sabato 15 dicembre 2007

Le belle bandiere


Dialoghi con Pasolini, 1960-1965

Sul settimanale Vie Nuove, tra il quattro giugno 1960 e il trenta settembre 1965, con varie interruzioni, Pier Paolo Pisolini cura una rubrica, dal titolo “I dialoghi con Pasolini” .

La raccolta delle liriche “Le Ceneri di Gramsci” era uscita nel 57,( lo stesso anno ricevette il premio Viareggio) e Pasolini attraversava una fase critica; infatti, finita la spinta passionale ed ideologica, si stava avviando verso un nuovo convincimento, sebbene triste e disperato, rispetto al futuro del capitalismo.

Possiamo tentare di riassumere i temi forti di quel periodo: il confronto critico con il movimento operaio da un lato e dell’altro la religiosità viscerale, la presa di coscienza della tradizione intellettuale e borghese di appartenenza , la ricerca costante di un estetismo nell’arte., la mitologia friulana materna e innocente e l’impatto forte con il sottoproletariato delle borgate romane.

Tutte queste anime Pisolini le porta dentro con sofferenza e consapevolezza.

E’ come se la speranza, di un cambiamento sociale. politico e culturale, fosse venuta meno.

L’abbassamento del livello culturale del sottoproletariato, che si omologa ai modelli del neocapitalismo, insieme alle situazioni storico-politiche di quegli anni, lo portano alla desistenza rivoluzionaria, e alla consapevolezza che il sogno rivoluzionario necessitava di un nuovo atteggiamento critico.

Dialoghi 1960”

Il risveglio dei giovani”

Scusi l’originalità, ma vorrei chiedere il suo parere sulla “non crisi” dei giovani italiani. Parlo dell’ultima generazione, quella tra i sedici e i vent’anni che ha fatto sentire la sua presenza sulle piazze di Genova in difesa degli ideali antifascisti. E quello di Genova non mi pare un caso isolato. I giovani sono stati presenti a Licata, a Palermo, a Firenze, a Roma, dovunque si poteva difendere a viso aperto la libertà e la giustizia. Mi viene da pensare che di fronte a questi fatti, che certi buoni esempi funzionano a scoppio ritardato. Tra la generazione che ha fatto la guerra partigiana e quella che si presenta oggi alla ribalta, mi pare che ci sia stato un lungo sonno, almeno se devo credere al gran parlare di “crisi” che si è fatto sui giornali. Oppure è stata tutta una montatura e la crisi era soltanto nella testa di chi parlava di crisi.

Rodolfo Bellini- Firenze

(La risposta di Pasolini)

Lei mi pone il problema più difficile che si possa immaginare. Io l’ho sempre evitato, perché mi sembra così complesso e sfuggente, da presentarsi non solo come irrisolvibile, ma come indefinibile.

Non c’è niente di più labile del periodo della giovinezza, “dai sedici ai vent’anni”, come lei la delimita: più labile in senso assoluto, data la crudeltà del tempo che vola inesorabile, e anche in senso specifico: se io penso com’è labile la vita storica di un uomo in Italia, mi atterrisco di fronte la labilità della sua giovinezza.

Intanto è possibile stabilire una media: lei sa che l’Italia vive a vari livelli economici, culturali e storici. Questa varietà dei livelli si rifrange negli individui, facendone dei casi sempre più impalpabili, sfuggenti, difficilmente definibili. D’altra parte ciò non li preserva dallo “standard”, dal conformismo, che uguaglia e livella.

Infatti la convenzionalità, il conformismo, la standardizzazione si superano soltanto con la coscienza critica, con un alto, sviluppato, adulto, senso civile: e questo purtroppo non è il caso degli italiani, che sono dunque da una instabili, misteriosi, irrazionali- tendenti a sfuggire alle definizioni della “media” (…)e a rientrare sempre in un tipo medio meccanicamente fisso .

Questa doppia faccia, questa incertezza storica e psicologica, si ritrovano ancora più accentuate nei giovani.

(…) per tutte queste ragioni io mi sento smarrito a rispondere…

anni di buio sull’Italia e anni di buio sulla gioventù italiana….

L’analisi di Pasolini è attuale e sembra descrivere gran parte dei giovani e non giovani, del nostro tempo.

Il conformismo, come male del secolo, è ancora vivo e aggravato da un disagio diffuso legato al narcisismo, all’incapacità di vivere relazioni affettive profonde.

Antonia Arcuri

1 commento:

Redazione Dialogos ha detto...

Antonia lo sto leggendo solo ora. E' bellissimo questo articolo e non posso che essere d'accordo con le tue conclusioni. Ciao Antonia

Giuseppe Crapisi