domenica 16 marzo 2008

I corleonesi a Bari

Il pullman da Corleone è partito venerdi sera proprio dalla nostra piazza più importante, piazza Falcone e Borsellino

Era come se già simbolicamente volevamo unire quella piazza dedicata a due importanti vittime della mafia con quella piazza di Bari dove l'indomani si sarebbero ricordate tutte le vittime delle mafie. Da Corleone siamo partiti noi del circolo Arci “Corleone Dialogos”, i ragazzi della cooperativa “Lavoro e non solo”, alcuni rappresentanti di associazioni corleonesi, il direttore del Consorzio Sviluppo e legalità Guarino, il consigliere Iaria, l'Assessore Cortimiglia e lo stesso Sindaco Iannazzo, che ha messo a disposizione il pullman.

Aldilà delle divisioni che ci possono e ci potrebbero essere politicamente Corleone si è dimostrata da esempio anche in questo campo, tutti uniti sulla lotta alla mafia. Un lungo e faticoso viaggio di circa dieci ore, ma è stato bello. Il Presidente del Consiglio Comunale Mario Lanza ci ha raggiunti il 15 a Bari. Il 15 mattina arrivati al sorgere del sole siamoarrivati a Punta Perotti, simbolo della legalità affermata. Infatti, dove prima c'èra un ecomostro di palazzine in cemento armato decisamente abusivi ora c'è un bel prato davanti al lungo mare . A poco a poco il lungo mare si andava riempiendo sempre di più, fino a quando è iniziato il corteo e quella massa umana fatta di circa 100 mila persone ha iniziato a sfilare con i propri slogan, con le proprie bandiere, con i propri gonfaloni dei propri comuni tutti in pellegrinaggio per ricordare.

Una lingua umana attraversava Bari in quel giorno per ricordare le oltre 700 vittime di tutte le mafie. Nomi che come una litania religiosa venivano ripetuti e che hanno accompagnato tutto il corteo. Nomi di persone uccise dalla mafia, persone che hanno lasciato figli, madri e padri ecc... Persone che hanno detto di no alla mafia e per questo hanno perso la vita ed è per questo che noi abbiamo il dovere di ricordarli. Altrimenti la loro morte è vana e li ammazziamo una seconda volta. Aprivano il corteo, dietro lo striscione del logo della manifestazione “Puglia Arca di pace”, Don Ciotti con i familiari delle vittime presenti, alcuni ministri, il Presidente della Camera Bertinotti e il magistrato Giancarlo Caselli. Anche noi eravamo in quel corteo con il nostro striscione “Corleone non è solo mafia onore agli eroi Falcone e Borsellino” e tra i gonfaloni c'era anche quello del Comune di Corleone, ed eravamo un simbolo, simbolo della Corleone che vuole esportare il meglio di se, simbolo della Corleone che è fiera di se stessa perché si sente rappresentata dalle numerose persone che hanno perso la vita per lottare contro la mafia. Non vi dico l'emozione nel sentire i nomi di Bernardino Verro, Giovanni Zangara, Giuseppe Letizia, Placido Rizzotto ecc... insieme a tutte le altre centinaia di vittime di mafia. Corleone simbolo mediatico e attenzionato dai mass media e non solo. Vedere negli occhi degli altri partecipanti lo stupore misto alla soddisfazione di leggere che Corleone è contro la mafia. Ma importante è stata la presenza di tutti coloro i quali siamo partiti dalla Sicilia insieme a Libera Palermo. Tra i 100 mila di Bari non c'erano solo italiani ma anche 200 giovani europei in rappresentanza di più di 50 ONG. Poi si è arrivati a Piazza delle Libertà dove c'è stato il saluto delle autorità e dei familiari delle vittime della mafia. Come sempre Don Ciotti è riuscito a lanciare il giusto messaggio ed indicare la strada per il futuro, ha detto che delle parole siamo stanchi e adesso abbiamo bisogno dell'agire concreto a partire dalle istituzioni. Ma il cambiamento ha bisogno di tutti noi. “Dobbiamo prendere coscienza che c'e' bisogno delle nostre scelte, del nostro fare concreto, del nostro impegno, del nostro coraggio, della nostra voglia di metterci in gioco, delle denunce che nella quotidianita' fanno la loro parte''. Poi la piazza si è spopolata per dare spazio ad una breve pausa pranzo e poi l'inizio degli interessanti workshop. Poi alle 18:00 stanchissimi, ma nelle facce si leggeva che ne era valsa la pena, ci siamo rimessi sul pullman per ritornare alla nostra Corleone. Una canzone di Celentano dice “l'emozione non ha voce” ed in questo caso io ho cercato di spiegare quello che abbiamo provato ma nessuna parola potrà spiegare l'atmosfera laico-religiosa che si respirava nel giorno della memoria e dell'impegno organizzata da Libera e Avviso Pubblico. Bari 2008 rimarrà nei nostri cuori.

Giuseppe Crapisi

3 commenti:

alfonso ha detto...

Malelinguelettorali
l'Unità, 16 marzo 2008

La campagna elettorale e i nessi che mancano


Di solito le notizie escono, ma non vengono collegate tra loro. In campagna elettorale addirittura sembra che la disciplina più praticata sia la mancanza assoluta di nessi, casomai qualcuno capisse. Forza, allora, alleniamo la mente: il presidente Napolitano tuona contro la lentezza del giudice di Gela, otto anni per una sentenza e nel frattempo il mafioso esce di galera. Che nesso c’è con le dichiarazioni di Saviano che accusa la politica di aver dimenticato la lotta alla Mafia spa nei programmi di governo? E che nesso c’è tra il nesso tra le due sortite appena menzionate e la fine che hanno fatto i due magistrati che hanno toccato i fili, Luigi De Magistris e Clementina Forleo? Connettete gente, connettete.
(di Oliviero Beha)

alfonso ha detto...

Il giornalista Ferruccio Sansa mi ricorda che i furbetti del quartierino, già graziati dall'indulto del ceppalonico errante, saranno premiati con l'ingresso trionfale in Parlamento. Clementina Forleo è sotto processo, i suoi genitori sono morti in un incidente stradale misterioso dopo aver ricevuto delle minacce. Clementina al rogo. Gli imputati dell'inchiesta Antonveneta e i loro fiancheggiatori ai Club Med di Camera e Senato con 25.000 euro al mese e benefit. Leggete la lettera di Ferruccio a stomaco vuoto. Per non vomitare sulla moquette.


"Caro Beppe,
i partiti hanno presentato le loro liste per le prossime elezioni. Qualcuno può ritenersi soddisfatto: i furbetti del quartierino. Non bastava infatti che il Parlamento avesse votato l’indulto che offre l’impunità a quasi tutti i protagonisti dello scandalo Antonveneta. Nel silenzio generale, centro, centrosinistra e centrodestra hanno candidato tutti i politici comparsi nelle intercettazioni e negli atti dell’inchiesta Antonveneta. Eccoli: Nicola Latorre (Pd), Luigi Grillo (Pdl), Aldo Brancher (Pdl), Roberto Calderoli (Lega) e Ivo Tarolli dell’Udc (per non parlare dei big che fanno da comparsa nelle intercettazioni e nelle deposizioni dei testimoni, cioè Massimo D’Alema, Piero Fassino, Giancarlo Giorgetti, ecc…).
Molti si saranno già dimenticati chi sono. Ma forse bisognerebbe rinfrescarsi un poco la memoria andando a rileggere le intercettazioni di quella ingloriosa estate 2005.
Nicola Latorre fedelissimo di Massimo D’Alema, compare spesso nei brogliacci degli investigatori. In pratica il suo compito è quello di portaborse, o meglio, di portacellulare del leader diessino. Ricucci e Consorte chiamano e Latorre ascolta, chiede istruzioni, passa la cornetta a D’Alema. Sentiamolo.
Il 18 luglio 2005, nel momento clou delle scalate poi finite in Procura, Latorre parla con Ricucci che si presenta: “Ecco il compagno Ricucci all'appello. Ormai stamattina a Consorte gliel'ho detto, datemi una tessera, non ce la faccio più”.
Latorre: “Ormai sei diventato un pericoloso sovversivo rosso”.
Ricucci: "Ho preso da Unipol, io. Tutto a posto, abbiamo fatto tutte le operazioni con Unipol”.
Il 6 luglio 2005 Latorre parla con Giovanni Consorte. L’ex numero uno di Unipol (indagato per aggiotaggio informativo e manipolativo) è preoccupato che Caltagirone e gli altri contropattisti che detengono una parte del patrimonio Bnl gli tirino un pacco. Ma Latorre lo consola.
Consorte: Caltagirone e i suoi “si sono defilati e vogliono vendere”
Latorre: “Sì”
Consorte: “Allora ci sono due problemi. Il primo è il prezzo ma lì non c'è discussione: noi gli abbiamo offerto due euro e sessanta, prendere o lasciare. E naturalmente due euro e sei è... non è trattabile perché... eh... noi stamattina siamo stati in Isvap, in Banca d'Italia, dove bisogna dare una mano a Frasca, Nicò, perché lo stanno crocefiggendo per colpa di quel maiale del Governatore. Perché Frasca è un compagno eh! Eh, un uomo distrutto eh! Va beh. E comunque è una cosa che voglio parlare con te e Massimo a parte”.
Frasca, per chi lo avesse dimenticato, era responsabile della Vigilanza della Banca d’Italia e fu indagato dalla Procura di Roma per abuso d’ufficio.
Latorre e Consorte parlano dei dettagli dell'accordo, poi Consorte conclude.
Consorte: “Quindi se questi accettano una dilazione temporale, diciamo, tra virgolette la partita è chiusa. Se non accettano vuol dire che hanno, cosa di cui ho gli elementi, trattato con gli spagnoli per rilanciare della loro. Questa è la situazione. Quindi io domani ho l'incontro con loro alle sei, alle otto ti chiamo e ti dico come va a finire”.
Latorre: “Ma che deve fare una telefonata Massimo a...l'ingegnere?”.
Consorte: “Eh guarda io c'ho riflettuto, per quello t'ho chiamato. E... mi devi dare tempo Nicola fino a domani pomeriggio alle tre e la motivazione è questa: se io con i miei interlocutori chiudo...”
Latorre: “E' meglio che se ne va”.
Consorte: “No, no. E' meglio che Massimo fa una telefonata”.
Il 14 luglio 2005 ecco la famosa telefonata tra D’Alema e Consorte.
D’Alema: “Io poi ti devo dire una cosa...ah... se tu trovi un secondo...direttamente”.
Consorte: “Tu domenica sei a Roma? O mi devi parlare prima?”.
D’Alema: “Beh... volevo dirti... delle prudenze che devi avere. Forse...”.
Consorte: “Uhm”.
D’Alema: “Forse ti è arrivata la voce, diciamo. Devo farti una un elenco delle prudenze che devi avere… Sì delle comunicazioni”.
Chissà che cosa voleva dire D’Alema con queste frasi. Forse intendeva dire di prestare maggiore attenzione a come veniva comunicata al pubblico l’operazione finanziaria Unipol-Bnl. Legittimo. Ma gli inquirenti hanno il dubbio che volesse consigliare a Consorte di prestare attenzione a eventuali intercettazioni telefoniche. Non si saprà mai. Convinti Caltagirone e amici a vendere a Unipol, c’è da convincere Vito Bonsignore (europarlamentare Udc oggi passato con il Pdl di Berlusconi).
D’Alema: «Ho parlato con Bonsignore, che dice che cosa fare, uscire o restare un anno? Se vi serve, resta... Evidentemente è interessato a latere in un tavolo politico...».
Consorte: «Chiaro, nessuno fa niente per niente».
Il Pd ha deciso di candidare Latorre, D’Alema e Piero Fassino. Nessuno dei tre è indagato. L’onore è salvo?
Certo, il Popolo della Libertà se la passa molto peggio. I suoi candidati sono anche stati indagati. In Puglia, lontano dai riflettori, Berlusconi ha deciso di candidare Luigi Grillo, indagato per concorso in aggiotaggio. Grillo è sempre stato – e lo ha ammesso con orgoglio – uno degli sponsor dell’ex Governatore Antonio Fazio indagato per aggiotaggio, abuso d’ufficio e insider trading. Grillo è sempre stato un sostenitore di Gianpiero Fiorani, da lui definito un “ottimo banchiere”. E secondo gli investigatori, Grillo ha ottenuto dalla Banca Popolare di Lodi, di Fiorani, un fido di 250mila euro.
In Veneto alla Camera ecco candidato Aldo Brancher (Forza Italia), indagato a Milano per ricettazione. C’è poi Roberto Calderoli, il leghista indagato anche lui per ricettazione a Milano che si ritrova capolista della Lega al Senato.
Se non ci fosse stato Fiorani, probabilmente, la Lega sarebbe andata in bancarotta. E’ il banchiere di Lodi che rileva Credieuronord, la banche padana voluta da Bossi che accumulò un mare di debiti. La scuola leghista di Varese. Il prato di Pontida, proprio quello che ogni anno si riempie di bandiere verdi per i discorsi del Senatur. Tutti i simboli della Lega da tempo sono stati comprati con soldi della Banca Popolare di Lodi. Denaro che il Carroccio ha ricevuto a cominciare dagli anni Novanta: un totale, tra fidi e finanziamenti, di 10 milioni di euro, cui va aggiunto circa un altro milione proveniente dalla Banca Popolare di Crema (controllata da Lodi). Il tutto ottenuto offrendo come pegno la storica sede del Carroccio, il Palazzo di via Bellerio. Niente di illecito, ma ad analizzare i conti bancari della Lega (13, tutti aperti presso la filiale milanese di Bpl) si capisce che a unire il Carroccio e l’istituto di Fiorani non era un semplice legame d’affari: l’esistenza stessa della Lega dipendeva dalla volontà di Lodi.
L'Udc non vuole essere da meno, in Trentino Alto Adige candida Ivo Tarolli. Tra gli amici fidati di Fazio e Fiorani (per lui la procura di Lodi ha chiesto l’archiviazione per l’ipotesi iniziale di appropriazione indebita).
Latorre, Grillo, Brancher, Calderoli e compagni sono pronti per tornare in Parlamento.Intanto Clementina Forleo, il gip di Antonveneta, è sotto inchiesta disciplinare per l'ordinanza con la quale, nel luglio scorso, il Gip aveva chiesto alle Camere l'autorizzazione a utilizzare le intercettazioni disposte nell'ambito delle inchieste sulle scalate bancarie in cui erano coinvolti alcuni parlamentari, tra cui Massimo D'Alema e Piero Fassino. Il 27 giugno prossimo sarà processata dalla sezione disciplinare del Consiglio Superiore della Magistratura." Ferruccio Sansa

(dal blog di Beppe Grillo)

la giustiziera della notte ha detto...

Mi spiace molto di non essere venuta a Bari, dalle cronache è sembrata una giornata bellissima. Con il cuore ero con voi.