sabato 2 febbraio 2008

Alberto Moravia, nell’ introduzione all’opera di Conrad, Lord Jim , afferma che è la storia di un caso di disonore. Egli dice:

-“Per capire che cosa sia Lord Jim, bisogna ricordare che per Josefph Conrad l’onore non era un valore tra i tanti, era il valore per eccellenza, il valore dei valori.”

Certo, continua lo scrittore, può apparire strano che un polacco, mettesse al centro di una sua opera l’onore. In fondo quel mondo slavo, da cui proveniva, era dominato dall’ambiguità, dal dubbio, dalla ricerca di spiritualità forse. E l’onore allora, virtù rigida e crudele? La risposta è perché egli era un anglofilo, perché non poteva essere anglosassone, perché era slavo.

Tanti perché che lo hanno spinto a scrivere una storia, incentrata sul dramma della perdita dell’onore.

C’è un racconto siciliano , trascritto da Giuseppe Pitrè, dal titolo.” L’Acqua, il Vento e l’Onore, in cui si narra che un giorno, strada facendo, essi si ritrovarono insieme e discorrendo ognuno disse le cose importanti che aveva fatto.

L’Acqua, scorrendo dentro il letto di un fiume, aveva fatto girare mulini, irrigato giardini e dissetato la gente.

Il Vento si gloriò di spingere barche e bastimenti, e per diletto giocare con le nuvole e le foglie degli alberi, nei boschi.

L’onore, non aveva nulla da raccontare, però, disse:- Io tengo gli uomini in pugno, perché ognuno può essere povero o ricco, ma se ha me, ha tutto.

L’acqua e il vento non capirono subito il senso di quelle parole. Al momento del congedo, ognuno disse dove avrebbero potuto rincontrarsi.

L’acqua, presso le fresche fontane; il Vento, sopra la cima del Mongibello.

L’onore disse:- Io stilo che, chi mi perde una volta, non mi può più aghiare(trovare).

Ecco il dramma del disonore.

“ Non potevo andarmene-incominciò Jim.- il capitano sì, ed è naturale che l’abbia fatto. Ma io non potevo e non volevo. Se la sono svignata tutti, in un modo o nell’altro. Ma per me la cosa era diversa.

(…)-A quest’ora-disse Jim,-avrà letto tutta la storia nei giornali locali. Non potrò più guardare in faccia quel povero vecchio…Non riuscirei a spiegare l’accaduto, né egli riuscirebbe a comprendermi.

(…) Mi pregò che non lo confondessi con i suoi compagni di… delitto, diciamo. Non era uno di loro, era di un’altra razza.

(…)Mi confessò che non aveva la minima idea di ciò che avrebbe fatto, e sembrava che, più che parlare direttamente a me, pensasse ad alta voce.

(…) Mi saprebbe dire come si sarebbe comportato lei al mio posto? Può dirmelo in coscienza? E non si sente un… bastardo, lei vero? E dopo aver detto quelle parole- ve lo giuro sul mio onore-mi guardò con aria interrogativa.(Conrad, Lord Jim, Bompiani, pp.96-98)

Lord Jim, chiamato così per le sue velleità di gentiluomo, è un ufficiale in seconda a bordo del Patna, una nave decrepita adibita al trasporto dei pellegrini della Mecca da Bombay a Porto Said, che una notte urta un relitto e comincia ad imbarcare acqua. Il comandante non ha esitazioni, pensa che non c’è il tempo per salvare i pellegrini e fugge, con il resto dell’equipaggio, a bordo di una scialuppa.

Lord Jim, all’inizio giura che morirà insieme ai passeggeri, ma alla fine salta anche lui sulla scialuppa, credendo di abbandonare i pellegrini al loro destino, i quali invece si salvano, poiché il pericolo di affondamento risultò essere inconsistente.

Uscito disonorato da quella vicenda, cerca di rifarsi una vita in un’isola dell’arcipelago malese, dove riesce a conquistare la fiducia della popolazione e, alla fine, decide di sacrificare la propria vita, per redimersi.

Conrad scrisse Lord Jim nel 1990, adottando una tecnica narrativa

nuova, del racconto nel racconto. Il narratore, infatti, è esterno alle vicende del romanzo e descrive, con distacco, la crisi dei valori del mondo occidentale: un mondo confuso e oscuro.

Crisi che perdura e che spinge illustri sociologici, come Zygmunt Bauman, a definire la nostra società “Liquido-moderna”, all’interno della quale gli uomini diventano, anch’essi, cose, rifiuti e scarti.

Antonia Arcuri

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