domenica 3 febbraio 2008

Giornata della Memoria e dell'Impegno : Dialogos aderisce e partecipa insieme al Comue e all' I.I.S. Don G. Colletto

Libera ci ha invitati alla Giornata della Memoria e dell'Impegno organizzata in collaborazione con Avviso Pubblico. L'invito riguardava sia una collaborazione di pubblicizzazione dell'iniziativa sia la partecipazione alla manifestazione che si terrà il 15 Marzo a Bari. Con grande piacere abbiamo aderito all'iniziativa che Libera organizza da tredici anni. Molti di noi ricordano quando nel 1999 tale giornata si è svolta proprio qui a Corleone, durante l'amministrazione di Pippo Cipriani. La Giornata della Memoria e dell'impegno è dedicata a tutte le vittime della mafia. Noi però non solo abbiamo accettato l'invito ma abbiamo pensato di coinvolgere il Comune di Corleone, che aderisce ad Avviso Pubblico, e le scuole superiori. Bene da un'idea quasi folle abbiamo trovato disponibile il Sindaco Iannazzo che ha anche conivolto l'Istituto “Don G. Colletto”.

Così da Corleone partirà una delegazione di Corleonesi che rappresenteranno il Comune di Corleone, l'Istituto “Don G. Colletto” e Dialogos. Il Comune metterà a disposizione un pullman che ci porterà da Corleone a Bari. Sarà bellissimo il messaggio che porteranno gli studenti corleonesi che verranno con noi a Bari. Corleonesi che vanno a ricordare le vittime della mafia. Gli studenti che rappresenteranno la scuola saranno selezionati. Credo sarà una bella esperienza per tutti. Da Corleone destinazione Bari per ricordare le vittime della mafia, dai meno noti ai più noti.

Giuseppe Crapisi


- Leggi l'invito di Libera


4 commenti:

alfonso ha detto...

In data 19 gennaio 2007 è stato presentato al Senato il disegno di legge (atto nr.1257, che allego) per l’istituzione della “Giornata della memoria e dell’impegno per le vittime della mafia”.
Il 13 marzo 2007 il ddl è stato assegnato alla Prima Commissione Permanente (Affari Costituzionali) ma, ad oggi, non è ancora iniziato l’esame. Questo la dice lunga sull’impegno dello Stato, attraverso il suo Parlamento, nella lotta alla mafia e nella solidarietà alle famiglie delle vittime. Nell’ultima legge finanziaria è stato approvato un emendamento teso ad equiparare gli indennizzi alle famiglie delle vittime della mafia a quelle delle vittime del terrorismo: peccato che la copertura finanziaria sia limitata. Ma quanti soldi costa la Commissione Antimafia? Serve o non serve? Se serve, cosa ci fanno in questa commissione gentiluomini del calibro di Cirino Pomicino, Elio Vito e Vito Bonsignore (vedere il loro curriculum giudiziario)? Se non bastasse questo a dare la misura della sensibilità dello Stato in materia, può venire in aiuto una delle ultime, cabarettistiche, performance del cosiddetto Ministro della Giustizia (ex) Clemente Mastella che, non trovando nient’altro da dire in risposta alle accuse che, in lettere aperte, gli rivolgeva Salvatore Borsellino (a proposito dell’inchiesta Why Not) provò a ricordargli che lui, il cosiddetto Ministro, si era attivato personalmente per far avere la pensione alla famiglia Borsellino. Che ingrati, questi Borsellino!

Alfonso Picciullo

N. 1257
DISEGNO DI LEGGE
d’iniziativa dei senatori RUSSO SPENA, DI LELLO FINUOLI,
NARDINI, SODANO, VILLECCO CALIPARI, PALERMI,
FORMISANO, BRUTTI Paolo, NEGRI, ALBONETTI, ALFONZI,
ALLOCCA, BARBIERI, BELLINI, BENVENUTO, BOCCIA Maria
Luisa, BONADONNA, BRISCA MENAPACE, CAPELLI, CAPRILI,
CASSON, CONFALONIERI, COSSUTTA, DEL ROIO, EMPRIN
GILARDINI, GAGLIARDI, GIANNINI, GAGGIO GIULIANI,
GRASSI, LIOTTA, MARTONE, PALERMO, PELLEGATTA,
RUBINATO, TECCE, TIBALDI, TURIGLIATTO, VALPIANA,
VANO e ZUCCHERINI

COMUNICATO ALLA PRESIDENZA IL 19 GENNAIO 2007
Istituzione della Giornata della memoria e dell’impegno
per le vittime delle mafie

SENATO DELLA REPUBBLICA

XV LEGISLATURA
TIPOGRAFIA DEL SENATO (600)
Atti parlamentari Senato della Repubblica – N. 1257 – 2 –
XV LEGISLATURA – DISEGNI DI LEGGE E RELAZIONI – DOCUMENTI

Onorevoli Senatori. – Da dieci anni l’Associazione
Libera celebra in Italia la «Giornata
della memoria e dell’impegno in ricordo
di tutte le vittime delle mafie». Si tratta di un
evento di straordinaria importanza e di
grande rilievo sociale nella vita democratica
del nostro Paese, che ha contribuito a rilanciare
e a prestare attenzione in tutta Italia
e, specificatamente nell’opinione pubblica,
al tema della lotta alla criminalita` organizzata.
In questo momento di particolare fervore
del sentimento di legalita` ci sembra necessario
continuare questa importante battaglia. Le
mafie, che si ritenevano indebolite dall’attivita`
di contrasto che negli ultimi cinquanta
anni e` stata portata avanti dalla magistratura,
dalle Forze di polizia, dai partiti, dai movimenti
politici, dai sindacati e dalle associazioni,
parrebbero essersi addirittura rafforzate,
nel senso che la loro fisionomia classica
ha avuto un profondo mutamento al
punto da presentare una fisionomia nuova,
ossia un dinamismo senza precedenti nella
storia del Paese nell’accumulazione dei capitali
illeciti. Tanto e` vero che lo stereotipo del
mafioso con «la coppola e la lupara» oggi
appartiene ad un passato ottocentesco privo
di qualsivoglia relazione con il tessuto socio-
economico in cui evolvono le nuove
forme di economia globale. La rappresentazione
del mafioso secondo il luogo comune
e` stata funzionale alla strategia «morbida»
o di «inabissamento» praticata negli ultimi
due lustri di tempo in Italia. Il nuovo volto
del potere mafioso non si colloca piu` nei
ceti piu` poveri e poco alfabetizzati, ma e`
presente in modo preponderante tra i cosiddetti
«colletti bianchi»: imprenditori, professionisti,
amministratori e politici. La nuova
mafia non e` un fenomeno che si realizza
nel solo Meridione, in verita` riguarda tutto
il Paese ed ora, con l’allargamento della Comunita`
Europea a ventisette Stati, tendera` a
stringere alleanze forti con i gruppi criminali
dei Paesi subentranti. La nuova mafia ha un
volume d’affari di 100 miliardi di euro all’anno:
un nocumento che pregiudica drammaticamente
l’economia italiana e pone una
pesante ipoteca nella realizzazione materiale
dei princý`pi di trasparenza, per cio` che attiene
quei doveri di correttezza che per
esempio le borse europee dovrebbero unanimemente
garantire.
Si pensi alla straordinaria rapidita` di movimento
che i flussi di denaro hanno a livello
transnazionale.
Per cui non si deve sottovalutare l’adozione
da parte della mafia di una strategia
morbida, che esclude il conflitto armato
con lo Stato, rifuggendo dal clamore e dalle
luci della ribalta e cercando di costruire il
suo nuovo humus con la mimetizzazione perfetta
nell’economia legale.
E` fondamentale rimettere la questione
della lotta alla mafia al centro dell’agenda
politica del Governo e dell’attivita` legislativa
del Parlamento. Ed e` indispensabile la cooperazione
di tutti i settori dello Stato, attraverso
la promozione della battaglia sul piano
sociale, come la lotta al lavoro nero e al precariato,
che non poco generano poverta` ed
emarginazione e costituiscono il terreno su
cui le mafie pongono le basi del loro reclutamento.
La lotta alla mafia deve essere poi portata
avanti stimolando le idee, con azioni forti
volte a sconfiggere la cultura mafiosa, generando
cosý` una piu` solida consapevolezza da
parte di tutta la popolazione italiana.
Per questi motivi e` necessario che la politica
faccia proprie le esperienze che si sono
Atti parlamentari Senato della Repubblica – N. 1257 – 3 –
XV LEGISLATURA – DISEGNI DI LEGGE E RELAZIONI - DOCUMENTI
sviluppate nel nostro Paese grazie alla meritoria
azione delle associazioni antimafia e
della societa` civile.
Negli «stati generali dell’antimafia» promossi
dall’Associazione Libera a Roma nei
giorni 17, 18 e 19 novembre del 2006, i circa
seimila partecipanti hanno invitato il mondo
della politica ed imprenditoriale ad adottare
azioni concrete per rilanciare la lotta alla criminalita`
organizzata. Tra le richieste vi e` anche
l’istituzione della «Giornata della memoria
e dell’impegno per le vittime delle mafie
».
E` doveroso da parte del Parlamento ascoltare
tutte le voci che vengono da ogni parte
del Paese e che chiedono piu` attenzione e risorse
per questa battaglia di legalita` e democrazia.
Per l’Italia, e per le istituzioni democratiche
che la contraddistinguono, e` fondamentale
dare a coloro che hanno sacrificato la
propria vita contro le mafie il giusto tributo
per il grande gesto. E` dovere, innanzi tutto
dello Stato e della societa` civile, celebrare i
magistrati, i sindacalisti, i sacerdoti, i politici,
i giornalisti, gli uomini e le donne delle
Forze dell’ordine e tutti i cittadini che hanno
lottato per sconfiggere la mafia. Occorre, in
particolare, che le storie personali di ognuno
di essi si trasformino in patrimonio di tutta la
societa` italiana.
Atti parlamentari Senato della Repubblica – N. 1257 – 4 –
XV LEGISLATURA – DISEGNI DI LEGGE E RELAZIONI - DOCUMENTI
DISEGNO DI LEGGE
Art. 1.
1. La Repubblica italiana riconosce il
giorno 21 marzo di ogni anno, primo giorno
di primavera, quale «Giornata della memoria
e dell’impegno per le vittime delle mafie».
Art. 2.
1. In occasione della «Giornata della memoria
» di cui all’articolo 1, le istituzioni
pubbliche, di intesa con le associazioni antimafia
che operano sul territorio nazionale,
promuovono e organizzano cerimonie, iniziative,
incontri e momenti comuni di narrazione
dei fatti e di riflessione, convegni, mostre
e pubblicazioni da diffondere in modo
particolare nelle scuole di ogni ordine e
grado, al fine di ricordare e commemorare
tutte le vittime delle mafie.
E 0,50

Redazione Dialogos ha detto...

Caro Alfonso prima di tutto ti ringrazio perchè intervieni e dai modo di creare una discussione. Allora anche io credo che questo governo avrebbe potuto fare di più. Ma credo però che lo Stato vada si criticato affinché faccia di più ma non possiamo colpire la mafia e colpire lo Stato. Altrimenti favoriamo proprio la mafia. Cioè può sembrare strano ma subito dopo l'esito delle elezioni nazionali venne prese Provenzano. E' un caso? Forse si, ma forse no. Poi gli arresti eccellenti fino ai Lo Piccolo. L'equiparazione delle vittime della mafia a quelle del terrorismo, ci è voluta una mobilitazione dei familiari ma si è ottenuto qualcosa. E' rinata l'agenzia sui beni confiscati, ci si stava muovendo con la collaborazione di Libera per modificare la legge sui beni confiscati ecc.... Insomma si poteva fare di più ma anche la sola volontà politica riesce a dare coraggio a forze dell'ordine, magistratura e perchè no ai cittadini e alle imprese. Un consiglio che voglio dare a chi non è siciliano e quello di criticare si ma di stare attenti affinchè criticando lo Stato non si favorisca la mafia. Perchè noi dobbiamo dire grazie allo Stato che in questi anni è stato presente. Certo si poteva fare di più ma questo vale sempre. Con il prossimo governo non so cosa succederà, inizieranno le leggi ad personam, il favorire l'amico dell'amico, favorire gli evasori ecc..? Sulla Giornata della Memoria come molte altre cose si doveva fare, ma non lo si è fatto, ma Libera da 13 anni la organizza lodevolmente ogni anno. Quindi andiamo tutti a Bari.

Giuseppe Crapisi

alfonso ha detto...

Appunto, caro Giuseppe. Com’è possibile? In quale altro paese si può rimanere latitanti per quarantatrè anni standosene praticamente a casa propria? Neanche in Colombia, credo.
Se Totò Riina fosse stato arrestato nell’81 anziché nel ’93, Falcone e Borsellino sarebbero ancora vivi. Riina sfuggì all’arresto nell’81 perché avvisato in tempo da chi, Bruno Contrada, la mafia doveva combatterla, e non “avvisarla”. Così dice la sentenza con la quale Bruno Contrada è stato condannato a dieci anni di reclusione. E’ un caso che intorno all’unico “traditore” dello Stato che si sia riusciti ad arrestare e condannare, si sia subito organizzata una cordata di solidarietà (arrivata fin in Parlamento) tanto stretta da ipotizzare persino un’inquietante, quanto confusa, domanda di grazia dopo soli sette mesi dalla condanna?
Però hai ragione, mi sono probabilmente espresso male, non è lo Stato che si deve combattere e spero di non dover mai sentir riecheggiare, a proposito di mafia, certi slogan in voga negli anni settanta (“né con lo Stato né con le BR”). Ma lo Stato, le sue Istituzioni, deve essere epurato di quelle cosche politico-affaristiche che stanno corrompendo il Paese, come un cancro, in tutti i suoi organi vitali. Non sono le mafie a generare la malapolitica, ma è la malapolitica, quell’intreccio perverso fra politica, finanza e gestione clientelare del potere, a generare ed alimentare le mafie.
Tu dici che questo governo non ha fatto molto. Ma questo governo ha fatto molto nel campo della giustizia: tutto quello che Licio Gelli, Bettino Craxi e Silvio Berlusconi, messi insieme, non avrebbero neanche osato pensare. Non è un caso allora che a Potenza il PG, indagato, Vincenzo Tufano, quello che da anni perseguita magistrati per bene come Woodcock e Iannuzzi e non s’è mai accorto dei giudici del suo distretto che colludevano con la criminalità e insabbiavano inchieste, non solo non è stato sospeso dal suo incarico dal CSM, ma addirittura tiene il “lectio magistralis” all’inaugurazione dell’anno giudiziario, mentre De Magistris, che quei giudici aveva inquisiti e fatti arrestare, viene trasferito, sottoposto a provvedimento disciplinare e spogliato dell’inchiesta Why Not (nella quale erano indagati anche Mastella e Prodi). Che dire di Nicola Mancino, vice-presidemte del CSM e compagno di partito di Mastella, che di fronte ai giudici di Napoli per il Riesame dei provvedimenti a carico della Signora Lonardo (Presidente del Consiglio Regionale della Campania e moglie di Mastella), definisce inammissibili gli stessi provvedimenti emanati dal PM di S.M.C.Vetere, venendo meno alle sue prerogative istituzionali e influenzando apertamente i giudici che dovranno esprimersi nel merito. Che dire di quei politici intercettati (di centrodestra e centrosinistra) mentre orchestravano scalate bancarie con finanzieri e bancarottieri della peggior specie (è questo il compito della Politica?) e che ogni sera affollano i salotti televisivi proponendosi come i Nuovi Padri della Patria, mentre la giudice (Clementina Forleo) che intendeva inquisirli, facendo solo il suo dovere di magistrato, subisce la stessa sorte di De Magistris e, in più, viene fatta passare per mezza pazza dagli organi d’informazione (giornali e televisioni), divenuti ormai parte organicamente integrata del sistema slot-machine imperniato intorno alle cosche politico-affaristiche-mafiose. Com’è possibile che pluriinquisiti, pluricondannati, interdetti dai pubblici uffici ( e della nutrita quanto qualificata rappresentanza di tangentopoli in Commissione Antimafia ho già detto), continuino a sedere imperterriti sui loro scanni di parlamentari, poltrone da Sindaci, Presidenti e Governatori? In quale altro Paese ciò sarebbe possibile? Ecco perché “questo” Stato non può combattere le mafie.
Resta da salvare l’impegno e l’abnegazione con cui tanti funzionari, poliziotti e magistrati fanno ogni giorno il proprio dovere di servitori dello Stato, ma la cancrena avanza.
Presto potrebbe essere tardi.

Alfonso Picciullo

alfonso ha detto...

A ulteriore dimostrazione di quanto detto nel commento precedente. Dal CORSERA di oggi.

NAPOLI — L'emergenza rifiuti è stata l'occasione per far guadagnare cifre «inimmaginabili » a chi lavorava negli anni scorsi al commissariato straordinario, dove durante la gestione Bassolino i subcommissari hanno ricevuto compensi pari anche a novantacinquemila euro al mese e non c'era quindi alcun interesse a risolvere la situazione. È questo uno dei punti centrali della requisitoria dei pm Giuseppe Noviello e Paolo Sirleo durante l'udienza preliminare per il rinvio a giudizio del governatore della Campania Bassolino, dei vertici di Impregilo e di alcuni ex rappresentanti del commissariato.

I pm hanno citato i casi più eclatanti: il subcommissario Vanoli percepiva un milione e cinquantamila euro all'anno, i subcommissari Paolucci e Facchi, compensi tra gli ottocento e i novecentomila euro. La stessa situazione si sarebbe verificata anche quando commissario era il prefetto Corrado Catenacci, che in una intercettazione telefonica allegata agli atti del procedimento e citata dai pm, si lamentava con l'interlocutore, perché il suo stipendio era di cinquemila euro mensili, mentre due tecnici della struttura commissariale intascavano cifre pari a un miliardo di lire all'anno.

Con compensi così alti, sostiene la Procura, è chiaro che «più durava l'emergenza più si guadagnava», e quindi la gestione commissariale non avrebbe avuto affatto interesse a superare la crisi. Di qui le molte inadempienze che oggi sono contestate agli imputati — soprattutto non aver messo a norma gli impianti cdr che producono un materiale inutilizzabile come combustibile nel futuro inceneritore di Acerra e in qualunque altro inceneritore — e di cui, secondo i pm, Bassolino era a conoscenza perché il suo ruolo di commissario era un ruolo «amministrativo e non politico» e aveva quindi «giuridicamente l'obbligo di controllare».

L'emergenza che oggi affligge la Campania nasce, sostiene la Procura, anche da quella cattiva gestione commissariale che consentì all'Impregilo di far finire in discarica non il 14 per cento dei rifiuti prodotti, così come prevedeva il piano, ma il 49 per cento, intasando gli impianti e creando quella che i pm chiamano «fame di discariche» con la quale deve fare i conti oggi il commissario De Gennaro mentre cerca di portare la regione fuori dalla crisi.

Una crisi che rischia di costare all'Italia pesanti sanzioni dall'Ue (appena avviata una nuova procedura di infrazione per le troppe discariche abusive in tutto il Paese) e che potrebbe ulteriormente acuirsi a causa del blocco dell'impianto di cdr di Giugliano, che ha i depositi pieni e ieri ha dovuto sospendere la lavorazione dei rifiuti.


Fulvio Bufi
06 febbraio 2008