lunedì 24 marzo 2008

Mediocrità? No grazie


La frase ricorrente, spesso sentita è “… i giovani speranza del futuro..” o qualcosa di simile.

I giovani hanno voglia di mettersi in gioco?

Mettersi in gioco sul serio, con la voglia di fare ciò che dovrebbe contraddistinguere i giovani con la loro vitalità?

Le occasioni che ci sono state date in questi ultimi tempi, come la giornata della memoria e dell’impegno, la commemorazione dell’omicidio di Rizzotto e quella di maggio che si svolgerà a Cinisi per la commemorazione di Impastato, hanno dimostrato e dimostrano una forte coesione e voglia di esserci.

La voglia di esserci coincide sempre con la voglia di “fare.”?

Non tutti siamo nati per divenire “eroi civici” che saranno ricordati per un motivo particolare ma tutti abbiamo il dovere di impegnarci nelle nostre realtà anche piccolissime, non per cambiare il mondo ma per cambiare innanzi tutto il nostro modo di vedere le cose e quello che ci circonda.

A dire il vero troppo spesso si sentono parole di indifferenza, “..non c’ ho voglia…”, “…non mi interessa..”espressioni con le quali si esprime una chiusura agli stimoli che ci arrivano dall’ambiente, da una società che ha bisogno anche del nostro aiuto.

Da un lato è vero che la società odierna tarpa le ali alla voglia di fare, il “comodismo” e il delegare agli altri determinano una selezione “decisa”, ma dall’altro è chiaro che abbiamo la “memoria corta”.

Personalmente mi capita spesso di fermarmi a riflettere su certi giovani che negli anni passati hanno pagato un caro prezzo per quello in cui credevano.

Trentenni a noi vicini come Rizzotto, Impastato, Carnevale, tutti i partigiani morti ammazzati o torturati cosa avevano più di noi, cosa avevano capito che noi ci ostiniamo a non capire?

Trentenni come noi spesso analfabeti, che spesso non usavano linguaggi forbiti, come oggi siamo abituati a sentire o a fare, nella loro mente avevano un’idea di società e di mondo nella quale volevano abitare e si sono impegnati a dipingerlo come loro volevano; il lavoro lo hanno lasciato a noi, sicuramente non per farci uccidere o torturare, ma per non far perdere il lavoro fatto e le forze da loro profuse .

Non lasciamo la parola “Pensa” esclusivamente in balia di una canzone, basta poco per far capire che ci siamo, che abbiamo voglia concreta di lavorare e impegnarci, per non arrivare al tramonto della nostra vita davanti alla mediocrità.

Francesco Milazzo

9 commenti:

Laura ha detto...

mi viene in mente una canzone di Giorgio Gaber...

"La libertà non è star sopra un albero, non è neanche il volo di un moscone, la libertà non è uno spazio libero, LIBERTA' E' PARTECIPAZIONE..."

Redazione Dialogos ha detto...

Caro Francesco il sogno rimane quello che altri giovani anzi piu giovani di noi possano iniziare a cammninare con noi. La speranza è sempre l'ultima a morire.

Giuseppe Crapisi

Antonia Arcuri ha detto...

C'è una frase di Platone che circola tra i giovani: "Una vita senza ricerca non è degna di essere vissuta". E' un pensiero sicuramente bello e stimolante, se consideriamo che Platone faceva riferimento alla ricerca della Virtù che è la Conoscenza,la ricerca del bene e del bello. Tuttavia, mi viene da pensare che la vita comunque è degna di essere vissuta, ed è proprio l'amore per la vita che ci spinge a ricercare la verità, la giustizia, il rispetto per il bene comune dell'aria, dell'acqua e del pane.
Antonia Arcuri

alfonso ha detto...

Pablo Neruda

Lentamente muore
Lentamente muore chi diventa schiavo dell'abitudine, ripetendo ogni
giorno gli stessi percorsi,
chi non cambia la marcia,
chi non rischia e cambia colore dei vestiti,
chi non parla a chi non conosce.

Muore lentamente chi evita una passione,
chi preferisce il nero su bianco
e i puntini sulle "i" piuttosto che un insieme di emozioni,
proprio quelle che fanno brillare gli occhi, quelle che
fanno di uno sbadiglio un sorriso, quelle che fanno battere il cuore
davanti all'errore e ai sentimenti.

Lentamente muore chi non capovolge il tavolo,
chi e' infelice sul lavoro,
chi non rischia la certezza per l'incertezza per inseguire un sogno,
chi non si permette almeno una volta nella vita di fuggire ai
consigli sensati.

Lentamente muore chi non viaggia,
chi non legge,
chi non ascolta musica, chi non trova grazia in se stesso.

Muore lentamente chi distrugge l'amor proprio, chi non si lascia
aiutare; chi passa i giorni a lamentarsi della propria sfortuna o
della pioggia incessante.

Lentamente muore chi abbandona un progetto prima di iniziarlo,
chi non fa domande sugli argomenti che non conosce, chi non
risponde quando gli chiedono qualcosa che conosce.

Evitiamo la morte a piccole dosi, ricordando sempre che essere
vivo richiede uno sforzo di gran lunga maggiore del semplice fatto
di respirare.

Soltanto l'ardente pazienza porterà al raggiungimento di una
splendida felicita'.

Pablo Neruda

Antonia Arcuri ha detto...

Caro Alfonso la poesia , in questione, che è stata citata, anche, dall'onorevole Mastella, quando volle giustificare la sua ingloriosa ritirata, non è di Neruda.
I versi saranno interessanti, ma certamente non sono del poeta cileno.
Sono di un buontempone che li ha fatti circolare in internet, con una base musicale e con delle immagini.
"Tu risa
Mi lucha es dura y vuelvo
con lo ojos cansados
a veces, de haber visto
la tierra que non cambia,
pero al entrar tu risa
sube al cielo buscàndome
y abre para mì todas
las puertas de la vida.."
"
Il tuo sorriso
Dura è la mia lotta e torno
con gli occhi stanchi
a volte, d'aver visto
la terra che non cambia,
ma entrando il tuo riso
sale al cielo cercandomi
ed apre per me tutte
le porte della vita.."
Pablo Neruda, Il tuo riso da TODO EL AMOR.
Antonia Arcuri

Stranistranieri ha detto...

La poesia è bellissima e mette ancora più in evidenza quanta vita a volte viene regalata alla morte. Ma la vita nei suoi percorsi arzigogolati, stanca e segna. Per questo è importante che chi non è ancora segnato o fiaccato, metta in gioco tutte le energie per rendere la vita meno morta e più giusta.

alfonso ha detto...

..è proprio vero, c...o! Sono anni che questa poesia viene attribuita a P.Neruda! Certo la Rete è terribile! Almeno questa si può perdonarla a Mastella... ci siamo caduti a migliaia..! Però ho scoperto il vero autore (anzi, autrice) della poesia: si tratta di Martha Medeiros, scrittrice brasiliana che collabora con un giornale di Porto Alegre su cui fu pubblicata la prima volta, la poesia, nel 2000. (sperando che almeno questo sia vero..)

Alfonso

alfonso ha detto...

A quanto pare la versione originale è quella che vi ho mandato ed è di Martha Medeiros, ho scoperto però che ne esistono altre versioni, divertenti canzonature di autentici buon temponi, e siccome sono andato a colpo sicuro nel cercarla sul web è stato solo un caso che non vi abbia mandato proprio una delle versioni "umoristiche"... del tipo: "..lentamente muore chi non cambia marcia e non mette la freccia quando svolta.."
Alfonso

Stranistranieri ha detto...

Non è di Neruda. Pazienza! ma il contenuto "arriva".