giovedì 21 febbraio 2008

Elezioni regionali:il centrosinistra candida Anna Finocchiaro. Il Centro destra si spacca


Come tutti oramai sanno, anche in Sicilia, il prossimo 13 e 14 Aprile ci sarà l’election day, verranno cioè accorpate le elezioni politiche e le consultazioni regionali e amministrative.

Siamo ormai quasi alle ultime battute per quanto riguarda la scelta dei candidati per il rinnovo dell’Assemblea regionale siciliana da parte delle varie forze politiche, che anche in Sicilia risentono evidentemente dei grossi cambiamenti avvenuti negli ultimi mesi e settimane.

Ma se per quanto riguarda lo scenario nazionale stiamo assistendo ad una rottura totale degli schemi che fin qui eravamo abituati a conoscere (la nascita del Partito Democratico prima e recentemente la decisione di An e Forza Italia di correre insieme hanno mescolato le carte in tavola e costretto da una lato i partitini della sinistra radicale a presentare un unico candidato premier, Bertinotti, e dall’altro lato si è verificata la rottura dell’alleanza dell’Udc di Casini con gli altri leader del centrodestra), in Sicilia così come tendenzialmente in tutte le competizioni elettorali locali i partiti cercano comunque di raggiungere degli accordi programmatici e presentare un candidato unitario.

Accordo già raggiunto nel centrosinistra siciliano tra il Pd e la Sinistra arcobaleno, che hanno deciso di candidare alla Presidenza della Regione Anna Finocchiaro, siciliana, capogruppo uscente del Partito democratico alla Camera. Rita Borsellino, che si era candidata alle ultime regionali contro Totò Cuffaro e la cui ricandidatura era ben vista dai piccoli partiti della sinistra, ha fatto sapere che appoggerà la Finocchiaro e avrà quasi certamente un ruolo di primo piano nella campagna elettorale così come in una eventuale squadra di governo.

Ancora in alto mare invece i partiti di centrodestra, a causa soprattutto di Gianfranco Miccichè, berlusconiano e presidente uscente dell’Ars, che da tempo aveva annunciato la sua volontà di candidarsi a Palazzo d’Orleans, ma che ora rischia di non avere l’appoggio di nessuno dei partiti siciliani di centrodestra, che invece avrebbero già trovato un accordo sul nome di Raffaele Lombardo, leader del Mpa, e tutto ciò con il benestare di Silvio Berlusconi. Si tratta però di un nodo che verrà sciolto certamente nelle prossime ore dato i tempi oramai stringenti.

Giuseppe Alfieri

8 commenti:

alfonso ha detto...

18 febbraio 2008, in Peter Gomez
ELEZIONI DI PIRRO



Incredibile, ma vero: il Partito democratico corre il rischio di vincere le elezioni. Senza Udc, con La Destra di Storace che corre da sola, il Pdl di Silvio Berlusconi appare in difficoltà. La forbice tra i due schieramenti si riduce di giorno in giorno. Il clima nel Paese, ma mano che ci si avvicina ad aprile, cambia e il ritorno del Cavaliere a Palazzo Chigi non può più essere dato per scontato. A questo punto Walter Veltroni e il suo alleato Antonio Di Pietro devono compiere altri due passi per tentare di completare la rimonta. Il primo riguarda le liste elettorali: i candidati, o meglio i nominati, devono davvero essere nuovi e competenti. In Parlamento devono sedere molte donne, molti tecnici e molti amministratori locali che abbiano dato buona prova di sé. In assenza di primarie solo così il Pd potrà recuperare un po' di credibilità.

Il secondo passo riguarda invece la squadra dei ministri: finora sappiamo che saranno dodici. A metà marzo sarà anche utile conoscerne i nomi e i curricula in modo di dare la possibilità agli Italiani di sapere che cosa scelgono.

Restano invece le perplessità sul programma elettorale: ridurre le tasse, aumentare i salari è un bella cosa. Ma sarebbe anche il caso che qualcuno spiegasse chiaramente quali spese verranno tagliate. Il buco nei bilanci dello Stato, lasciato ormai negli anni '80 dagli uomini del vecchio pentapartito, ci dice infatti che i soldi non ci sono. E la lotta all'evasione, che pure sotto il governo Prodi ha dato risultati apprezzabili, da sola non basta: ci vorranno anni, anzi almeno un decennio o due, prima che in Italia tutti paghino le imposte come nel resto d'Europa.

Inoltre Veltroni traballa pericolosamente quando si parla di libertà di stampa. La sua intenzione di vietare la pubblicazione non solo delle intercettazioni telefoniche, ma anche del contenuto delle ordinanze di custodia cautelare e delle richieste, è sbagliata (per i motivi più volte proposti su questo blog) ed inutile. È infatti prevedibile che una legge del genere finisca per essere dichiarata in conflitto con la Costituzione.

Alla stampa, che lavora nell'interesse dei governati e non dei governanti, si può tentare d'impedire di scrivere (solitamente con poco successo) ciò che è segreto, non quello che è pubblico. E gli atti che finiscono sui giornali sono quasi sempre pubblici, perché depositati a disposizione delle parti. Se la legge immaginata da Veltroni un giorno entrasse in vigore ci troveremmo dunque davanti a una situazione paradossale: avvocati e indagati potranno avere copie delle carte, potranno farle leggere in privato a chiunque, potranno persino fotocopiarle e distribuirle senza commettere nessun reato. Giornali e tv dovranno invece far finta che non esistano anche se, come è più che prevedibile, intorno a quei documenti ormai in circolazione verranno imbastiti ricatti politici ed economico-finanziari. Impensabile dunque che dopo il primo atto di disubbidienza civile alle norme (cioè un gruppo di giornalisti che le viola dichiaratamente e volutamente) la Corte Costituzionale non intervenga.

Detto questo è giusto ricordare che la mordacchia alla libertà di informare ed essere informati è prevista da più o meno tutti gli schieramenti, come dimostrato dal voto alla Camera, plebiscitario ed unanime (sette astenuti), sulla legge Mastella sulle intercettazioni. C'è poco da stupirsi: la nostra classe politica è quello che è. E anche se resto convinto che tra Veltroni e Berlusconi sia meglio il primo che il secondo, non dimentico come l'eventuale vittoria del centrosinistra alle politiche, sarà gioco forza una vittoria di Pirro. Il governo in carica resterà a Palazzo Chigi solo pochi mesi. Il 18 maggio del 2009, a meno che le norme non vengano modificate prima, si terrà il referendum sulla legge elettorale. E in ogni caso con una nuova legge una nuova chiamata alle urne è di fatto obbligatoria. Prepariamoci dunque alle elezioni: ma non a queste, a quelle del 2010. La partita vera si gioca lì. Sempre che l'Italia, per quella data, respiri ancora.

elezioni, pd, pdl, veltroni, libertà di stampa,

permalink | creato da peter_gomez il 18/2/2008 alle 18:8 |

alfonso ha detto...

A VELTRONI, BERTINOTTI E TUTTI I DIRIGENTI DEL CENTRO-SINISTRA
di: Lettera Appello promossa da Micromega


Caro Veltroni, caro Bertinotti, cari dirigenti del centro-sinistra tutti, ora basta!

L’offensiva clericale contro le donne - spesso vera e propria crociata bigotta - ha raggiunto livelli intollerabili. Ma egualmente intollerabile appare la mancanza di reazione dello schieramento politico di centro-sinistra, che troppo spesso è addirittura condiscendenza.
Con l'oscena proposta di moratoria dell'aborto, che tratta le donne da assassine e boia, e la recente ingiunzione a rianimare i feti ultraprematuri anche contro la volontà della madre (malgrado la quasi certezza di menomazioni gravissime), i corpi delle donne sono tornati ad essere «cose», terreno di scontro per il fanatismo religioso, oggetti sui quali esercitare potere.

Lo scorso 24 novembre centomila donne – completamente autorganizzate – hanno riempito le strade di Roma per denunciare la violenza sulle donne di una cultura patriarcale dura a morire. Queste aggressioni clericali e bigotte sono le ultime e più subdole forme della stessa violenza, mascherate dietro l’arroganza ipocrita di «difendere la vita». Perciò non basta più, cari dirigenti del centro-sinistra, limitarsi a dire che la legge 194 non si tocca: essa è già nei fatti messa in discussione. Pretendiamo da voi una presa di posizione chiara e inequivocabile, che condanni senza mezzi termini tutti i tentativi – da qualunque pulpito provengano – di mettere a rischio l'autodeterminazione delle donne, faticosamente conquistata: il nostro diritto a dire la prima e l’ultima parola sul nostro corpo e sulle nostre gravidanze.

Esigiamo perciò che i vostri programmi (per essere anche nostri) siano espliciti: se di una revisione ha bisogno la 194 è quella di eliminare l'obiezione di coscienza, che sempre più spesso impedisce nei fatti di esercitare il nostro diritto; va resa immediatamente disponibile in tutta Italia la pillola abortiva (RU 486), perché a un dramma non debba aggiungersi una ormai evitabile sofferenza; va reso semplice e veloce l'accesso alla pillola del giorno dopo, insieme a serie campagne di contraccezione fin dalle scuole medie; va introdotto l'insegnamento dell'educazione sessuale fin dalle elementari; vanno realizzati programmi culturali e sociali di sostegno alle donne immigrate, e rafforzate le norme e i servizi a tutela della maternità (nel quadro di una politica capace di sradicare la piaga della precarietà del lavoro). Questi sono per noi valori non negoziabili, sui quali non siamo più disposte a compromessi.

PRIME FIRMATARIE: Simona Argentieri
Natalia Aspesi
Adriana Cavarero
Isabella Ferrari
Sabina Guzzanti
Margherita Hack
Fiorella Mannoia
Dacia Maraini
Alda Merini
Valeria Parrella
Lidia Ravera
Elisabetta Visalberghi

Per sottoscrivere la lettera-appello: CLICCA QUI


Creato da mariaricciardig

Per sottoscrivere la lettera si vada sul sito www.liberacittadinanza.it

alfonso ha detto...

CAOS SALMO
di: Marco Travaglio - Unità 13 febbraio 2008


Nell’ambito della semplificazione della politica e della corsa sfrenata verso l’età della pietra, ecco a voi la Lista No Aborto, per gli inglesi Pro Life, del Platinette Barbuto. Il quale, sempre spiritoso oltreché molto intelligente, assicura: «Correrò da solo» (già allertata la Protezione civile). Noi, nel nostro piccolo, siamo con lui. La Lista Platinette presenta infatti almeno tre vantaggi.

Primo: il nostro lascia Otto e mezzo e almeno per un paio di mesi ce lo leviamo dai piedi (il programma sarà condotto dalla sola Armeni e ribattezzato Mezzo).

Secondo: la nobile, disinteressata battaglia ideale «per la vita» che tanti ammiratori platinettiani aveva subornato negli ultimi mesi si rivela finalmente per quel che è: un espediente furbesco per abbindolare qualche beghina raccontandole che, votando lui, diminuiranno miracolosamente gli aborti; seminare zizzania nel centrosinistra, dove c’è sempre qualche Binetti che abbocca; e portare acqua al mulino del Cainano, che peraltro dell’aborto se ne infischia allegramente, visto che la sua signora ha dichiarato di aver abortito fra il sesto e il settimo mese, e lui è molto interessato a far abortire il processo Mills, il processo Mediaset, il processo Saccà e la sentenza della Corte di Lussemburgo su Europa7.

Terzo: lo spettacolo del Platinette che torna candidato dopo gli strepitosi trionfi del Mugello (dove, nel ’97, si presentò contro Di Pietro e portò il Polo al minimo storico, riuscendo a trasformare in dipiehisti pure gli elettori berlusconiani) aggiunge un tocco di classe a una campagna elettorale che è meglio del cabaret. Anzi è leggermente più bigotta di un conclave. Pare quasi che non si elegga il nuovo Parlamento, ma il nuovo Papa. Uòlter conciona a Spello tra un convento e l’altro.

Piercasinando, escluso dal Paltito dei Prescritti in Libeltà, corre a telefonare a Ruini in lacrime perché quei cattivoni di Silvio e Gianfranco gli han fatto la bua e non lo fanno più amico. Ruini, anzichè rifilargli una sacrosanta sculacciata e rammentargli che ha 50 anni suonati, lo accoglie all’ombra della sua sottana e manda in tv il direttore di Avvenire, con quella faccia da bollino rosso, a lanciare oscuri messaggi attribuiti a misteriosi «umori che ho raccolto» per dire che Piercasinando è tutti noi e gli facessero un pò di posto e forza Udc.

Intanto giunge notizia da Oltretevere che Gianni Letta, con quella faccia da sua sorella, è stato nominato dal Papa «gentiluomo di Sua Santità». Il che, spiegano i bene informati, gli dà diritto a comparire sull’Annualio Pontificio (che è già una bella soddisfazione) e per giunta a «stare a contatto col Papa e con la Curia nelle celimonie e nelle udienze con i capi di Stato e di governo».

Fra un paio di mesi, quando il Cainano piduista e divorziato, dunque molto religioso, prenderà i voti (alle elezioni) e andrà a baciare la sacra pantofola per grazia ricevuta accompagnato da una delle sue famiglie a scelta, Letta Continua accompagnerà entrambi: sia papa Silvio, sia Benedetto suo vice. Se poi si pensa che solo 14 anni fa stavano per arrestarlo per le presunte tangenti sulle frequenze tv e ora lo chiamano «gentiluomo», vuol dire che c’è davvero speranza per tutti. Più che in una campagna elettorale, pare di vivere nel film «Il marchese del Grillo» di Alberto Sordi, anche lui gentiluomo di Sua Santità addetto al trasporto del medesimo sulla sedia gestatoria, ma molto più laico e disincantato di questo branco di fanatici e opportunisti che di religioso non hanno nulla.

Tutto questo rimestare nei feti da parte di noti ex abortisti, questo appellarsi all’etica da parte di conclamati ladroni e malfattori, questo sventolare i valori della famiglia da parte di celebri puttanieri, questo commuoversi per la sacralità vita da parte dei peggiori guerrafondai, sostenitori di Guantanamo e Abu Ghraib, questo intenerirsi per i bambinelli da parte di chi vorrebbe cacciare dagli asili i figli dei clandestini, questo portare a spasso le madonne pellegline da parte di fior di miscredenti deve aver allarmato anche gli ambienti più avveduto della Santa Sede, che l’altroieri ha sottolineato la distinzione tra Chiesa universale e la Cei ruinesca (che ieri ha detto la sua anche sul film Caos calmo).

A riprova del fatto che le ingerenze del Vaticano nella politica sono una cosa grave, ma mai quanto l’arrendevolezza della politica. In una celebre vignetta di Altan, un prete infila un ombrello aperto nel sedere di un passante e domanda: «Disturbo?». Il passante, rassegnato, risponde: «Si figuri, lei sfonda una porta aperta».


Creato da mariaricciardig
Ultima modifica 2008-02-14 10:37

alfonso ha detto...

22 febbraio 2008, in Diario
C'è ancora giustizia a questo mondo (?)

Dopo le molte parole sulla necessità di rivedere la 194, in particolare per gli aborti terapeutici del secondo trimestre, a Napoli è stata data una dimostrazione di come tradurre le parole in fatti. Niente di premeditato, un caso di "stupido protagonismo" secondo il ministro Scotti, che non si riferiva a Giuliano Ferrara ma all'autore della segnalazione anonima che denunciava il "feticidio" in corso. Una notizia ignorata da "Striscia" ma presa per buona dal giudice Vittorio Russo, che ora dovrà spiegare le inusuali procedure seguite per autorizzare l'ingresso della polizia in ospedale, l'interrogatorio di una paziente appena uscita dalla sala operatoria, il sequestro della cartella clinica, l'autopsia sul feto abortito.

C'è stata una violazione dei diritti della donna - è ancora il ministro Scotti a confermarlo - e questo avrebbe potuto indurre una persona ragionevole ad abbassare i toni della campagna contro il diritto all'aborto che negli ultimi mesi si è fatta sempre più rumorosa. Ma a Giuliano Ferrara il caso di Napoli è sembrato un buon trampolino per lanciare ancora più in alto la sua lista. Peccato che negli ultimi giorni, contro le aspettative, il pallone stratosferico abbia rapidamente perso quota, e rischi di ridursi a un residuo striminzito dall'aspetto imbarazzante. Non è finita qui e Ferrara ha ancora delle possibilità di rilancio, a cominciare dalla manifestazione contro l'aborto indetta a Milano per l'8 marzo. Sì, l'otto marzo.

Ma tornando a Napoli, forse le aspettative di Ferrara non erano frutto di un calcolo sbagliato.

Il caso era un'occasione promettente per dare un altro colpo al diritto all'aborto. Per ciò che riguarda i motivi terapeutici, non si trattava di anomalie del feto incompatibili con la vita, ma della salute psichica della donna. E non c'è niente di più facile che marginalizzare (se non criminalizzare) la condizione psichica di una donna: quando si parla di violenza sessuale, questo accade come regola. Né si può ignorare che nell'aborto terapeutico la condizione psichica non è "nella testa" della donna, ma il risultato di condizioni sociali in larga parte indipendenti da lei, e che in teoria potrebbero essere diverse. Niente di più facile che rimproverare a una donna che si trova di fronte a una scelta drammatica di non avere abbastanza coraggio e immaginazione. E infine, in casi come questo i mezzi di informazione riescono spesso a dare il peggio di sé, anche facendo intendere che la sindrome di Klinefelter sia una condizione terribile che rende una vita non degna di essere vissuta, anche offendendo, per pura e semplice ignoranza, quelli che con la sindrome ci vivono, e neanche tanto male. C'era insomma l'occasione per una nuova tornata di discorsi fuori luogo sull'eugenica, per cercare di mettere i diritti delle donne contro i diritti di altre persone più o meno svantaggiate.

Difficile insomma prevedere che il "feticidio" si sarebbe presto ridotto a "stupido protagonismo".

Sarebbe bello pensare che le difficoltà (almeno temporanee) della lista contro il diritto all'aborto siano frutto della mobilitazione delle donne (e degli uomini) seguita al caso di Napoli. Ma forse la spiegazione non si esaurisce qui, e c'è ancora da ricordare la questione della laicità. In effetti, la Chiesa cattolica, o meglio la CEI, ha fortemente voluto la presenza alle elezioni di un partito cattolico indipendente, e non gradisce certamente che altri le impongano i "valori non negoziabili" attorno ai quali condizionare la vita politica. Quanto alla stampa, poi, una corretta informazione medica e scientifica su cos'è e come si vive con la sindrome di Klinefelter non sembra tra le sue priorità. Se questi fattori contano qualcosa, la lista promossa da Ferrara potrebbe finire col diventare una "vittima del sistema", del "sistema" di Ferrara. Un poco di giustizia a questo mondo.

giuliano ferrara, napoli, legge 194,

permalink | creato da carlacastellacci il 22/2/2008 alle 9:0 |

alfonso ha detto...

22 febbraio 2008, in Marco Travaglio
Il mariuolo efficiente



L’altra sera, a Otto e mezzo con Ritanna Armeni e il viceferrara Lanfranco Pace, si processava il Pd che minaccia addirittura di escludere dalle liste i condannati fin dal primo grado. Imputata la sottosegretaria Marcella Lucidi, a lungo processata dai due conduttori con la partecipazione straordinaria di Gianni De Michelis che, dall’alto delle due condanne per corruzione e illecito finanziamento, era lì in veste di esperto. I tre guardavano la Lucidi come l’entomologo guarda una nuova specie di insetto, come il biologo analizza al microscopio una nuova forma di batterio, come l’astronomo guarda il contadino che sostiene di aver visto un Ufo: con un misto di curiosità e incredulità.

Pace, che nel 1978 incontrava clandestinamente Morucci e la Faranda mentre tenevano Moro prigioniero e oggi insegna a combattere il terrorismo (almeno quello islamico), era il più allarmato per il pericoloso precedente creato da Pd e Idv: non riusciva proprio a immaginare un Parlamento di incensurati. E faceva notare che ciò che conta non è l’incensuratezza del politico, ma la sua efficienza. Se uno è “mariuolo, ma efficiente”, non ci si può privare del suo fondamentale apporto (il concetto non è nuovo: vent’anni fa, in una famosa intervista, Claudio Signorile rivendicò le “tangenti intelligenti”).

In effetti anche il furto con destrezza presuppone la destrezza del ladro: portandone alcuni in Parlamento (fra l’altro, non sarebbe la prima volta), se ne guadagnerebbe in decisionismo. Chi rapina una banca non può perdere tempo: deve decidere in un centesimo di secondo, altrimenti viene sopraffatto. De Michelis, la cui destrezza è fuori discussione, intuiva al volo la pericolosità del ragionamento, soprattutto se fatto in tv dinanzi agli eventuali elettori. E ne prendeva, con destrezza, le distanze. “Io non mi sento un mariuolo efficiente. Cioè, mi sento efficiente, ma non mariuolo. Anzi, sono favorevole al codice etico”. E le sue due condanne? “Ma che c’entra: un conto è la questione morale, un conto le questioni di magistratura”. Ecco: esser condannato per mazzette dall’Enimont e dai costruttori che truccavano appalti autostradali in Veneto, con la morale non c’entra: è roba di magistratura, meglio non immischiarsi. Pace denunciava poi “la folle legge francese che esclude dalle liste elettorali addirittura i condannati per bancarotta fraudolenta”, mentre esistono fior di bancarottieri che potrebbero dare un grosso contributo (magari al ministero delle Finanze). Perché privarsene a priori? Dove andremo a finire, signora mia.

Ieri, a sciogliere il nodo, è intervenuto il coordinatore forzista James Bondi. Che, detto fra noi, ci sta diventando un po’ giustizialista. Un mezzo grillino. Ha scritto ai coordinatori regionali del partito per raccomandare il massimo rigore: fuori dalle liste chi ha condanne o processi in corso, salvo “quelli che, come sappiamo, hanno un’origine di carattere politico”. Saggia precisazione: senza quel distinguo, per il Pdl – che vanta 18 pregiudicati e una quarantina di imputati, per reati che vanno dalla concussione alla corruzione, dal falso alla mafia, dall’incendio doloso alla truffa, dalla banda armata all’adulterazione di vini – sarebbe un’ecatombe.

Ma attenzione a quelle due paroline: “come sappiamo”. Manca, purtroppo, il soggetto: chi è che sa quali processi hanno un’origine di carattere politico e quali no? Per dire: uno che paga le tangenti ai giudici tramite il suo avvocato per vincere le cause perse e fregare una casa editrice a un concorrente, è un prigioniero politico o no? In caso di risposta affermativa, il Pallore Gonfiato avrebbe eliminato il suo amato leader. Dunque, si suppone che la risposta sia negativa. Allora i giudici possiamo comprarli anche noi comuni mortali, o nel nostro caso non vale? Dell’Utri ha una condanna definitiva per false fatture, una in appello per un’estorsione mafiosa realizzata insieme al boss di Trapani e una in primo grado per mafia: che c’è di politico in tutto ciò? E ancora: visto che il forzista Miccichè ritiene impresentabile e incandidabile Totò Cuffaro, condannato in primo grado per favoreggiamento di alcuni mafiosi, verrà severamente redarguito perché anche il processo a Cuffaro è politico, oppure i processi sono politici solo quando riguardano un imputato del Pdl, mentre quelli degli altri no?

L’altro giorno ho preso una multa per divieto di sosta: siccome è viziata da matrice politica, visto che il vigile era senz’altro un berlusconiano, vuol essere l’ononorevole Bondi così gentile da farmela annullare?



permalink | creato da marco_travaglio il 22/2/2008 alle 15:34 |



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alfonso ha detto...

Basta!
Parlamento pulito!
Basta! Parlamento pulito.
Chi è stato condannato in via definitiva non deve più sedere in Parlamento.
E se la legge lo consente, va cambiata la legge.

Migliaia di sottoscrittori dell’appello lanciato da Beppe Grillo sul blog www.beppegrillo.it chiedono che i condannati in via definitiva non possano più rappresentare i cittadini in Parlamento, a partire da quello europeo.

E' profondamente immorale che sia loro consentito di rappresentarci.

Questo è l'elenco dei nomi dei rappresentanti italiani in Parlamento, nazionale o europeo, che hanno ricevuto una condanna:

I 24 CONDANNATI DEFINITIVI IN PARLAMENTO (Aggiornato a Ottobre 2007)


Berruti Massimo Maria (FI)


Biondi Alfredo reato poi depenalizzato (FI)


Bonsignore Vito (Udc - Parlamento Europeo)


Borghezio Mario (Lega Nord - Parlamento Europeo)


Bossi Umberto (Lega Nord - Parlamento Europeo)


Cantoni Giampiero (FI)


Carra Enzo (Margherita)


Cirino Pomicino Paolo (Democrazia Cristiana - Partito Socialista)


De Angelis Marcello (An)


D'Elia Sergio (Rosa nel Pugno)


Dell'Utri Marcello (FI)


Del Pennino Antonio (FI)


De Michelis Gianni (Nuovo Psi)


Farina Daniele (Prc)


Jannuzzi Lino (FI)


La Malfa Giorgio (Pri)


Maroni Roberto (Lega Nord)


Mauro Giovanni (FI)


Nania Domenico (An)


Patriciello Aldo (Udc)


Sterpa Egidio (FI)


Tomassini Antonio (FI)


Visco Vincenzo (Ds)


Vito Alfredo (FI)

Previti Cesare (FI) Obiettivo raggiunto

alfonso ha detto...

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« Perugia: incontri di Libertà e Giustizia sulla laicità
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L’ on. Grillini (PS) discriminato dalla curia pisana
La Curia Vescovile di Pisa ha chiesto la cancellazione, questa mattina, dell’incontro prefissato da tempo “I diritti di tutti” a cui avrebbe partecipato l’onorevole Franco Grillini, candidato sindaco per i socialisti a Roma.L’incontro si sarebbe dovuto tenere alle 21 nella sale del Teatro lux, di proprietà della curua, che ha minacciato la rescissione del contratto agli attuali gestori del teatro nel caso si fosse tenuta la conferenza.

L’onorevole Grillini parlerà comunque a Pisa nella sala dell’Hotel Duomo, sempre alle 21, in via Santa Maria.

“L’increscioso episodio di censura - spiega Pietro Finelli, coordinatore costituente socialista Pisa - mostra bene sia il modo in cui la Chiesa pensa al pluralismo e al dibattito, sia il corso ruiniano inaugurato dal nuovo vescovo di Pisa”.

L’on. Grillini commenta: “La censura alla mia presenza a Pisa in un dibattito sui diritti da parte della Curia locale oltre a rivelare un brutale sottofondo di razzismo, è quanto mai esemplare, di ciò che la Chiesa di Ratzinger e Ruini intende per libertà di pensiero e di dialogo. Quando si giunge a negare l’uso di un teatro dato in affitto, per il solo fatto che si svolge iuna discussione sgradita agli ambienti ecclesiastici significa che siamo di fronte ad una prepotenza tipica delle dittature clericali. Fa ancora più rabbia pensare che queste strutture sono finanziate con l’8 per mille e con denaro pubblico, denaro di cui si fa un vergognoso uso di parte , nonchè brutalmente discriminatorio.

Questo episodio dimostra la necessarietà di una riscossa laica e democratico e che è urgente una azione a difesa della libertà di parola, della democrazia e della laicità per tutti”.

Fonte: Gaynews

Homo Cinicus ha detto...

DAL BLOG DI BEPPE GRILLO

STASERA, 23 FEBBRAIO, ALLE ORE 19.30 COLLEGATEVI AL BLOG PER LA DIRETTA DA NAPOLI DEL "MONNEZZA DAY". OLTRE A ME SARANNO PRESENTI FRANCA RAME, EDOARDO BENNATO, MAURIZIO PALLANTE E TANTI ALTRI.

Programma elettorale del PD/PDL:

Lo psiconano non vuole una legge contro il conflitto di interessi
Topo Gigio non vuole una legge contro il conflitto di interessi

Lo psiconano vuole tenersi tre televisioni e fare politica
Topo Gigio vuole che lo psiconano si tenga tre televisioni e continui a fare politica

Lo psiconano vuole gli inceneritori
Topo Gigio vuole gli inceneritori e imbarca Veronesi detto Cancronesi di 83 anni

Lo psiconano non vuole rispettare le sentenze europee e mandare Rete 4 sul satellite
Topo Gigio non vuole rispettare le sentenze europee e mandare Rete 4 sul satellite

Lo psiconano non vuole che le intercettazioni siano rese pubbliche dopo essere state notificate alle parti
Topo Gigio non vuole che le intercettazioni siano rese pubbliche dopo essere state notificate alle parti

Lo psiconano non vuole più processi pubblici a Cuffaro, Fazio, Fiorani, Consorte, D’Alema, Fassino e a sé stesso a causa delle intercettazioni
Topo Gigio non vuole più processi pubblici a Cuffaro, Fazio, Fiorani, Consorte, D’Alema, Fassino e allo psiconano a causa delle intercettazioni

Lo psiconano vuole la galleria di 43 chilometri in Val di Susa che costerà 14 miliardi di euro ai contribuenti per far passare merci a 130 all’ora tra 15 anni
Topo Gigio vuole la galleria di 43 chilometri in Val di Susa che costerà 14 miliardi di euro ai contribuenti per far passare merci a 130 all’ora tra 15 anni

Lo psiconano vuole fare le nuova legge elettorale con Topo Gigio
Topo Gigio vuol fare la nuova legge elettorale con lo psiconano

Lo psiconano vuol fare un governo di larghe intese dopo le elezioni
Topo Gigio vuol fare un governo di larghe intese dopo le elezioni

Lo psiconano vuole premier dell’inciucio Gianni Letta
Topo Gigio vuole premier dell’inciucio Gianni Letta

Se non potete scegliere il programma, valutate le differenze tra i due leader:
lo psiconano si tinge i capelli e ha i tacchi,
Topo Gigio ha i capelli bianchi e gli occhiali.
Meglio i capelli al naturale o la tintura?
Votate lo shampoo, fatelo per la democrazia.






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