venerdì 11 gennaio 2008

Don Ciotti per ricordare Accursio Miraglia

Da Corleone a Sciacca per andare alla commemorazione dell’assassinio del sindacalista Accursio Miraglia, ammazzato dalla mafia il 4 gennaio 1947. Da Corleone a Sciacca poiché siamo i ragazzi che stiamo svolgendo il servizio civile con il progetto, la memoria costruisce il futuro di Arciserviziocivile, che ha come obiettivo proprio lo studio e la raccolta di documenti sul movimento contadino e antimafia. Abbiamo trovato un teatro pieno di giovani delle varie scuole di Sciacca e importanti relatori. La commemorazione è iniziata con la proiezione della puntata del documentario Blu Notte di Carlo Lucarelli sulla morte di Miraglia, Rizzotto e Carnevale. La proiezione della parte che riguardava Miraglia è stata davvero significativa sia dal punto di vista storico/conoscitivo e sia dal punto di vista umano. La storia di Accursio Miraglia è la storia di uno dei tanti sindacalisti uccisi dalla mafia perché avevano sostenuto i contadini nelle occupazioni delle terre. Occupazioni che rivendicavano soltanto il rispetto della legge e cioè l’applicazione dei decreti Gullo del 1944, con i quali si dava la possibilità alle cooperative di contadini di ottenere in affitto i terreni che erano nelle mani dei gabelloti e degli agrari. Accursio Miraglia era il Segretario della Camera del Lavoro di Sciacca e ritornato dal nord iniziò una serie di attività economiche a Sciacca. Ma pur nella sua posizione economica si mise a capo dei contadini per rivendicare la terra. Nel 1946 creò la cooperativa Madre Terra e riuscì ad organizzare un’enorme manifestazione pacifica, chiamata la cavalcata, con 5000 persone a Sciacca. Subito dopo tale imponente manifestazione il Tribunale inizia l’assegnazione delle terre. Allora la mafia e gli agrari decisero la sua morte, la morte di colui il quale voleva il miglioramento delle condizioni di vita dei più poveri. Furono accusati alcuni mafiosi tra cui il Cavalier Rossi e il capomafia Di Stefano che aveva il feudo del cavalier in gabella. Indagini, processo, testimonianze, ritrattazioni e infine tutti assolti per insufficienza di prova. Insomma nessuna giustizia si è mai avuta. Subito dopo la proiezione hanno preso la parola i relatori presenti: il moderatore era il dott. Mazza, poi i Consiglieri Provinciali di Agrigento Di Paola e Lazzano, il Senatore Montalbano, il vicesindaco di Sciacca Segreto, il dott. Dino Paternostro, il figlio Nico Miraglia e per quest’importante manifestazione era presente ed ha partecipato Don Luigi Ciotti Presidente di Libera. Dopo gli altri interventi ha preso la parola Don Luigi Ciotti e non sapete l’emozione nell’ascoltarlo nella sua umiltà. Don Ciotti ha detto: Questa è una terra fatta di uomini e di donne che hanno pagato con la vita. Noi dobbiamo ricordarli tutti e per questo il 21 Marzo, primo giorno di Primavera, Libera li ricorda tutti. Dobbiamo sconfiggere la malattia più grave che vedo in questo paese e cioè la rassegnazione e l’indifferenza. Per questo dico che il problema siamo noi. Certo lo Stato deve fare il suo dovere, ma noi dobbiamo fare la nostra parte. “E’ possibile che milioni di uomini sono sotto ricatto di poche migliaia di mafiosi? Usura, pizzo, caporalato non rendono liberi. Bisogna liberare la libertà. Ma anche noi dobbiamo fare la nostra parte, dobbiamo rispettare le regole e si deve iniziare dalle piccole cose”. Ha infine ricordato Pippo Fava e il giudice Livatino, ma ha voluto anche ricordare che da quelle lotte portate avanti da sindacalisti come Miraglia oggi sono nate le cooperative di Libera che lavorano nei terreni confiscati alla mafia. Poi alcuni giovani hanno recitato la vita di Accursio Miraglia. A Sciacca si è svolta una gran bella iniziativa interessante e voglio concludere proprio con le parole di Accursio Miraglia che diceva: “Meglio morire all’impiedi che vivere in ginocchio”.

Giuseppe Crapisi

www.corleonedialogos.it

1 commento:

Antonia Arcuri ha detto...

In ricordo di Accursio Miraglia

Cavalcano sulla madreterra
nel pugno chiudono il loro urlo:
"La terra è di chi la lavora"
e fendono l'aria con quel pugno.
Sono donne e uomini
cinquemila sono
diecimila e sono...
Antonia Arcuri