lunedì 14 gennaio 2008

Terremoto nella Valle del Belice: 40 anni dopo .


Nella notte tra il 14 e il 15 gennaio 1968 un violento terremoto colpì una vasta area della Sicilia occidentale compresa tra la Provincia di Agrigento, quella di Trapani e quella di Palermo.

I primi soccorsi arrivarono in prossimità del triangolo dell'epicentro tra Gibellina, Salaparuta e Poggioreale: le strade erano in pratica state risucchiate dalla terra e molti collegamenti con i paesi colpiti furono praticamente impossibili sino alla notte tra il 15 e 16 gennaio, ovvero ventiquattro ore dopo il violento sisma. Nei giorni seguenti arrivarono nella zona il presidente della repubblica Saragat e svariate autorità politiche e militari impegnati nei soccorsi più di mille vigili del fuoco, la Croce Rossa, l'esercito. Un pilota di uno degli aerei impegnati nella ricognizione della zona dichiarò di avere visto "uno spettacolo da bomba atomica …ho volato su un inferno".

Di certo, il terremoto del 1968 dimostrò lo stato di arretratezza in cui vivevano quelle zone della Sicilia, e le problematiche della popolazione Sicilia composte in gran parte da vecchi, donne e bambini, poiché i giovani e gli uomini erano già da qualche tempo emigrati per questioni di lavoro.

Di fronte a questo dramma, che si aggiunse alle già indigenti condizioni economico-sociali siciliane, lo Stato fu cieco e sordo come per tutto il seguente periodo della ricostruzione segnato dalla burocrazia e dal malaffare e dalla continua emigrazione.

Furono costruite opere “Faraoniche” ma poco utili allo sviluppo del territorio, come denunciò , oggi più attuale di ieri, Danilo Dolci.

Oggi dopo 40 anni, le città si continuano a svuotare, tornano ad essere costituite da donne, vecchi e bambini, i giovani sono costretti ad emigrare, come 40 anni fa. Questo significa che nulla è cambiato ed è inaudito ma tristemente reale, che dopo 40 anni di burocratico malaffare, il territorio ha perde le sue migliori forze, i suoi cervelli, le sue braccia.

In occasione della ricorrenza, è stato realizzato un articolato programma dal titolo “Valle del Belice, TERRE in MOTO…verso il futuro”, che tiene conto dei diversi significati che l’anniversario riveste sia per la popolazione locale che per la collettività e per la storia sociale della Sicilia, e che vuole ribadire la possibilità di sviluppo del territorio per garantire prospettive a questa terra ed ai suoi giovani.

Speriamo solo che le parole di Danilo Dolci sia finalmente smentite:
“Qui la gente è stata uccisa
nelle fragili case e da chi le ha impedito di riappropriarsi della vita col lavoro (io aggiungerei anche costretta ad emigrare)”.

Francesco Milazzo

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