lunedì 28 gennaio 2008

Dopo Cuffaro cannoli o "cassate"?


Appena una settimana fa, subito dopo la sentenza di condanna a cinque anni di reclusione e l’interdizione perpetua dai pubblici uffici per favoreggiamento a carico di Salvatore Cuffaro, su CorleoneDialogos.it c’eravamo espressi dicendo che non eravamo per nulla stupiti della dichiarazione di Cuffaro ai giornalisti all’uscita dal tribunale di Palermo, ossia la volontà del governatore di non dimettersi dalla sua carica e la sua felicità per essere stato riconosciuto dai giudici un favoreggiatore “semplice” e non invece aggravato.

Ebbene, c’eravamo sbagliati. In realtà Cuffaro, come tutti oramai sanno, si è dimesso nella tarda mattinata di Sabato e non è più il Presidente della Regione Sicilia. C’eravamo sbagliati, è vero, ma il nostro errore è dovuto semplicemente alla nostra modesta capacità di leggere e intuire e prevedere i calcoli politici che una volpe come l’ex governatore ha naturalmente dovuto fare nei giorni immediatamente successivi alla sua condanna, calcoli che sono stati brillantemente risolti da Cuffaro, il quale ha trovato il modo più furbo non solo per sopravvivere politicamente, ma per essere un uomo nuovo pronto a una nuova avventura, con la benedizione complice e interessata del presidente UDC Casini e la benevolenza di tutto (o quasi) il centrodestra.

Le sue dimissioni infatti non sono il frutto di un qualche ravvedimento morale, un gesto di umiltà compiuto come atto di rispetto per i siciliani, come ha detto proprio Cuffaro nel suo discorso d’addio all’Assemblea Regionale, egli si è dimesso invece per una precisa scelta politica. E per di più, particolare questo non irrilevante, si è dimesso un attimo prima di essere sospeso dal governo nazionale, dopo la richiesta indirizzata al commissario dello Stato da parte della Procura della Repubblica di Palermo. Il premier dimissionario Prodi, infatti, ha persino telefonato a Cuffaro la sera prima che questi lasciasse il suo incarico, per avvertirlo che la sospensione era praticamente un atto dovuto da parte del governo, e che quella telefonata era semplicemente un gesto di correttezza istituzionale. E viste le mire espansionistiche “senatoriali” dell’ex governatore – Casini ha già fatto sapere a Cuffaro che il partito lo appoggerà in qualunque sua decisione, e pare sia già pronto per lui il posto di capolista per il Senato alle prossime elezioni politiche – non sarebbero stati certo d’aiuto alla nuova carriera cuffariana i quotidiani di qualche giorno fa se questi avessero titolato : “Cuffaro sospeso dalla carica” o “Cuffaro cacciato dal governo”. Molto meglio presentarsi al nuovo Parlamento come uomo e politico “ripulito”. Che si tratti poi pur sempre di un politico condannato a cinque anni per favoreggiamento, seppure in primo grado, è solo un particolare scocciante.

Ma cosa accadrà ora, dopo le dimissioni dell’uomo dei cannoli e dei favori? Lo Statuto regionale siciliano prevede lo scioglimento immediato dell’Assemblea regionale e la convocazione di nuove elezioni, da tenersi entro tre mesi. In primavera, dunque, saremo chiamati ad eleggere i nuovi dis-onorevoli parlamentari regionali, nonché il nuovo Presidente della Regione. E’ già partito il toto-nomi e si parla di un possibile passaggio del testimone da Cuffaro a Raffaele Lombardo, presidente della Provincia di Catania e leader del secondo partitino siciliano in termini di clientele, favori e interessucci, quel Movimento per l’autonomia che è cresciuto in maniera spropositata dalla sua nascita recente alle ultime elezioni amministrative che si sono svolte nella nostra regione. E noi siciliani sappiamo bene, anche se molti preferiscono fare finta di non sapere o di non ricordare, a cosa e a chi sono dovute queste improvvise ed inattese affermazioni elettorali di formazioni politiche nate apparentemente dal nulla, e in breve tempo diventano enormi centri di poteri e di condizionamento.

Bene – o per meglio dire, male – quello di Lombardo è il nome per il momento più quotato sulla piazza, anche perché la sua candidatura sarebbe vista con favore anche da Pierferdinando Casini, che tra i caporioni del centrodestra nazionale è quello che più di tutti ha diritto di parola, forte delle percentuali bulgare dell’Udc in Sicilia. A dire il vero sono circolati anche i nomi di Stefania Prestigiacomo, ex ministro di Forza Italia, che però ha già fatto sapere, salvo ripensamenti dell’ultim’ora, di non essere interessata. Altro personaggio citato nei giorni scorsi è Angelino Alfano, deputato nazionale e responsabile siciliano del partito di Berlusconi, che non si è però espresso a riguardo.

Se per il futuro prossimo, quindi, i siciliani debbano aspettarsi altri cannoli, o peggio ancora tante “cassate”, non è molto chiaro. Ai pasticcieri l’ardua sentenza.

Giuseppe Alfieri

2 commenti:

Stranistranieri ha detto...

Attilio Bolzoni su La Repubblica di domenica 27 gennaio così scriveva: "La Sicilia ha già il suo erede. E' un altro Toto Cuffaro...E' il successore naturale, quello giusto per prendere in mano un'isola di voti e di favori, quello più fidato per fare l'amministratore delegato di "quell'azienda" che dà posti e incarichi e consulenze ad almeno trecentomila siciliani".
Sarà così breve la nostra ingenua contentezza di fronte alle dimissioni del goloso tristemente famoso nel mondo? Presenze forti come Rita Borsellino, le associazioni contro il pizzo, le posizioni della confidustria e tutto quello che è successo in questi ultimi mesi, non serviranno a spostare di un millimetro il granitico asse politico? La Sicilia, è ancora e solo descritta dalle parole di Tancredi al pricipe suo zio Il Gattopardo: "Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi"?

Daniela Tani

Antonia Arcuri ha detto...

Riusciremo, noi siciliani, a mandare a casa la classe politica che dirige la Sicilia?
La risposta è no! Potrò essere tacciata di pessimismo, si,però è una risposta realistica.
Abbiamo due candidati con le carte in regola.
Sono: Rita Borsellino, la sorella del Magistrato, Paolo, ucciso dalla mafia e dalla politica, e Leoluca Orlando, ex sindaco di Palermo, fautore della Primavera Siciliana.
La sinistra siciliana li appoggerà?
La risposta è: si , in parte.
Questi due candidati possono contare su un lettorato di centro, cattolico- progressista, e di sinistra; di quella parte che non si riconosce più nei partiti.
Siamo perdenti, anche, perchè non riusciamo a fare quadrato.
Interessi privati e illeciti,veleni, congiure, invidie, sono il terreno melmoso della politica siciliana.
Lei è onorevole?, dice Totò, non Cuffaro, ma De Curtis.
-Ma mi faccia il piacere!
Antonia Arcuri