domenica 6 gennaio 2008

La mafia oggi !

Siamo ai primi giorni del 2008 e possiamo fare in un certo senso il bilancio consunivo della lotta alla mafia dell’anno che è ormai alle spalle. Possiamo dire che quest'anno il bilancio è eccezionalmente positivo. Magistratura e forze dell'ordine hanno dato una serie di colpi e contraccolpi a Cosa Nostra. Nella Provincia di Palermo la mafia, come dice il Procuratore Nazionale Antimafia, “si rovista dentro e sta provando a capire se resterà quella che è sempre stata o cosa potrà mai diventare”. E' in un certo qual modo disorientata. Come ha detto il Presidente del Consiglio Romano Prodi durante la conferenza stampa di fine anno: “Il 2007 è stato l’anno della rimonta contro la mafia. Mai come durante quest’anno sono stati assicurati alla giustizia boss e latitanti. È importante non abbassare la guardia anche perché le mafie e la
criminalità organizzata restano, scandalosamente, tra le strutture più penetranti del Paese. Questa battaglia però sta producendo un cambiamento di clima, soprattutto in Sicilia dove imprese e cittadini hanno trovato la forza per alzare la testa. Lo Stato, il Governo sono schierati seriamente al loro fianco. Il lavoro, però non è finito. E nella lotta alla mafia, alla camorra e alla ’ndrangheta, lo Stato non si fermerà fino a quando questo cancro non verrà definitivamente estirpato”.
A capo dei mandamenti ci sono alcuni giovanissimi, poiché i boss e i loro fedelissimi sono tutti nelle patrie galere. Dopo l'arresto di Provenzano nel 2006, c’è stato l'arresto di Nino Rotolo e poi nel 2007 c'è stato l'arresto dei Lo Piccolo che ha messo la parola fine ai super boss di Cosa Nostra. Positivi sono anche i segnali che ci arrivano dai commercianti. Possiamo dire che Addio Pizzo dopo un lavoro fatto egregiamente inizia a raccogliere i propri frutti. Commercianti e imprenditori che non solo rifiutano di pagare il pizzo ma che denunciano i propri estortori. Importante anche la posizione presa da Confindustria, anche se bisogna vedere se non sono solo manifestazioni di facciata. Ma certamente molti imprenditori hanno detto di no al racket. A Palermo è nata anche la prima associazione antiracket. Per la presentazione il teatro Biondo era strapieno e c'erano molti commercianti. Da tutto questo sembrerebbe che la mafia stia per essere sconfitta definitivamente eppure la mafia c'è ed è ancora potente. Questa forza le deriva dalla sua capacità di entrare direttamente nelle istituzioni democratiche attraverso la politica e attraverso l'inserimento clientelare di suoi uomini nella Pubblica Amministrazione. Questo le permette di fare affari d'oro. Le attività della mafia sono il racket, la droga, le scommesse, acquisizione di aziende ecc... ma Cosa Nostra Siciliana è specializzata nell'aggiudicazione degli appalti pubblici, nella gestione della sanità e dei servizi sociali. Uomini d'onore con i colletti bianchi che hanno in mano le leve del potere pubblico, dai Comuni alla Regione che sono al servizio della mafia. Affiliati e collusi che sono medici, avvocati ecc... persone insospettabili ai più. In questo chiaro scuro la mafia diventa forte. Riesce ad aggiudicarsi appalti, sa a chi chiedere il pizzo, riesce ad ottenere contributi dallo Stato e dalla Comunità Europea, riesce a modificare le politiche pubbliche, riesce a infiltrarsi nelle procure ecc... Questa è la mafia e questa è la Sicilia. Questo è il livello che da sempre la magistratura ha tentato di colpire ma mai è riuscita a scalfire. Non si conoscono mai i mandanti delle stragi, magari c'è la copertura del segreto di Stato, i politici condannati vengono politicamente assolti, vedi l'On Andreotti ecc.... Se si capisce questo si riesce a capire come mai la Sicilia rimane una delle regioni più povere dell'Italia, pur avendo grazie allo Statuto Speciale molte più risorse di altre regioni. Quindi la mafia oggi è meno verticistica e più orizzontale. Cioè in Provincia di Palermo non c’è un boss dei boss, ma ci sono tante famiglie che governano e che hanno autorità solo nei propri mandamenti. Così è anche a Corleone. A Corleone ci sono sempre le stesse famiglie. Da quello che si percepisce, a differenza di Palermo, qui i piccoli esercenti non pagano e sono esenti dal pizzo. Ma non è escluso che vi sia qualche forma di obbligazione, in alcuni settori, di acquistare determinati prodotti gestiti da loro. Certamente a Corleone gli affari potrebbero provenire dall’edilizia e dall’agricoltura. Non solo ingenti investimenti in terreni e attrezzi agricoli ma anche investimenti in aziende che trasformano i prodotto agricoli. Non dimentichiamo che l’agricoltura ha goduto di alcuni finanziamenti europei e regionali che nella maggior parte dei casi non ne hanno goduto i piccoli imprenditori agricoli. La mafia corleonese è più avanti rispetto a tanti paesi dell’entroterra. Qui si respira l’aria apparente della libertà, dove non si ha alcun problema ad organizzare una manifestazione antimafia o scrivere articoli. L’importante è fare affari! Il mafioso si mimetizza e lo trovi accanto a te, tutti sembrano bravi ragazzi e magari coinvolgono anche i giovani. Ma dietro la maschera c’è la mafia di sempre. A Corleone è più difficile per un certo verso sconfiggere questa mafia invisibile. Per il momento è stato scongiurata la scarcerazione di Giuseppe Salvo Riina, figlio di Totò Riina. Infatti, la Corte d'appello di Palermo ha condannato, per associazione mafiosa, a 8 anni e 10 mesi dopo l'annullamento della condanna di secondo grado da parte della Cassazione che faceva correre il rischio di una sua scarcerazione. Pena ridotta rispetto alle condanne precedenti e scarcerazione solo rinviata. Il giovane Riina è considerato come erede naturale dei corleonesi. Ritornando allo scenario provinciale possiamo dire che uno dei più influenti picciotti di Palermo è Giovanni Nicchi. A Palermo sembrava che i corleonesi con i Lo Piccolo fossero destinati a finire, ora tutto è rimesso in gioco. In questo scenario di una mafia orizzontale spicca proprio Gianni Nicchi della famiglia di Pagliarelli che ha appena 28 anni, figlioccio del boss Nino Rotolo, dell'ala corleonese, che aveva deciso di eliminare i Lo Piccolo. Tale piano fu evitato dalle forze dell'ordine con il suo arresto. I corleonesi inoltre potrebbero godere dell'appoggio del boss indiscusso di Trapani e cioè Matteo Messina Denaro. Poi c'è la questione degli scappati amercani che avevano avuto l'appoggio dei Lo Piccolo. Ma ora che succederà? Insomma una mafia debole ma una mafia ancora forte.

Giuseppe Crapisi

1 commento:

Stranistranieri ha detto...

Diversi anni fa a pochi chilometri da Firenze, a Campi Bisenzio, la Signora Aquilini, titolare di una merceria nel centro del paese,un giorno si presentò ai carabinieri e denunciò per estorsione la banda Cavataio. Sui giornali comparve la sua foto e nei titoli e nel ricordo della gente lei rimase la "merciaia di Campi Bisenzio".Questo nome rappresentativo di un settore del commercio,colorò la vicenda di sfumature letterarie,il coraggio della merciaia prevalse sulle gravi implicazioni sociali che la vicenda stessa comportava. In Toscana non si era mai sentito parlare di pizzo nei termini in cui ne parlò lei.Prima di arrivare alla denuncia, il negozio era andato a fuoco due volte. Dopo anni di udienze, rinvii, sentenze, appelli, alla fine furono condannati alcuni uomini della banda Cavataio. Qualche tempo fa, un trafiletto de La Repubblica, diceva che la merciaia, sola e abbandonata da tutti aveva deciso di chiudere per sempre la merceria.
Ho raccontato questa storia sul filo della memoria, non sono riuscita a trovare una documentazione seria che ricomponesse la vicenda. NOn so quanto siano estese le infiltrazioni mafiose in Toscana, sicuramente ci saranno gli intrighi nelle pubbliche amministrazioni,con gli appalti e le raccomandazioni. Immagino anche però, che la storia successa alla signora di Campi, non sia stata unica nel suo genere, ci sarà stata una penetrazione di picciotti sul territorio? Non so.Posso anche immaginare che cosa significhi convivere con storie simili moltiplicate, per mille, ogni giorno, ogni mese, ogni anno. La merciaia ha chiuso il negozio perchè ha detto di sentirsi abbandonata dalle istituzioni e dai clienti. Perchè? Una donna troppo coraggiosa invece di avere stima e ammirazione, fa paura?
Daniela Tani