mercoledì 30 gennaio 2008

Un "Oscar" per Pistorius


Ormai è più che nota la vicenda del ventiduenne Oscar Pistorius: è un amputato bilaterale, detentore del record del mondo sui 100, 200 e 400 m piani. Corre grazie a particolari protesi in fibra di carbonio.
Nacque con una grave malformazione (non aveva i talloni) che lo costrinse, all'età di undici mesi, all'amputazione delle gambe. Negli anni del liceo praticò il rugby e la pallanuoto, poi un infortunio lo portò all'atletica leggera, dapprima per motivi di riabilitazione, poi per scelta.
La situazione è molto importante e di una certa rilevanza, anche per noi di Dialogos che ci siamo interessati negli anni passati al mondo della disabilità è abbiamo potuto constatare come si difficile anche emotivamente e psicologicamente superare questa condizione e la nostra Antonia potrebbe parlarne, credo, per giorni.
La situazione nella quale si ritrova Oscar è paradossale: “è più avvantaggiato dei normodotati”.
Tale situazione indica il fatto che non c’è il giusto riconoscimento per l’abnorme sforzo e non intendo solamente fisico, che Oscar ha dovuto compiere per tutta la sua vita.
La matematica non può misurare la voglia di vincere, combattere e superarsi, tutte cose che questo atleta ha dimostrato con i fatti.
Le protesi di Oscar secondo le analisi condotte restituirebbero una spinta che lo avvantaggerebbe, però come ha fatto notare il pilota Zanardi, anche lui amputato, “… le protesi per restituire una spinta, qualcuno la forza prima la deve imprimere …”.
In questi giorni Oscar ha trovato in Italia un grande incoraggiamento a continuare ed è stato anche insignito del premio nazionale 'Nestore' 2008, riconoscimento promosso dal comune di Marsciano con l'alto patronato della Presidenza della Repubblica.
Anche Mennea primatista italiano si è schierato con Oscar e ha dichiarato che “… non abbiamo nessun diritto di fermare il sogno di questo ragazzo di partecipare ai prossimi Giochi olimpici di Pechino. Non sono questi i veri problemi dello sport, dobbiamo cercarli altrove" dichiarazione che sicuramente condividibile a pieno.
Speriamo che questa battaglia di civiltà sia vinta da Oscar, dai disabili e della nostra “società” che troppo spesso vuole mettere paletti alla voglia di costruire, crescere e vivere.

Francesco Milazzo

2 commenti:

Antonia Arcuri ha detto...

Sono d'accordo con Francesco, Pistorius, l'Oscar, l'ha già vinto.
Occorre tanta tenacia per riuscire a superare le enormi difficoltà, che questo ragazzo, dal sorriso aperto,ha dovuto affrontare. Si chiama resilienza, in gergo psicologico, la capacità di resistere ai colpi avversi della vita e venirne fuori, vincenti. La resilienza, il termine è mutuato dalla capacità che hanno i materiali di assorbire un urto senza rompersi, nelle persone non è innata; si sviluppa quando il contesto, familiare e sociale, offre accoglienza, fiducia, cura.
Antonia Arcuri

Redazione Dialogos ha detto...

Proprio questo la meccanica e la matematica non posson ne contare ne misurare.