sabato 19 gennaio 2008

Il piacere dell'onestà


Il 27 novembre 1917 al Teatro Carignano di Torino venne rappresentata l’opera di Pirandello “Il piacere dell’onestà.”

Antonio Gramsci fece una recensione dello spettacolo, che appar ve nella stampa socialista di Torino e poi inclusa nella “Città futura”, giornale pubblicato dalla federazione giovanile piemontese e rivolto ai giovani.

G. Germanetto in “ Memorie di un barbiere”, nel 1956 riporta il racconto-testimonianza di un compagno di viaggio, occasionale, di Antonio Gramsci, che gli parla di un giornale di cultura operaia, per l’appunto”La Città futura”, numero unico che venne pubblicato come saggio del suo pensiero.

Qui viene riportato, in sintesi, il testo della recensione di Antonio Gramsci.

“ Luigi Pirandello è un “ardito” del teatro.

Le sue commedie sono tante bombe a mano che scoppiano nei cervelli degli spettatori e producano crolli di banalità, rovine di sedimenti di pensiero.

Luigi Pirandello ha il merito grande di far, per lo meno, balenare delle immagini di vita che escono fuori dagli schemi della tradizione, e che però non possono iniziare una nuova tradizione, non possono essere imitate, non possono determinare il cliché alla moda.

C’è nelle sue commedie uno sforzo di pensiero astratto che tende a concretarsi sempre in rappresentazione, e quando riesce, dà frutti insoliti nel teatro italiano, d’una plasticità e d’una evidenza fantastica mirabile.

Così avviene nei tre atti del Piacere dell’onestà.

Pirandello vi rappresenta un uomo che vive la vita pensata, la vita come programma , la vita come “pura forma”.

Non è un uomo comune questo Angelo Baldovino. E’ stato un briccone, è un relitto, secondo le apparenze.

(…) Il Baldovino si innesta nella commedia in un ambiente favorevole e vive la sua vita.

Diventa il marito legale di una nobile signorina, che è stata resa madre da un uomo ammogliato.

Accetta la parte, ponendosi degli obblighi di onestà, e ponendone agli altri, e sviluppa il suo pensiero.

Diventa subito ingombrante, il suo pensiero si realizza per sé, ma scombussola tutto l’ambiente e arriva a questo punto morto preveduto dal Baldovino, ma paradossale per gli altri, è necessario che il marchese Fabio, il seduttore, diventi ladro, perché la “pura forma” si sviluppi in tutta la sua logica, e Baldovino appaia essere il ladro, pur rimanendo che il vero ladro è il marchese.(…) Arrivati a questo punto di scomposizione e di dissoluzione psicologica, la commedia ha uno svolto pericoloso, e un po’ confuso. Le reazioni sentimentali hanno il sopravvento. La bricconeria effettiva del marchese Fabio prende un risalto di una evidenza umoristica catastrofica, e la moglie putativa diventa moglie effettiva e appassionata del Baldovino, che non è un briccone o un galantuomo, ma solo un uomo che vuole essere l’uno e l’altro, e sa essere effettivamente galantuomo, lavoratore, perché queste parole non sono che attributi contingenti di un assoluto che solo il pensiero e la volontà creano e alimentano.

La commedia di Pirandello ha avuto un crescendo di applausi, dovuto alla virtù di persuasione insita nel processo fantastico dell’intreccio…”.

(Antonio Gramsci, Il Piacere dell’onestà, in “La Città Futura” 1917-1918.”)

Antonia Arcuri

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