZIONE!)
Questa decisione , che è contraria al diritto comunitario e alla giurisprudenza ordinaria e contabile, è di una gravità estrema.
Come mai, a governo scaduto, Prodi emana questa nefasta ordinanza a breve distanza da un´altra altrettanto grave che reintroduceva, in barba alle decisioni del Parlamento, il CIP/6 per i tre nuovi inceneritori della Campania?
E’ evidente che alla base di tale provvedimento vi siano logiche finanziarie e contrattuali, perché consentirà agli aspiranti gestori dell´impianto di Acerra di tenere in piedi la tariffa, rendendo più appetibile la partecipazione alla gara. Dal punto di vista finanziario, l´impianto di Acerra si sosterrà, oltre che con i contributi CIP/6, con i rifiuti semplicemente triturati, compattati, selezionati, piuttosto che con Cdr di qualità o con Cdr semplici. L’obiettivo sarà quello di non fare andare deserta la gara, triturando così i diritti dei cittadini, andando a minare il bene sacro dell’umanità: la vita stessa.
Questa ordinanza che permetterebbe all’inceneritore di Acerra di bruciare rifiuti tal quali in un territorio, che è già chiamato il Triangolo della morte, è un crimine contro l’umanità perché comprometterebbe la salute dei cittadini, già gravemente minata. A questa logica del profitto noi diciamo no, perché antepone gli interessi di POCHI alla salute di tutti.
Chiediamo che questa ordinanza venga immediatamente ritirata. Siamo pronti ad impugnarla davanti alle corti europee e nazionali.
In questo momento di campagna elettorale, chiediamo a tutti i candidati premier di esprimersi su questa ordinanza di vitale importanza. E´ questione di vita o di morte per tutti.” Alex Zanotelli, Gerardo Marotta, Alberto Lucarelli, Guido Donadone, Raffaele Raimondi, Ugo Mattei


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V2-day, 25 aprile, per un'informazione libera:

alfonso ha detto...

LISTE PULITE? NO, MEMORIA CORTA
di: Massimiliano Perna - ilmegafono.org


Il caso Lumia, la scelta Crisafulli, la candidatura Cuffaro: dopo le battaglie di Travaglio e Grillo sulla necessità di non candidare i condannati, la politica risponde a modo suo, male - E arrivano le minacce contro Sonia Alfano

Ricordate i recenti proclami delle diverse forze politiche sulla necessità di presentare agli elettori le «liste pulite» di cui da sempre Travaglio, Grillo ed altri parlano? Bene, sono già diventati un ricordo, hanno già mostrato il loro carattere farsesco e artificioso. Già, perché mentre la cosiddetta «antipolitica» rivendica un’assoluta, rigida coerenza, la politica, dapprima tutta impegnata a criticare e ad etichettare come eccessive le richieste della piazza, ha compreso l’enorme impopolarità di una continuità con il passato e ha deciso di sposare il tema della legalità, della pulizia morale, ma lo ha fatto a modo suo.

Se dal centrodestra rivendicano, come prevedibile, la libertà non escludere dalle candidature i condannati «vittime» di presunti processi politici, primi fra tutti Berlusconi e Dell’Utri, dal centrosinistra, nei giorni scorsi, sono arrivate promesse di rinnovamento e di cambiamento di rotta che sembravano rassicuranti, pur con la precisazione che, su certe condanne lievi o legate a passati periodi di forte tensione ideologica, si potesse soprassedere. Una posizione, quest’ultima, che si poteva accettare, poiché è possibile che sia eccessivo escludere persone condannate per reati come la diffamazione, la calunnia o gli scontri di piazza degli anni sessanta-settanta, quando anche una parte della magistratura, fortemente politicizzata, si accaniva contro chi apparteneva allo schieramento opposto o ai membri della contestazione. La realtà, però, si è rivelata ancora una volta profondamente diversa dalle intenzioni.

Stendendo un velo su Pdl e Lega, da cui non ci aspetteremmo mai una svolta in tal senso, la pubblicazione delle liste del neonato Partito Democratico ha suscitato non poche perplessità e polemiche. La contraddizione più eclatante ha riguardato, neanche a dirlo, la Sicilia, dove Lumia, in nome di una regola severa e stupida, è stato inizialmente escluso, nonostante rappresenti una delle figure più importanti del Pd nell’ambito dell’impegno antimafia. In un momento come questo, in cui in Sicilia si corre per togliere il governo della Regione agli amici di Cuffaro, con in testa Lombardo, depositari di una tradizione di governo che ha fatto troppo male alla Sicilia ed alla sua immagine, la scelta di non presentare Lumia è sembrata un atto di ingiustizia e di pericoloso spostamento verso una «moderazione» che non serve al movimento antimafia e che anzi lo danneggia.

Ci sono volute le proteste di tanti militanti e di tanti esponenti della società civile, anche al di fuori dell’elettorato del Pd, per spingere Veltroni a rimediare, assegnando a Lumia la posizione di candidato-capolista al Senato nel collegio siciliano. E le proteste erano motivate dal fatto che, mentre Lumia era stato tagliato fuori, una vecchia conoscenza dei Ds siciliani, Vladimiro Crisafulli, è stato nuovamente candidato e, per di più, in quinta posizione, con quasi certa possibilità di elezione. Crisafulli è stato indagato, in passato, per concorso esterno in associazione mafiosa, in quanto, nel corso di un’indagine della Squadra Mobile di Enna, egli venne ritratto in un filmato mentre parlava in un Hotel di Pergusa con l’avvocato Raffaele Bevilacqua, indicato, dagli inquirenti e da numerosi collaboratori di giustizia, come il referente di Provenzano per la zona di Enna. La posizione processuale di Crisafulli è stata poi archiviata, ma rimangono numerose ombre sulla sua vicenda.

Proprio Lumia è il principale avversario di Crisafulli, avendone chiesto più volte l’espulsione e soprattutto la non candidatura. Ma l’idea di rinnovamento non è ancora matura evidentemente. Anche perché all’interno del «nuovo» Pd ci sono anche altri candidati con trascorsi giudiziari tumultuosi, alcuni terminati con la condanna definitiva (Enzo Carra, condannato ad 1 anno e 4 mesi per falsa testimonianza nel processo sulle tangenti Enimont), altri con l’assoluzione (il caso di Nuccio Cusumano).

Certo, nel Pd non ci sono i casi limite dell’Udc, che ha candidato De Mita, assolto sì ma per prescrizione, e soprattutto Cuffaro, governatore dimissionario della Sicilia, condannato in primo grado per favoreggiamento alla mafia ed ora particolarmente interessato all’immunità parlamentare. In questo scenario deprimente, ci teniamo stretti Rita Borsellino, che ha vissuto male l’esclusione di Lumia, e soprattutto Sonia Alfano, candidata presidente per la lista degli «Amici di Beppe Grillo». Una scelta di legalità, coerente, importante, anche se probabilmente affrettata, perché forse prima bisognava capire bene la composizione effettiva dei comitati di Grillo in Sicilia, valutare se oltre all’entusiasmo dei tanti ragazzi e all’onestà dei partecipanti esistono anche delle idee chiare circa il programma di governo, sul piano economico e sociale, su quello ambientale, ecc.

Non basta la voglia di ripulire il sistema, bisogna anche avere un programma preciso relativamente alle posizioni ed agli interventi concreti che si vogliono mettere in campo. Inoltre si corre il rischio di indebolire il fronte antimafia, dando al centrodestra più possibilità di vincere. Al di là di ciò, vanno comunque riconosciute a Sonia Alfano ed al suo movimento assoluta dignità e pari possibilità di concorrere alla presidenza della Regione. E’ sacrosanto dare spazio alle idee di una donna che coraggiosamente combatte da anni una battaglia di civiltà e lo fa in prima persona, rischiando e spendendo la propria vita per cercare di migliorare la nostra terra e la nostra società.

Sonia va tutelata e sarebbe stato logico attendersi una maggiore solidarietà, dopo le lettere contenenti minacce e ingiurie ignobili a lei ed alla memoria del padre (il giornalista Beppe Alfano, ucciso dalla mafia nel 1993), che qualcuno le ha fatto arrivare all’indomani della presentazione ufficiale della sua candidatura. Sonia aveva una scorta, che poi le è stata revocata. E’ una donna forte e coraggiosa, ma bisogna proteggerla e sostenerla, soprattutto adesso che ha deciso di impegnarsi in un’altra difficile sfida. Pur non condividendo appieno il progetto politico del movimento degli amici di Beppe Grillo (avrei preferito vederla capolista nella Sinistra Arcobaleno, a fianco di Rita Borsellino), mi auguro che possa davvero ottenere un buon risultato e portare un po’ d’aria davvero «pulita» nel sistema politico siciliano. Ed anche nel centrosinistra.


Creato da mariaricciardig
Ultima modifica 2008-03-09 20:29

alfonso ha detto...

Malelinguelettorali
in attesa di pubblicazione su l'Unit�
Oliviero Beha


Condanniamo naturalmente con sdegno (laico, democratico e antifascista si sarebbe detto una volta) l�aggressione all�arbitro Bergonzi. Tutto previsto, per carit�. Solo che a quanto pare � stato aggredito in vece sua un direttore di banca che gli somigliava assai, scambiato per lui. Proviamo a ragionarci sopra. Visti i tempi, non sarebbe pi� logico che aggredissero un arbitro scambiandolo per direttore di banca (specie se coinvolto nei bond Cirio o Parmalat ecc.)? E trasferito altrove il concetto, questa vicenda non � applicabile alla politica, meglio se intrecciata a qualchecos�altro? Pensate: invece che �Aggredito Cuffaro mentre mangiava i cannoli perch� scambiato per un mafioso�, un pi� inquietante �Aggredito un mafioso mentre mangiava i cannoli perch� scambiato per Cuffaro�. Il condannato Tot� Cuffaro, candidato al Senato come testa di serie per l�Udc, intendo. Peggio sarebbe, non vi pare? Ma anche pi� realistico. E non sto qui a divagare sul tema dello scambio, fino al surreale �Aggredito il candidato premier del PdL, Berlusconi, dopo la sconfitta con l�Arsenal in quanto scambiato per il presidente del Milan��