domenica 13 gennaio 2008

Così giovani, così disillusi


Non puntano a eccellere negli studi, credono nel web e nelle raccomandazioni Così giovani, così disillusi

Essere bravi a scuola non è un loro traguardo: quando arriverà il momento di lavorare, contano di cercarsi una buona raccomandazione. Al contrario, vestire bene ed essere apprezzati dai coetanei per l´aspetto fisico sono gli obiettivi più gratificanti. Disillusi, solitari, narcisisti, crescono davanti al computer: sono i ragazzi fra i 13 e i 19 anni analizzati dall´istituto di ricerca Demopolis, che ha condotto l´indagine su un campione di più di mille intervistati in tutta la Sicilia. Indagine Demopolis sui ragazzi siciliani. Vestire alla moda è più importante di andare bene a scuola Disillusi, familisti e narcisi gli adolescenti nell´era del web Per due giovani su tre conta solo la raccomandazione Per i tre quarti la famiglia è la cosa più importante della vita seguita dalle amicizie Detestano essere presi in giro e credono più nella Chiesa che nelle istituzioni governative

ESSERE bravi a scuola non gli interessa, perché stanno crescendo nella convinzione che per riuscire nella vita avranno comunque bisogno dell´appoggio della famiglia, della conoscenza, della raccomandazione. Disillusi, solitari a casa, la loro adolescenza amano trascorrerla davanti al pc più che alla tv, non possono ormai fare a meno del cellulare e si sentono soli anche se la famiglia, nel 72 per cento dei casi, continua a essere punto di riferimento. Sono i ragazzi tra i 13 e i 19 anni, una generazione silenziosa e di cui si parla ancora poco. La loro caratteristica è che preferiscono tenere la loro vita avvolta nel mistero. L´87 per cento dei genitori è convinto di conoscere bene la propria prole. Secondo i figli, l´88 per cento dei genitori non sa se hanno avuto rapporti sessuali e il 62 per cento non sa se hanno un ragazzo o una ragazza. Al dialogo con i genitori rinunciano convinti che papà e mamma, con i quali passano solo due ore al giorno, la pensano diversamente (71 per cento) o non li ascoltano (38 per cento), tutti presi dai problemi di lavoro o dai loro litigi. Quando si parla, si discute più di argomenti scolastici (82 per cento) che di problemi personali (12 per cento). A risollevare il morale ai ragazzi tanto c´è il gruppo, con cui passare il tempo. A far cosa? Anche nulla di speciale, come bighellonare per strada, trascorrere il pomeriggio del sabato in piazza. Il male peggiore è sentirsi esclusi dal gruppo (46 per cento) o essere presi in giro (48 per cento). La cosa più gratificante? Sentirsi apprezzati dai coetanei per i vestiti alla moda e per quanto si è belli. Il 23 per cento non sopporta studiare. Si conosceva ancora poco sui gusti, desideri, sogni, problemi dei giovani di fine del secolo, dei nati tra il 1988 e il 1994, negli anni delle stragi di mafia. L´istituto nazionale di ricerche Demopolis ha condotto una ricerca su un campione di 1008 intervistati in tutta la Sicilia. «È un´età in bilico, incerta, vulnerabile. Degli adolescenti siciliani si conosce poco, al di là degli episodi di cronaca. Se ne ignorano le esigenze reali, le dinamiche affettive, i bisogni primari», racconta il responsabile di Demopolis Pietro Vento, che ha condotto la ricerca con Giusy Montalbano e Maria Sabrina Tutone e con la supervisione scientifica di Marco Elio Tabacchi. «Ne viene fuori il ritratto di una generazione poco ascoltata, che parla sempre meno in famiglia e che sta riscrivendo l´alfabeto della comunicazione: il cellulare è l´unico oggetto del quale non farebbe mai meno, Internet è imprescindibile per comunicare in chat ma anche per studiare». Il bullismo. Dall´indagine emerge che uno dei disagi maggiori è vissuto proprio tra le pareti scolastiche. Il 61 per cento dei ragazzi risponde di essere a conoscenza di episodi di bullismo. Alla domanda «Se dovessi subire delle prepotenze da un compagno o da un conoscente, come reagiresti?», il 78 per cento risponde che si difenderebbe da solo. Solo il 7 per cento informerebbe i genitori e solo il 2 per cento un insegnante. All´indagine ha collaborato anche Telefono azzurro. Il presidente Ernesto Caffo dice: «Quotidianamente arrivano telefonate che testimoniano la rilevanza del fenomeno e la sofferenza degli adolescenti». Internet e il cellulare. «Ma cosa cerca mio figlio su Internet», si chiede ogni genitore. Il 74 per cento degli intervistati dichiara di collegarsi a Internet per il download di musica, film, giochi e video. Sul web si cercano anche materiali e informazioni per lo studio (71 per cento). Assidua la frequentazione delle chat (64 per cento) e cresce l´interesse per i blog e i forum online (34 per cento). Resistono i videogame (42 per cento) ma in rete, e non sui giornali, poco letti, si va anche in cerca di notizie d´attualità (32 per cento). Il cellulare naturalmente lo hanno tutti. Le confidenze. Il 68 per cento degli adolescenti se ha un problema si confida con gli amici o con i compagni di scuola. Con la mamma solo il 37 per cento, mentre il mondo adulto sostiene all´85 per cento che le mamme siano le confidenti per eccellenza. Il 24 per cento sceglie il partner e solo il 19 per cento si azzarda a raccontare dei segreti al padre. «Se racconto le mie cose mia madre mi parla addosso e mi fa le paranoie. Pare sia sempre colpa mia E io non le racconto più niente. Campiamo più tranquilli tutti e due», si giustificano. «Rapporti sessuali? Neanche a parlarne», sentenzia l´88 per cento degli intervistati. Il 79 per cento dei genitori non sa dell´eventuale loro uso di droghe. La fiducia. Gli under 20 sono poco interessati alla vita pubblica del Paese e della regione. Il 30 per cento non si fida di nessuna istituzione. Solo il 14 per cento si fida del governo mentre solo il 2 per cento ha fiducia nei partiti politici e il 9 per cento nel sindaco della propria città. Si salvano le forze dell´ordine (41 per cento) e la chiesa (32 per cento) Confrontando le due fasce d´età dei 13-15 e dei 16-19, della scuola si fida il 34 per cento dei più piccoli e solo il 18 per cento di chi ha compiuto 16 anni. Forse anche per questo, il 66 per cento ritiene impossibile affermarsi nella vita senza la "spintarella". I valori e il tempo libero. Le cose più importanti della vita sono la famiglia (72 per cento) seguita dalle amicizie (65 per cento), dall´amore (63 per cento), dal lavoro (40 per cento), dal divertimento (29 per cento). Il successo e i soldi sono all´ultimo posto, col 22 per cento. Tra gli svaghi, piace più stare per strada 866 per cento) che andare al pub o in pizzeria (43 per cento). Ultimo posto: andare in discoteca o praticare un´attività sportiva. Leggono poco: meno del 40 per cento ha letto più di un libro nell´ultimo anno. Uno su tre non ne ha letti nessuno. Per essere apprezzati dal gruppo devono essere vestiti alla moda (43 per cento) ed essere belli (35 per cento), oltre che avere soldi, fare cose spericolate, esseri magri.



La repubblica DOMENICA, 13 GENNAIO 2008

ANTONELLA ROMANO

7 commenti:

Redazione Dialogos ha detto...

Credo che questa indagine fotografi molto bene la situazione dei giovani siciliani. Non mi stupisce tanto il fatto che i giovani siano avvolti nel mistero e comunicano poco con i genitori e nemmeno che utilizzino internet o cellulare. Ma che oggi, come emerge, vale l'immagine, i bei vestiti e l'essere belli. Non vale l'essere. Essere intelligenti, impegnati ecc... Sulla massima aspirazione della raccomandazione ahimè hanno ragione qui in Sicilia se non sei raccomandato puoi avere lauree e specializzazioni non fai nulla. Nessun concorso pubblico, ma agenzie del lavoro che assumono per enti non pubblici ma finanziati con fondi pubblici. Questa è la politica Siciliana. Una fotografia desolante dei giovani siciliani che dovranno essere il nostro futuro e se sarà fatto su queste basi forse sbagliamo ad non emigrare anche noi. Insomma siamo messi bene.

Giuseppe Crapisi

Stranistranieri ha detto...

Mi sembra che questa indagine e i risultati che ne sono emersi, potrebbero fotografare una realtà tipicamente italiana con variabili legate a situzioni regionali più o meno specifiche. Quello che mi sorprende da anni non è il narcisismo, o la voglia di successo o la smania di abiti firmati, o il voler apparire. Non sono i giovani quelli che mi sorprendono, sono i "vecchi". E' la generazione degli anni sessanta, settanta che ha giurato a se stessa di far avere ai figli tutto, di sostitursi ai figli nei compiti scolastici, di fare il doppio lavoro per comprare la macchina al figlio diciottenne magari ripetente, di promettere successi e soldi facili con raccomandazioni e inciuci vari. Io mi chiedo, ogni volta che sento la frase "non arrivare con lo stipendio alla fine del mese",mi chiedo come può una famiglia media, garantire al figlio adolescente il cellulare ultimo modello, la maglietta firmata, le sere in discoteca, le cene in pizzeria. Questi benefeci offerti, senza nemmeno il ricatto del voto buono a scuola, gratis, perchè i figli non debbano sentirsi inferiori. Ma inferiori a chi? Io mi chiedo perchè questa Famiglia copra e aggiusti sempre tutto, si erga a rifugio di colpe e mancanze e chieda infine raccomandazioni per il figlio che poverino da solo non ce la potrebbe fare. Firenze è piena di studenti stranieri che per impararare bene l'italiano studiano e lavorano nei bar, nei ristoranti,i giovani tedeschi trasecolano quando sentono che i ragazzi qui sono completamente mantenuti dalla famiglia. A Bolzano (e siamo in Italia) i ragazzi di 15-16 anni, l'estate lavorano nelle gelaterie, nei ristoranti, per pagarsi la vacanza, il viaggio,la scuola di lingue, il motorino. E potrei estendere questi esempi alla Fracia, alla Svizzera (le ragazze per imparare l'inglese o l'italiano vanno au pair in una famiglia)alla Svezia.Nessuno dopo diciotto anni è completamente a carico della famiglia. Certo che deve esistere lo scarto generazionale, deve essere così, non si può raccontare tutto ai genitori. Certo che si ama il gruppo, certo che non si leggono troppo i giornali, certo che lo studio non sempre è piacevole e ci si fa qualche canna, ma ci si prendono anche le responsabilità personali perchè i genitori non sono disposti ad accettare tutto. Mammoni? Bamboccioni? E loro, i "grandi"? Malfermi nelle decisioni,incapaci di di dire no, arrendevoli perchè tutti fanno così, pronti a svenarsi per avere e dare i mgliori beni di consumo. Incapaci di trasmettere il valore dello studio, delle competenze, dell'affinamento delle abilità,del superamento delle difficoltà. Peccato. E poi chi vuole uscire fuori da questo branco è costretto ad emigrare. In Sicilia più che al nord.
Vorrei dire un'ultima cosa a proposito degli argomenti di questo blog interessanti ma disertati nei commenti. Perchè? Vengono letti ma la gente ha paura ad intervenire, non vengono letti o cosa? Ci sono blog pseudoletterari più o meno carini, o insulsi, che appena pubblicano una poesia o un racconto o una frase, ricevono venti, trenta commenti nel giro di pochi giorni, e le opinioni girano, le risposte seguono le domande, le difese le offese,le parole crescono, si confrontano (a volte sul niente). Qui invece,gli argomenti stimolanti che dovrebbero toccare il cuore e il cervello delle persone, non sono commentati. E' più facile correre dietro a una poesia?

Daniela Tani

Redazione Dialogos ha detto...

Daniela come sono vere le tue parole!

Grazie mille!

Giuseppe Crapisi

Antonia Arcuri ha detto...

Correre dietro ad una poesia è davvero difficile. I versi esprimono un altro modo di esser nel mondo, e lo fanno con un linguaggio simbolico che per essere ascoltato ha bisogno di silenzio, di riflessione,di ascolto di sè e degli altri.
Sono d'accordo invece con il fatto che i genitori devono smettere di bamboleggiare i loro figli.
C'è un ospite inquieto, come scrive Galimberti, che si è insediato nel mondo occidentale, ed è il nichilismo.
Nulla ha più valore e i nuovi valori sono quelli effimeri che tutti conosciamo.
Come fare allora?
Virtù e conoscenza, amore per la vita e studio. Dobbiamo imparare tutti ad organizzare la primavera,
creando dentro e intorno a noi situazioni di vita, e lasciando che crescano poi da sole.
Antonia Arcuri

Stranistranieri ha detto...

Non volevo certo entrare nel merito dell'approccio poetico e tantomeno guardare dall'alto il mondo web pseduletterario giocoso e frivolo dove io mi infilo spesso e volentieri. Insegno e faccio letteratura in ambiti ben più seri e circoscritti. Intendevo solo mettere in evidenza "la lontananza" da temi che toccano direttamente il tessuto sociale e politico, e "la vicinanza" a temi che sfiorano ambiti più intimi e leggeri.

Daniela Tani

Stranistranieri ha detto...

Non volevo certo entrare nel merito dell'approccio poetico e tantomeno guardare dall'alto il mondo web pseduletterario giocoso e frivolo dove io mi infilo spesso e volentieri. Insegno e faccio letteratura in ambiti ben più seri e circoscritti. Intendevo solo mettere in evidenza "la lontananza" da temi che toccano direttamente il tessuto sociale e politico, e "la vicinanza" a temi che sfiorano ambiti più intimi e leggeri.

Daniela Tani

Redazione Dialogos ha detto...

Cara Daniela e Antonia nel nostro caso e cioè di questo portale devo dire che i commenti sono scarsi sia nei confronti degli articoli culturali sia degli articoli politico/sociali. L'indifferenza è il male più difficile da combattere a Corleone ma mi sono accorto che non è un male solo di Corleone perchè questo sito è visitato da tantissime persone non corleonesi. Inoltre le visite ci sono e quindi la curiosità e l'interesse è dimostrato da tali dati ma non si vuole partecipare e non ci si vuole confrontare.

Giuseppe Crapisi