martedì 8 gennaio 2008

La serpe Pippina

Un ricco mercante aveva cinque figli: quattro femmine e un maschio. Gli affari gli andavano bene, ma si sa i figli hanno bisogno di tante cose e le femmine poi: bustini, nastrini, belletto, reggipetto e corsetto, e proi oggi e proi domani, il mercante si ritrovò povero in canna.

Il maschio era un baldo giovane, tanto baldo che si chiamava Baldellone.

Quando si accorse che il padre era rimasto tuvì-tuvà, disse:

-Vado a cercare fortuna nel mondo, sono giovane e forte, qualcosa troverò.

E così parti alla volta di Parigi di Francia.

Appena giunto si alliffiò il maggiordomo del palazzo reale, e men che non si dica mangiava e beveva alla tavola del re.

Intanto la moglie del mercante uscì incinta e il mercante era sempre più disperato, non sapendo più come fare per sbarcare il lunario.

Un giorno la donna disse al marito:-

-Nostra figlia sta per nascere, la donna sentiva infatti che era una femmina,- ma non la possiamo fare andare con il di dietro di fuori, quindi vendiamo qualche mobile con sopramobile e compriamo quello che serve.

E così fecero.

La bambina di nome Peppina, un giorno giocando sul letto dei genitori, tirò fuori dal paglione delle cose luccicanti.

Ohh, disse come sono belli!

-Che sono! Che sono!, disse la madre

-Non lo vedi? disse il padre,- sono monete d’oro.

Come fu, come non fu, si scopri che dentro il materasso c’era un buco e sotto una giara di monetepreziose.

Eh! la ruota della fortuna ha cominciato a girare anche per noi, disse il padre.

- Per maggiore sicurezza, bisogna fare ammagare la bambina, disse la madre.

Così furono consultate le maghe di Mezzomonreale perché erano molto annintovate.per la loro largasìa.

Per l’occasione furono fatte tre torte da offrire loro e mandate a cuocere presso un fornaio di fiducia. Ma la moglie del fornaio non seppe resistere al profumo che si spandeva intorno, e presa dalla gularìa ne mangiò una. Poi velocemente ne impastò un’altra con l’acqua delle scope di disa , nere di cenere, e la mise accanto alle altre.

Arrivarono le maghe in pompa magna. Tutti si inchinavano e dicevano:- sabbinidica.

-Santa santa , rispondevano in coro.

La prima maga spezzando la torta disse.- che i tuoi capelli possano risplendere perennemente d’oro.

La seconda:- che tu possa far apparire tutte le primizie del mondo.

La terza stava per dire qualcosa, quando dalla torta spezzata schizzò un pezzo di carbone che la colpì in un occhio.

-Che tu possa diventare una serpe nivura nivura come questo carbone, ogni volta che vedrai il sole, disse l’ultima maga, riparandosi l’occhio con una mano.

Tutti rimasero come quelli che hanno la pancia davanti e l’imbelico dietro; però, ormai, la magaria era stata fatta, e non si poteva tornare indietro..

-Pazienza, disse il mercante, piangeremo con un occhio.

Intanto Baldellone, che si dava aria da gran signore,raccontava di palazzi, di terre, di ricchezze.

E ogni giorno si allargava sempre di più, finchè al re non gli girò la ciricoppola e un giorno disse:-

-Questo Baldellone , secondo me, arrizzòla fànfare.

Così, fece chiamare il suo segretario particolare e lo inviò in Sicilia, per verificare l’esatta consistenza di quel patrimonio.

(Continua/1)

Antonia Arcuri

1 commento:

Redazione Dialogos ha detto...

Antonia meno male che ci sei tu? Dai un tocco di allegria a questo sito. Aspettiamo con ansia la seconda parte.

Giuseppe e Concetta