domenica 10 febbraio 2008

PD la rivoluzione del sistema politico italiano


Con la caduta del Governo Prodi solo dopo due anni è un ritorno al passato. Come ha detto il Presidente Napolitano questa è un'anomalia. La causa principale è dovuta alla legge elettorale. accompagnata dal sistema politico italiano iperfrantumato. Se ci fate caso il governo è caduto a causa del mancato sostegno di un partito come l'UDEUR che non ha votato la fiducia senza alcuna motivazione politica. Tutto nasce dopo le dimissioni del loro leader da Ministro della Giustizia, cioè Clemente Mastella. Possiamo dire interessi personali? Credo di si. Siamo in un sistema malato che ha portato un governo a potere essere ricattato da Tizio e Caio. Ora si va al voto. Gli elettori del centro-sinistra sono molto delusi, ma come finirà non si sa. Certo è che il PD sta facendo parlare di portando la rivoluzione del sistema poltico italiano. Veltroni da giorni lo diceva: noi andiamo da soli alle elezioni. Sembrava una battuta, invece non scherzava. Il PD sfida tutti. Berlusconi è spiazzato ma tira fuori la vecchia idea del Popolo delle Libertà. Ma la scelta del PD sta portando anche alla presentazione di una sinistra unita. Ma con questa mossa l'UDC è in crisi, partito questo che si pensava potesse entrare in un governo pù o meno tecnico. Ma all'ultimo ha detto di no, pensando che era meglio cinque anni di governo con Berlusconi. Ma se nella scorsa campagna elettorale l'UDC è riuscito a rosicchiare voti a FI stavolta Berlusconi va in contropiede. L'UDC? Cosa farà adesso? Questa tornata elettorale è una scommessa ai cavalli. Insomma gli italiani saranno chiamati a votare con questa pessima legge elettorale e dove c'è lo scontro di tutti contro tutti. Insomma fine del bipolarismo imperfetto. Dopo le elezioni i partiti misureranno le loro forze e formeranno le coalizioni all'interno del Parlamento. Insomma una rivoluzione del sistema provocato dalla nascita del nuovo soggetto politico il PD. Possiamo stare sicuri che sarà una bella campagna elettorale. Non ci resta che sperare bene.

Giuseppe Crapisi

13 commenti:

alfonso ha detto...

Caro Giuseppe,
il tuo post si fonda su due elementi sui quali mi sento di dissentire completamente.
Premessa: se questa discussione avvenisse in un qualsiasi altro paese, molto si potrebbe concedere all’accademia, ma avviene nel “nostro” Paese, l’Italia, nel paese che ha il più colossale debito pubblico d’Europa e fra i più grandi al mondo, un paese che non cresce economicamente perché assolutamente privo di un’industria specialistica e settori avanzati dei servizi e delle telecomunicazioni, dove la ricerca muore, dove la corruzione e il malaffare dilagano in ogni campo della vita pubblica fino a corrompere persino la coscienza dei cittadini, dove una considerevole parte del territorio nazionale è controllato dalla criminalità organizzata (sempre collusa con il potere politico), dove le infrastrutture sono rimaste quelle di trent’anni fa, dove la libertà-qualità dell’informazione è stata collocata al 74mo posto al mondo da “Freedom House”, fra la Bulgaria (73ma) e la Mongolia (75ma), eppure l’editoria ci costa un miliardo di euri all’anno in finanziamenti pubblici, sovvenzioni e defiscalizzazioni, dove i manager di Stato ricevono emolumenti tre volte superiori a quelli dei loro colleghi americani, fanno disastri e poi vengono liquidati con buonuscite milionarie (in euri, naturalmente), un Paese che presto dovrà fare i conti (e saranno devastanti) con la sua incapacità di progettare e programmare nel settore dell’energia. Insomma, l’accademia non ce la possiamo permettere. Non c’è più tempo, stiamo scivolando nell’area del sottosviluppo. Ci stiamo giocando il futuro.
Allora ragioniamo abbandonando i toni da campagna elettorale, perché non ci convengono, perché ci ridurrebbero ancora a strumenti della “politica” e non ci farebbero guadagnare un solo millimetro sul terreno della dignità di cittadini, perchè questo dev’essere il nostro obiettivo prioritario: riacquistare diritto di cittadinanza.
I due elementi sui quali dissento sono:
1) La legge elettorale causa del fallimento del governo Prodi e della degenerazione del sistema.
2) La “rivoluzione” del PD (sulla quale sorvolo per non dilungarmi troppo, ma ci sarà, spero, modo per farlo) come dimostrazione di capacità di autoriforma della politica.

Inizierò dal secondo: la storia di questo Paese dimostra che nessuna nuova stagione politica è stata possibile senza la spinta di grandi movimenti/sommovimenti di massa. Furono le grandi sollevazioni popolari, in tutt’Italia, a far si che la crisi dei governi centristi degli anni ’50 non sfociasse nel tentativo di restaurazione che il governo Tambroni (1960) stava per avviare, e aprisse la strada ai governi di centro-sinistra. Alla fine degli anni ’60 furono le imponenti lotte dei lavoratori (“autunno caldo”) a catalizzare i fermenti già in atto e condurre il paese nella stagione delle conquiste “civili” (il divorzio, la legge Basaglia, il sistema sanitario nazionale, la legge 194, fra le più importanti). Poi iniziarono gli anni del riflusso, gli anni ottanta, e presto riemerse la vocazione oligarchica e affaristico-clientelare dei partiti di governo (oggi “tutti” i partiti sono di governo) che culminò con tangentopoli. Quello fu il momento cruciale della nostra storia recente, se l’indignazione generale non si fosse esaurita nel lancio di monetine a Craxi e in qualche occasionale “sputo” per la strada, ma si fosse trasformata in un grande movimento di protesta per esigere, e subito, una profonda rigenerazione del sistema dei partiti, oggi staremmo raccontando tutta un’altra storia. Fu un occasione perduta, un ulteriore dimostrazione dell’incapacità della “politica” di autoriformarsi. Arrivò l’Uomo delle Televisioni e iniziò la normalizzazione, non senza la complicità di tante e insospettabili (allora) personalità della sinistra: fu così che i delinquenti diventarono persone per bene e i giudici delinquenti, che la politica si ridusse a mercimonio di interessi, che i partiti, prima, e le Istituzioni poi, si trasformarono in proprietà privata, che i conti da saldare con la Giustizia si saldarono non nelle aule di Tribunale ma in quelle Parlamentari e che i giornalisti con la schiena dritta, che queste cose denunciavano, furono cacciati ed emarginati (da tutti!). Credi davvero che “questo” ceto politico sia in grado di rigenerarsi spontaneamente? Il prossimo Parlamento che sarà eletto dovrà esaminare, fra i primi provvedimenti, non uno che tentasse di risolvere qualcuno dei problemi che ho citato nella premessa, bensì un disegno di legge atto a regolare definitivamente i conti con quei giornalisti non ancora geneticamente modificati, quella che è già stata definita “legge bavaglio sull’informazione”. Di che si tratta? I giornali non potranno più pubblicare atti o intercettazioni relativi ad un’inchiesta giudiziaria fino alla sentenza definitiva. In poche parole non potranno più pubblicare notizie “vere” e documenti “pubblici”, perché quando un pubblico ministero deposita in cancelleria gli atti relativi ad un’inchiesta, mettendoli a disposizione degli avvocati, questi diventano, per Legge, documenti pubblici! Questo disegno di legge ha già avuto il primo passaggio al Senato, dove è stato approvato praticamente all’unanimità con sette astenuti e un solo voto contrario (Giulietto Chiesa). Indovina, caro Giuseppe, come hanno votato quei senatori che oggi stanno “rivoluzionando” la politica col PD? Se questa legge fosse stata già in vigore, non avremmo mai saputo niente di Tangentopoli, dei furbetti del quartierino, delle scalate bancarie “sponsorizzate” (è un eufemismo) dai Signorotti del Palazzo e Fazio sarebbe ancora al suo posto. Vedremo e misureremo la “rivoluzione veltroniana” anche su questo. Nel frattempo non rilasciamogli cambiali di fiducia anticipata: non la meritano.

E veniamo alla legge elettorale. Ragioniamo. Una legge elettorale per quanto cattiva possa essere, e questa sicuramente lo è, serve solo a stabilire, direttamente o indirettamente, chi deve governare. Non può essere assunta come alibi per il malgoverno e per la degenerazione del sistema. Conosco già le obiezioni: se il Governo avesse avuto al Senato una maggioranza proporzionata a quella che aveva alla Camera…..! Se la legge elettorale frenasse la proliferazione dei partiti……! Balle. La prima obiezione, secondo me, è assolutamente priva di fondamento, proviamo a chiederci cosa sarebbe successo se al Senato il Governo Prodi avesse avuto una dozzina di seggi in più (giusto un margine proporzionato a quello che aveva alla Camera): innanzi tutto dovremmo presumere che i seggi in più sarebbero stati proporzionalmente ripartiti fra le varie componenti della maggioranza mantenendo intatto il potere “contrattuale” di ciascuno, ma se così non fosse stato, se qualche partito si fosse reso conto di non poter incidere sull’azione del governo, di non contare niente, allora sarebbe subito uscito dalla maggioranza e si sarebbe tornati al punto di partenza, per non votarsi al suicidio. Rendere visibile la propria azione, la capacità di pesare nelle scelte di governo, serve a giustificare la propria esistenza ed il voto che si è riusciti ad ottenere dagli elettori: questa è la loro vera “mission”.
La frammentazione dei partiti è diventata una patologia del sistema, ma anche di questo la legge elettorale non è né l’unica né la principale responsabile: è la legge sul finanziamento pubblico la vera chiave di volta del sistema. Un pozzo di denaro senza fine in spregio alla volontà dei cittadini che l’avevano abrogata con referendum. Sarà un caso, infatti, che in tanto sproloquiare nessuno la citi mai? No, non è un caso, perché ce n’è per tutti! Per capire di cosa stiamo parlando: il Partito Pensionati (per citare nessuno!) ha presentato una nota spese relativa all’ultima campagna elettorale di circa trentasettemila euri, ha ricevuto un rimborso pari a due milioni di euri. Figuriamoci gli altri. Il bello, o il brutto, è che allo Stato non interessa niente di ciò che poi fanno di questi soldi, potrebbero comprarci auto di lusso o ville a Portofino non fa differenza, perché i partiti non hanno personalità giuridica. Ci credo che Mastella, nel 2002, arrivò persino a fare lo sciopero della fame (non è uno scherzo, è proprio vero! Cfr “Repubblica” 25-luglio-2002) finchè non vide riconosciute le sue “quote”.
Per quanto mi riguarda, seguirò con molta attenzione la campagna elettorale e l’evolversi delle questioni ma solo alla fine deciderò se andare o no a votare.

Alfonso Picciullo

silviodulivo ha detto...

... io ho già deciso: voterò scheda nulla... e ho sentito molti che non andranno a votare. Bisogneà pur muovere qualcosa in qualche modo. (Ma non credo che accadrà, la classe politica ci rappresenta bene). Per centomila motivi non andrò a votare tra i quali, visto che se ne parla qui, il Partito Democratico che prima decide chi sarà il prossimo candidato alle elezioni, poi lo va a chiedere agli elettori (non si dovrebbe fare prima? vedi le pur criticabili primarie in america).
Silvio

Redazione Dialogos ha detto...

Caro Alfonso ti ringrazio sempre, anzi perche ogni tanto non invii qualche pezzo tuo? Io credo che anche io devo dissentire da te. Perchè ho il post è di campagna elettorale o è di accademia. Avendo nella mia vita di studiato e studio Scienze Politiche e conoscendomi non credo possa trattarsi di un post elettorale ma di accademia. Vedi il PD nel sistema politico sta portando una rivoluzione, se positiva o negativa io non lo so, ma ne prendo atto. Tutto il resto la storia, il sistema colluso, i movimenti non c'entrano e non mi interessa in questa discussione come studioso. Io ho fotografato una situazione. Cioè che per la prima volta due tra i più grandi partiti si sono messi insieme e hanno creato il PD e che alle elezioni andranno da soli. Ciò sta portando a ciò che non è riuscita nessuna legge elettorale e cioè alla riunificazione di tanti soggetti politici. Sarà la fine del bipolarismo imperfetto questo ho detto, ne sono convinto e certo si può dissentire ma se l'oggetto è questo e non mettere in un calderone fatti e notizie che poco c'entrano con l'argomento. Sulla legge elettorale devo io dissentire. Cosa sarebbe successo se al posto di questa legge porcellum si fosse votato con una legge proporzionale con sbarramento al 5%? Che ci sarebbero stati credo 6 - 7 partiti e quindi più governabilità e più responsabilità e non ci sarebbe stato alcun ricatto da parte di tizio e di caio ad un governo. Caro Alfonso sarà accademia ma i fatti sono questi, poi gli altri discorsi si possono affrontare. Ma non si può ad ogni argomento tirare fuori tutto e tutti. Poi credo che la critica sia certo importante ma bisogna sapere proporre.

Ciao Alfonso

Giuseppe Crapisi

alfonso ha detto...

Naturalmente dò per scontato che saranno in tanti ad impegnarsi nella campagna elettorale ed a promuovere l'immagine "nuova" del PD, e che quindi il mio invito a ragionare possa spesso cadere nel vuoto. Del resto, a dar retta ai sondaggi, la gran parte della gente ha già deciso come voterà. A priori, prima ancora di conoscere programmi, candidati ed eventuali alleanze. In passato ho militato nel PCI, di campagne elettorali ne ho passate tante: esaltanti all'inizio, poi sempre più difficoltose. Ricordo la fatica sempre crescente, soprattutto negli anni '80, a parlare con la gente, ad esporre le "buone ragioni" per cui votare PCI. Oggi non invidio affatto la fatica che dovrai fare tu perchè dovrai concedermi che di "buone ragioni" da esporre ne avevo, allora, molto più di quante possa averne tu oggi. Come te, anch'io a quel tempo chiudevo gli occhi su molte cose: ma io ero un militante politico e non uno studioso come te, e poi c'era una ragione "suprema" che faceva passare tutto in secondo piano. Oggi non vedo ragioni così "supreme".
Infine, poichè questa discussione si sta sviluppando all'interno di un blog che presta molta attenzione ai temi della legalità provo un pò delusione nel vedere come liquidi certi argomenti.

Alfonso

p.s. Il mio amico Silvio ha posto un problema molto serio, quello delle primarie. Il "poecllum" avrà tutti i difetti del mondo ma non impedisce ai partiti di lasciar scegliere ai cittadini i propri candidati. Ho sentito Franceschini molto dispiaciuto (e si vede) del fatto che non vi sia tempo per organizzarle, vedo Cofferati che insiste per farle: Cofferati è uno che di tempistica s'intende, se insiste vuol dire che il tempo c'è.

Redazione Dialogos ha detto...

Caro Alfonso il fatto sta che io non volevo assolutamente fare propaganda elettorale. Io non ho mai fatto parte di alcun partito e me ne vanto. Non ho elegiato nulla e ne promosso nulla. Io ho fatto una foto sugli scenari che il PD sta portando. Non so chi vincerà, non ho detto chi votare, ma ho detto che il PD ha portato ad una rivoluzione sia nel centro-destra con la nascita del PDL e nel centro-sinistra con l'unione della sinistra con candidato Bertinotti. Cioè il mio ragionamento, magari accademico, era su questo livello. Semplicimente questo. Tutto il resto del tuo discorso non è che non è importante anzi e da approfondire e io spero tu lo faccia, ma non si può dire dissento portando termini di paragone che non c'entrano nulla. Quindi approfondiamoli pure. Sul fatto che dice il tuo amico Silvio dice e cioè che i cittadini potrebbero anche con questa legge eleggere i propri rappresentanti io devo dissentire in quanto tale legge è con le liste bloccate e ciò significa che gli eletti sono nominati dai partiti. Altro che scelte. Sulle primarie non mi esprimo. Caro Alfonso spero che tu abbia capito quello che voglio dire, cioè il tuo discorso è importante ed è fondamentale ma non era il tema di cui io ho trattato. Io semplicemente ho fatto una riflessione accademica, più o meno, sulla siituazione del sistema politico italiano. Senza giudizi e promozioni. Non mi interessa altro. Grazie perche rendi vivo questo blog.

Giuseppe Crapisi

Redazione Dialogos ha detto...

Caro Alfonso il fatto sta che io non volevo assolutamente fare propaganda elettorale. Io non ho mai fatto parte di alcun partito e me ne vanto. Non ho elegiato nulla e ne promosso nulla. Io ho fatto una foto sugli scenari che il PD sta portando. Non so chi vincerà, non ho detto chi votare, ma ho detto che il PD ha portato ad una rivoluzione sia nel centro-destra con la nascita del PDL e nel centro-sinistra con l'unione della sinistra con candidato Bertinotti. Cioè il mio ragionamento, magari accademico, era su questo livello. Semplicimente questo. Tutto il resto del tuo discorso non è che non è importante anzi e da approfondire e io spero tu lo faccia, ma non si può dire dissento portando termini di paragone che non c'entrano nulla. Quindi approfondiamoli pure. Sul fatto che dice il tuo amico Silvio dice e cioè che i cittadini potrebbero anche con questa legge eleggere i propri rappresentanti io devo dissentire in quanto tale legge è con le liste bloccate e ciò significa che gli eletti sono nominati dai partiti. Altro che scelte. Sulle primarie non mi esprimo. Caro Alfonso spero che tu abbia capito quello che voglio dire, cioè il tuo discorso è importante ed è fondamentale ma non era il tema di cui io ho trattato. Io semplicemente ho fatto una riflessione accademica, più o meno, sulla siituazione del sistema politico italiano. Senza giudizi e promozioni. Non mi interessa altro. Grazie perche rendi vivo questo blog.

Giuseppe Crapisi

alfonso ha detto...

Guarda Giuseppe che io sono entrato nel merito del tuo ragionamento e se mi sono dilungato è stato solo per supportare le tesi che sostengo sia in fatto di legge elettorale (che fa schifo ma non può essere presa a pretesto per giustificare il fallimento di un governo) sia nel merito della capacità della politica di autoriformarsi. Tu credi che sia sufficiente la scelta (peraltro obbligata) del PD di concorrere da solo per bonificare il sistema (anzi, dalle tue tesi si evidenzia che il sistema è già bonificato.. appena un'aggiustatina al "porcellum" ed il gioco è fatto) mentre io penso di no, ed ho argomentato sula base delle esperienze passate. Tutto quì.Se vuoi possiamo approfondire tutte le questioni che vuoi. Sia chiaro che non c'è in me nessuno accanimento nei confronti del PD, ma è del PD che si sta parlando (sullo sfondo di un Paese devastato dalla malapolitica). L'invito a "ragionare" non è finalizzato a dissuadere qualcuno a votare PD (si potrà anche votarlo, magari turandosi il naso come suggeriva Montanelli a proposito della DC) ma a prendere coscienza della situazione che stiamo vivendo, e chissà... che non possa nascere un movimento d'opinione in grado di scuotere veramente il sistema. Accadono cose gravissime di fronte alle quali nessuno più si indigna, abbiamo perso ogni diritto di cittadinanza e non ce ne accorgiamo nemmeno.Ecco la mia proposta: tornare ad essere Cittadini.

Alfonso

Stranistranieri ha detto...

Io andrò a votare e voterò a sinistra ma con avvilimento. Non ce n'è uno, nemmeno uno, di quelli che stanno con Veltroni e a sinistra di Veltroni, che mi ispiri fiducia. L'unica che mi dà affidamento è la Rosy Bindi. Ed è tutto dire! Rimanere a casa e non andare a votare, mi farebbe sentire un po' come quelli che votano sempre a destra o al centro ma dicono che il voto è segreto. Da sempre, chi dice che il voto è segreto, è contro la sinistra. Andrò a votare perchè il non voto, conterà ancora meno del voto e l'astensione non verrà letta come dissenso costruttivo.

alfonso ha detto...

Concordo in pieno sulla Bindi, per il resto ci sarebbe molto da discutere. Allora discutiamo, non per slogan però, troviamo spazi per farlo.

Alfonso

alfonso ha detto...

Va bene che il trasformismo ce l'hanno nel DNA, come diceva Mastella, ma al peggio non c'è mai limite. Leggete quì:

Affondo su Casini: «Sbaglia ad andare da solo, così perde due volte»
Capezzone: «Vado con Berlusconi»
L'ex segretario dei Radicali scioglie la riserva: «Pronto a candidarmi con il Pdl»


Daniele Capezzone (Ansa)
«Sì, credo che mi candiderò»: ha risposto così l'ex segretario radicale Daniele Capezzone, ospite a «Omnibus» su LA7, a proposito di una sua possibile candidatura con il Popolo della Libertà. Capezzone ha inoltre espresso il suo rammarico per la probabile scelta dell'Udc di correre da solo sottolineando che «anche andando senza l'Udc, il Popolo della Libertà vincerà. Purtroppo per Casini, andando da solo farà un danno a se stesso, ma non farà danno al centrodestra. Non è una situazione di "win win", ma di "lose lose": perde due volte».

silviodulivo ha detto...

E io che ho votato per i radicali... Anche se ero già fortemente disilluso. Un altro motivo in più per annullare la scheda.
L'ultima che ho sentito (me l'ero persa): Bertinotti annuncia il proprio ritiro dalla scena politica in diretta tv. Un 70enne non vede le cose come un quarantenne! Spazio ai giovani! Dopo qualche giorno, eccolo lì, candidato premier per la lista Arcobaleno
Silvio D'Ulivo

alfonso ha detto...

Si limitassero a candidarsi...!
In realtà si autonominano e poi chiedono ai cittadini di "timbrare" loro il pass per il Palazzo. Non temere, vedrai che entro breve ci toglieranno anche questo fastidio e si autoeleggeranno direttamente.
Bertinotti..Veltroni..D'Alema..che pena! E pensare che vengono dal partito di Enrico Berlinguer.

Alfonso

alfonso ha detto...

14 febbraio 2008, in Diario
Un articolo che spiega il disastro-immondizia
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commenti


In queste settimane di articoli, reportage, foto, immagini e inchieste sul disastro dell'immondizia napoletana, siamo stati travolti da aneddoti, interpretazioni, scambi di accuse, dibattiti politici. Ma giornali, radio, riviste e trasmissioni televisive non hanno risposto alla domanda cruciale "Come siamo arrivati a tutto questo?" Una domanda alla quale rispondere con una semplice e cronologica ricostruzione dei fatti. Perché nessuno l'ha fatta? Perchè sulla questione rifiuti quello che prevale è il senso di confusione?

A essere buoni si pensa a incapacità. I rifiuti sono stati trattati come emergenza (un'emergenza che dura da 14 anni, i retori la chiamerebbero "contraddizione in termini"...) e così pure il mondo dei media, muovendosi sull'emergenza e sul presente, non è capace di andare in profondità. Descrive l'ora e l'adesso, lavora sui lanci di agenzia, non dà spazio a chi invece "la sa lunga", perchè alla fine fa più notizia il dibattito politico attuale e la nota di colore. Colpa del governo! Colpa di Bassolino! E poi le cariche della polizia, le donne disperate, le piramidi delle ecoballe, i fuochi...

A essere maliziosi invece si pensa che tali e tante sono le collusioni, gli interessi, le clientele che stanno dietro a questo disastro biblico, che nessun giornale o media nazionale, per gli interessi che rappresenta ("linea politica", pardon!), può permettersi di scavare a fondo, dato che, in questa vicenda, finirebbe di sicuro per cozzare con le responsabilità di qualcuno dei "portatori di interesse" vicino alla testata.

Eppure un onesto e professionale lavoro di ricostruzione è necessario. Dovrebbe essere la base da cui partire per qualsiasi analisi. Ma si sa, ormai la logica ha poco peso nella costruzione delle pagine dei quotidiani che leggiamo. Questo non vuol dire che tutto è perduto. Blog, mensili "di nicchia", riviste importanti, ma poco conosciute, questo lavoro lo fanno. Diventa allora necessario leggere l'articolo di Maurizio Braucci "Come è potuto accadere" sul numero di febbraio del mensile "Lo Straniero". Lo si trova in qualche libreria, ma, per fortuna, anche in internet: www.lostraniero.net. La fatica, come sempre, è quella di mantenere la calma durante la lettura...

Kilgore




permalink| creato da kilgore | inviato il 14/2/2008 alle 8:45