martedì 12 febbraio 2008

Mafia, due fratelli uccisi nel palermitano


Due persone sono state uccise e una terza è rimasta ferita in una sparatoria avvenuta a Partinico, grosso centro a 30 chilometri da Palermo. Le vittime sono i figli di Salvatore Riina, omonimo del boss di Cosa Nostra, un imprenditore ucciso nel '98, che era accusato di avere coperto la latitanza di alcuni mafiosi. L'agguato è avvenuto a pochi passi dal luogo in cui era stato assassinato il padre.

Le vittime erano rispettivamente geometra e ragioniere. I due fratelli, che non avevano precedenti penali, gestivano una piccola impresa edile e si erano aggiudicati un paio di appalti nel comprensorio tra Partinico e Trappeto. Appalti comunque non ingenti dal punto di vista economico.

Negli uffici del commissariato di Partinico e alla Mobile, sono in corso, invece, gli interrogatori dei familiari delle due vittime a cominciare dall'anziana madre, vedova di Salvatore, l'imprenditore ucciso 10 anni fa. Saranno ascoltate anche le mogli dei due fratelli.

La pentita Vitale: "Erano nel mirino da anni"
Dovevano uccidere lui o il padre, indifferentemente, ma poi la scelta cadde su Salvatore Riina e non sul figlio Giuseppe, perché quest'ultimo era in procinto di sposarsi ed era ancora "alle prime acque", cioè alle prime armi. E' agghiacciante rileggere le dichiarazioni della pentita di Partinico (Palermo) Giusy Vitale, rese in vari interrogatori, il 16 e il 17 maggio 2005, e di nuovo nel giugno 2006, nel processo per il delitto di cui fu vittima Salvatore Riina padre (solo omonimo del superboss di Cosa Nostra), ucciso il 20 giugno del 1998. Per quell'omicidio, il 13 luglio 2006, fu condannato all'ergastolo Leonardo Vitale, fratello di Giusy, che a sua volta ebbe 16 anni; fu invece assolto Angelo Caleca, marito separato della Vitale, scagionato proprio dalla collaboratrice di giustizia. La sentenza è definitiva per i due ex coniugi e in Cassazione, dopo la conferma in appello, ha fatto ricorso solo Leonardo Vitale, detto "Fardazza". E' ancora sotto processo col rito abbreviato Michele Seidita, mentre è indagato il cognato di quest'ultimo, Salvatore Francesco Pezzino.

Il processo vide versioni contrastanti fra i due pentiti: Seidita aveva infatti puntato il dito contro Giusy Vitale e Caleca, mentre la donna, che era stata, per un breve periodo, il capomandamento di Partinico al posto degli "uomini di casa", tutti arrestati, aveva escluso che il marito c'entrasse qualcosa e aveva indicato come esecutore materiale 'Franco' Pezzino. I giudici della Corte d'assise, dopo un'approfondita istruttoria dibattimentale, avevano rilevato una serie di contraddizioni fra i due pentiti, giungendo a un giudizio di non piena attendibilità per nessuno dei due.

Alla fine, comunque, avevano riconosciuto alla Vitale l'attenuante speciale prevista per i collaboratori. Nel dibattimento c'erano stati una serie di confronti, tra i due pentiti e tra la Vitale e il suo ex amante, Alfio Garozzo, che aveva prodotto una lettera in cui la sua ex donna ammetteva le responsabilità del marito, dicendo di non voler coinvolgerlo: "L'ho costretto mica ce ne posso fare una colpa perché sapeva ed era presente lui accompagnava me", aveva scritto fra l'altro la Vitale. L'accusa, alla fine, era apparsa estremamente generica e non tale da giustificare una condanna.

Rainews24

1 commento:

alfonso ha detto...

Da "Repubblica" di oggi:

'Ndrangheta, arrestato assessore Udeur

E' Pasquale Tripodi, responsabile del Turismo in Calabria. Ieri Loiero gli aveva ritirato la delega. Avrebbe aiutato il clan camorrista dei Casalesi e una cosca della 'ndrangheta. Oltre 50 fermi fra Calabria e Umbria.

E' interessante leggere l'articolo.

Alfonso