domenica 17 febbraio 2008

Mafia: i cani sciolti

L'album fotografico


Magistratura, forze dell’ordine e sistema politico grazie alle imponenti operazioni in poco più di due anni hanno decapitato non solo i vertici della cupola della Provincia di Palermo ma anche i capi mandamento. Grazie ai novelli pentiti degli affiliati ai Lo Piccolo possiamo dire che è un’operazione in continua evoluzione. In quest’ultimo periodo poi non solo c’è stata una dura repressione dell’organizzazione qui a Palermo, ma si è spezzato anche quel ponte Palermo-USA. Infatti, l’ultima operazione denominata Old Bridge ha portato agli arresti di circa 80 persone tra la Sicilia e l’America. Da questa vicenda emergono grosse novità e ambiguità nei rapporti tra la mafia siciliana e quella d’oltre oceano. Tutti sapevamo che dal 2003 i cosiddetti scappati, cioè gli eredi delle famiglie mafiose scampati al massacro dei corleonesi e che erano stati obbligati all’esilio e con l’obbligo di non tornare mai più in Sicilia, stavano tornando proprio in Sicilia. Ma sapevamo che questi avevano avuto l’appoggio dei Lo Piccolo che voleva con quest’alleanza ottenere la leadership. Dall’altro sapevamo che Nino Rotolo, il terzo del triunvirato della Provincia di Palermo formato anche da Provenzano e da Lo Piccolo, era contrario all’arrivo degli scappati perché temeva una vendetta da parte degli eredi degli sterminati. Provenzano era stato assolutamente vago, da un lato rassicurava Rotolo e dall’altro appoggiava i Lo Piccolo. Odor di soldi. Ma la novità che emerge è che anche Nino Rotolo, anche se temeva gli scappati aveva creato un collegamento con Frank Calì super boss italo-americano appartenente alla famiglia Gambino. Anche Rotolo aveva capito che gli americani portavano business e che con quest’operazione poteva riportare il traffico degli stupefacenti in Sicilia, mentre oggi è gestito dall’ndrangheta calabrese. I boss di oltreoceano in America avevano fatto tanta strada e possiedono diverse multinazionali, insomma si prospettava una valanga di dollari. La novità che emerge da questa inchiesta è quindi che anche Rotolo e Provenzano seppure temendo gli americani si sono fatti promotori di un accordo con i cugini americani dei Gambino e degli Inzerillo. Così nel 2003 mandarono Nicola Mandalà di Villabate e Gianni Nicchi della famiglia dei Pagliarelli per siglare questo patto di ferro con gli americani e per fare la pace tra corleonesi e scappati. Cosa sia successo dopo? E’ di certo che dopo l’arresto di Provenzano in un’intercettazione emerge la paura di Nino Rotolo dell’arrivo degli americani in Sicilia che come dice lui hanno l’appoggio dei Lo Piccolo, quindi qualcosa era cambiato, e per tale motivo da incarico sempre al rampollo Gianni Nicchi di eliminare i Lo Piccolo. Operazione fallita grazie all’intervento della magistratura e l’arresto di Nino Rotolo della famiglia allargata dei corleonesi. Con l’operazione Old Bridge si spezza questo ponte. Ma cosa provoca tutto questo? Provoca che non ci sono nemmeno capi mandamenti e quindi ci sono in giro per la Provincia di Palermo numerosi cani sciolti di piccolo calibro che, però capiscono che per loro c’è la possibilità di prendere il controllo visto i posti vacanti. Ciò può provocare in alcuni casi delle micro guerre di mafia tra fazioni contrapposte. Così si può spiegare il duplice omicidio a Partitico dei fratelli Riina vicini per tradizione a Bernardo Provenzano e che già 10 anni fa avevano pianto il padre Salvatore ucciso dalla mafia. Ma sentore di cani sciolti si ha nella vicenda del pestaggio del direttore di Telejato per opera del figlio del boss Vitale. A rifletterci nemmeno il padre sarà stato felice della grave bravata del figlio che è stata non solo poco proficuo, a parte la palese intimidazione ricevuta dal direttore, ma è stata controproducente visto l’attenzione che c’è stata nei confronti della vicenda e quindi di una sorta di riflettori puntati su Partitico che certo non giova alla mafia. Ma il fatto in sé dimostra come anche un sedicenne figlio del boss si senta autorizzato ad agire. Come più volte abbiamo detto oggi la mafia è un’organizzazione orizzontale, non più verticale, e questo può scatenare una ricaduta e ad un’escalation degli attriti tra le varie fazioni che vogliono prendere il posto reso vacante dagli arresti. A Corleone e a Prizzi, mandamento comune, sembra tutto tranquillo, ciò significa che l’indebolimento degli altri mandamenti favorisce in certo qual modo le famiglie storiche di Corleone che continuano non solo ad utilizzare il metodo Provenzano e cioè di non arrecare problemi, l’importante è fare affari, ma cercano in un certo qual modo di inserirsi nella società e ad ottenere consenso nei giovani. In Sicilia la lotta contro la mafia è lì per lì per dare il colpo finale, ma ahimè due sono gli ostacoli: la società e la politica.

Giuseppe Crapisi

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