giovedì 28 febbraio 2008

LUCIDA ANALISI POLITICA DI UN PARTITO NUOVO

Oggi pomeriggio, come ogni tanto capita alla fine di qualche lezione, mi sono fermato un bel po’ a parlare con alcuni colleghi nel cortile della facoltà di giurisprudenza di Perugia, dove studio. Uno di loro stava leggendo con particolare attenzione un volantino di propaganda politica della locale sezione del neonato Partito comunista dei lavoratori, formazione politica assolutamente innovativa creata da Marco Ferrando, fuoriuscito da Rifondazione comunista che per lui era diventato un partito di destra guidato da un servo del sistema come Bertinotti che addirittura aveva accettato, cosa da non credere, di diventare presidente della Camera dei deputati. Ferrando è un nostalgico della Rivoluzione d’Ottobre in Russia, un comunista duro e puro che, a leggere il programma del suo nuovo partito, ha deciso che ciò che occorre all’Italia di oggi è una autentica rivoluzione socialista, che parta e sia condotta da tutti i lavoratori, allo scopo di porsi come obiettivo “la guida del paese”.

Partendo da questo “manifesto programmatico” di indubbio valore progressista, la discussione con i miei colleghi si è per fortuna spostata presto verso temi seri e decisamente più intelligenti di ogni singola idea di Marco Ferrando e dei suoi compagni di Soviet.

Però quel volantino, con tutta onestà, merita di essere deriso e disprezzato almeno un po’, perché è talmente fuori dal mondo che colpisce ogni sana coscienza critica già a partire dal linguaggio, talmente simile nello stile a quello di certi gruppi della sinistra extraparlamentare degli anni Settanta.

Innanzitutto, la premessa, il presupposto di fondo di una forza politica moderna come il Partito comunista dei lavoratori è che “solo un partito di classe indipendente di rigorosa opposizione, basato su principi chiari, può lavorare a ricondurre le lotte parziali ad una prospettiva anticapitalista, quale unica vera alternativa”. Così, tanto per essere chiari! Ora, io non so dire con esattezza se sia un peccato grave quello di non comprendere esattamente ciò che s’intende per “lotte parziali”, ad ogni modo però credo di avere intuito – credo – il senso generale “profondo” di questo alto concetto socio-politico, che ovviamente non m’interessa minimamente discutere. L’ho riportato tra virgolette solo per deriderlo un po’, unicamente per questo.

Così come voglio deridere anche un altro concetto sviluppato dal compagno Ferrando: “la borghesia italiana – dice il manifesto – sotto la pressione della nuova competizione mondiale, non ha nulla da ridistribuire alle classi subalterne”. Ora, posto che i termini utilizzati per elaborare il pensiero siano accettabili al giorno d’oggi, e non siano invece una parodia per giunta mal riuscita di qualche fogliettino di Lotta Continua tirato fuori da qualche vecchio cassetto apposta per l’occasione, io mi chiederei anche se le “classi subalterne” – io sto pensando a pensionati o lavoratori precari che vorrebbero stipendi più decenti per arrivare a fine mese, ma per Ferrando si tratta certamente di operai metalmeccanici pronti a prendere il potere – non sarebbero in realtà più contente se la politica trovasse il modo, ad esempio, di impedire l’aumento spropositato dei prezzi dei beni di prima necessità al supermercato.

Voglio disprezzare e deridere un po’ un altro concetto del compagno Ferrando, anche questo riportato tra virgolette per rendersi conto delle boiate colossali che scrive o si fa scrivere: “contro l’ingovernabilità della gestione rifiuti entro le attuali leggi del profitto – dice – rivendichiamo il carattere pubblico, sotto controllo popolare, dell’intero sistema di raccolta e di smaltimento”. Ora, io ho voluto sottolineare quel “sotto controllo popolare”, perchè si tratta di una cosa di una comicità assoluta, che non può passare inosservata. Appena ho letto questo passaggio, ho cercato subito di immaginarmi – ma forse l’idea che aveva in mente il Partito comunista dei lavoratori era diversa? – un gruppo di cittadini, magari di uno stesso quartiere, che si incontrano a casa di uno qualsiasi di loro, con un sistema di turni anche per la casa dove si dovrebbero tenere le riunioni, e si mettono d’accordo su come organizzare in proprio la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti da loro stessi prodotti. Se si pensa a come vanno a finire certe riunioni di condominio dove si discute della pulizia dell’androne del palazzo, non oso immaginare quale sarebbe il risultato di questi incontri. Ma se uno volesse pensare anche per un attimo di attribuire giusto un minimo di serietà alla proposta di Ferrando, viene da chiedersi se questi ha in mente il tipo e il grado di controllo del territorio che ha la criminalità organizzata in regioni come la Campania, e il potere che la mafia è in grado di esercitare sulle persone. Siamo assolutamente certi che, nel sistema ferrandiano di gestione dei rifiuti “sotto controllo popolare”, non appena un camorrista neanche di grosso peso decidesse di lucrare sulla raccolta e sullo smaltimento dell’immondizia imponendo una propria personale tassa ai cittadini, questi sarebbero tutti pronti a respingerlo e denunciarlo. O forse i cittadini, secondo il Partito comunista dei lavoratori, non dovrebbero denunciare il camorrista alle forze dell’ordine, che fanno evidentemente l’interesse dei padroni e mai delle “classi subalterne”?

Giuseppe Alfieri

4 commenti:

alfonso ha detto...

La cosa buffa, senza disprezzare nessuno perché non è giusto farlo nei confronti di chi manifesta, comunque, il proprio impegno, è che Ferrando era stato candidato proprio da Bertinotti (ricordi?) alle ultime elezioni politiche. La cosa andò così, Ferrando era un rappresentante di quell’opposizione interna del PRC, dura e pura. Si opponeva talmente tanto e tanto duramente che se Bertinotti gli avesse detto “Vabbè hai ragione tu compagno Ferrando, siamo in errore, lui avrebbe risposto: “No cazzo, hai ragione tu compagno Bertinotti”. Però accettò la candidatura, che gli fu proposta per tenere buona quella frangia del partito che si opponeva, tanto per cambiare, alla decisione di far parte della coalizione di centro sinistra. Si sa come vanno le cose in Italia, anche fra i rivoluzionari.
A quel punto, per non passare per uno che s’era venduto per un piatto di lenticchie di fronte ai suoi compagni duri e puri (un po’ come Caruso), cominciò a straparlare e a rilasciare dichiarazioni “dure e pure” a destra e a manca, gli fu fatale però un’intervista (chissà perché i giornali si preoccupavano tanto di intervistare un signor “nessuno” come lui, e come Caruso…appunto) nella quale parlò dei “resistenti iracheni”. Apriti cielo. Per la verità, fra tutte le cazzate che il nostro è in grado di esibire, e abbiamo visto quante, quella sulla “resistenza irachena” non era proprio tale, ma il clima elettorale era quello che era e allora anche il compagno Bertinotti provò tale “vergogna e indignazione” che estromise Ferrando dalle liste elettorali.
Ora, detto questo come nota di colore, sono abbastanza smaliziato per comprendere il motivo per cui i maggiori quotidiani nazionali si occupavano, a quel tempo, di personaggi assolutamente secondari come Ferrando e Caruso, mi sfugge il motivo per cui te ne occupi tu. A me non fa inorridire Ferrando con le sue innocue cazzate, al massimo può farmi sorridere, mi fa inorridire e preoccupare (come cittadino) l’inquietante quadro politico che si sta delineando. Vogliamo continuare a parlare di Ferrando mentre Veltroni e Berlusconi promettono di riportarci indietro di almeno cinquant’anni?
Alfonso

alfonso ha detto...

NIENTE DOMANDE, SIAMO ITALIANI

(questo mi inquieta molto più di Ferrando)
dal Blog di Chiarelettere

All’estero gli elettori si godono i confronti all’ultimo sangue Obama-Hillary, Schroeder-Merkel. In Italia Berlusconi e Veltroni vanno in tv separatamente e non c'è verso di metterli insieme nemmeno a San Valentino. E chi lo fa il “contraddittorio”? Dovrebbero essere i giornalisti. Ma non è sempre così, com’è avvenuto martedì e mercoledì. Un modello legittimo, purchè non sia l’unico: lì le domande servono al politico per dire quel che vuole. Se mente, nessuno lo interrompe. Se c’è un tema scomodo, non lo si affronta. Ma il contraddittorio dovrebbe contraddire, o no? Qui non c’è mai la seconda domanda per smentire quel che il politico ha detto nella prima risposta. Qualche esempio.

VELTRONI
Dice: “I giudici possono intercettare chi vogliono, ma poi le intercettazioni non si pubblicano fino al dibattimento”. E’ materia nostra: un giornalista dovrebbe obiettare che succede se si fa così: oggi si pubblicano quando vengono depositate agli avvocati e agli indagati, cioè quando cade il segreto. Se si aspetta il dibattimento, invece, passano anni, e intanto le intercettazioni circolano tra avvocati, indagati, politici, giornalisti. Senza alcun controllo. Si possono usare per ricatti, minacce, trattative, e i cittadini non ne sanno nulla.

Non solo, ma non si può sapere subito che cosa ha fatto questo e quello. Oggi ancora non si saprebbe nulla di Moggi e Carraro, furbetti, banche, Fazio, Ricucci, Fiorani, patto Rai-Mediaset, Berlusconi-Saccà, malasanità e lottizzazione in Calabria e in Campania, mafia e politica. Da pochi mesi sapremmo che Cuffaro incontrava mafiosi. Fazio l’han mandato via non per il processo, ma per le telefonate pubblicate. Carraro idem. Saccà e la Bergamini idem. E forse, senza le telefonate Unipol, D’Alema e Fassino non avrebbero investito Veltroni della leadership del Pd. Invece nessuno dice niente, così tutti sono d’accordo...

alfonso ha detto...

(e soprattutto questo mi preoccupa più di Ferrando)
dal blog di Beppe Grillo

Programma elettorale del PD/PDL:

Lo psiconano non vuole una legge contro il conflitto di interessi
Topo Gigio non vuole una legge contro il conflitto di interessi

Lo psiconano vuole tenersi tre televisioni e fare politica
Topo Gigio vuole che lo psiconano si tenga tre televisioni e continui a fare politica

Lo psiconano vuole gli inceneritori
Topo Gigio vuole gli inceneritori e imbarca Veronesi detto Cancronesi di 83 anni

Lo psiconano non vuole rispettare le sentenze europee e mandare Rete 4 sul satellite
Topo Gigio non vuole rispettare le sentenze europee e mandare Rete 4 sul satellite

Lo psiconano non vuole che le intercettazioni siano rese pubbliche dopo essere state notificate alle parti
Topo Gigio non vuole che le intercettazioni siano rese pubbliche dopo essere state notificate alle parti

Lo psiconano non vuole più processi pubblici a Cuffaro, Fazio, Fiorani, Consorte, D’Alema, Fassino e a sé stesso a causa delle intercettazioni
Topo Gigio non vuole più processi pubblici a Cuffaro, Fazio, Fiorani, Consorte, D’Alema, Fassino e allo psiconano a causa delle intercettazioni

Lo psiconano vuole la galleria di 43 chilometri in Val di Susa che costerà 14 miliardi di euro ai contribuenti per far passare merci a 130 all’ora tra 15 anni
Topo Gigio vuole la galleria di 43 chilometri in Val di Susa che costerà 14 miliardi di euro ai contribuenti per far passare merci a 130 all’ora tra 15 anni

Lo psiconano vuole fare le nuova legge elettorale con Topo Gigio
Topo Gigio vuol fare la nuova legge elettorale con lo psiconano

Lo psiconano vuol fare un governo di larghe intese dopo le elezioni
Topo Gigio vuol fare un governo di larghe intese dopo le elezioni

Lo psiconano vuole premier dell’inciucio Gianni Letta
Topo Gigio vuole premier dell’inciucio Gianni Letta

Se non potete scegliere il programma, valutate le differenze tra i due leader:
lo psiconano si tinge i capelli e ha i tacchi,
Topo Gigio ha i capelli bianchi e gli occhiali.
Meglio i capelli al naturale o la tintura?
Votate lo shampoo, fatelo per la democrazia.

alfonso ha detto...

« Pellegatta (PDCI) sulla laicità della scuola
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( intervista al prof. Odifreddi pubblicata oggi su Repubblica)
..anche questo mi turba più delle cazzate di Ferrando

Odifreddi dice addio al PD

Professor Odifreddi, ma ha deciso di lasciare il Partito democratico?
«La goccia che ha fatto traboccare il vaso è il discorso fatto da Veltroni davanti ai parlamentari cattolici del Pd. Mi sono sentito chiamare in causa quando ha parlato di “visione caricaturale” del rapporto fra laici e cattolici, di “visione anacronistica” o “superficialità”. Veltroni invece di fare una scelta chiara di campo cerca di mettere insieme tutto. Ma come faccio io che sono un logico matematico che ha passato la vita insieme al principio di non contraddizione ad accettare tutto questo? Qui siamo di fronte alla dialettica hegeliana di peggiore specie. C´è un´unità di facciata: alla prima occasione i nodi verranno al pettine e litigheranno. Mi sembra tutto un pasticcio e io me ne vado prima. Comunque fra Veltroni e Berlusconi scelgo senza dubbio Veltroni».
Ma lei sembrava molto impegnato?
«Ero entrato nel partito quando ci furono le primarie. Mi chiamò Veltroni e benché avessi dei dubbi molto forti perché il partito nasceva dall´unione di ex comunisti ed ex dc accettai perché volevo verificare se le mie idee potessero trovare accoglienza. Sono stato chiamato nella commissione dei valori, dove questi valori bisognava metterli nero su bianco…».
Franceschini dice che lei quel documento lo ha firmato. E adesso lascia il partito?
«Franceschini e anche Castagnetti sono persone molto ragionevoli. Se nel Pd fossero tutti così ci sarebbe da leccarsi i baffi. Hanno scritto nel manifesto che il partito è laico, “ma” la religione deve avere una presenza nello spazio pubblico. Ho subito detto a Reichlin che se la formulazione rimaneva quella, io non avrei firmato. E infatti non ho firmato. Adesso vorrei che non mi si tirasse più in ballo come esempio della laicità del Pd. Magari Franceschini l´ha fatto in buona fede, ma non voglio essere la foglia di fico laica del Pd».
Allora non ha sottoscritto…
«No. Perché quei valori non sono miei. E comunque prima di lasciare ho aspettato che parlasse il “principe”, il “re”. Alla fine Veltroni ha usato quei termini, ha detto cose che mi fanno pensare che uno di noi due ha delle allucinazioni. Quando dice che la Chiesa non fa ingerenze, ma solo sollecitazioni, mi viene da chiedere dove viva Veltroni. Ma se solo qualche settimana fa, da sindaco, è andato in Vaticano e gli hanno tirato le orecchie. Quelle non sono ingerenze? E quando parla dei limiti che la scienza deve porsi mostra l´aspetto più bieco del clericalismo».
[…]

Il testo integrale dell’intervista di Silvio Buzzanca a Piergiorgio Odifreddi, pubblicata oggi su “Repubblica”, è liberamente scaricabile dal sito della Camera