domenica 2 dicembre 2007

La storia della Real Casina di Ficuzza



Ferdinando I di Borbone, con i nomi di Ferdinando IV di Napoli e Ferdinando III re di Sicilia, nel dicembre del 1798, per via dell’occupazione napoleonica a Napoli, fugge per rifugiarsi a Palermo. Il suo arrivo dà l’avvio alla nascita dei siti reali, luoghi ameni e ricchi di selvaggina, dove vengono costruiti degli edifici di notevole qualità, ( come riferiscono Giovanni Fatta e Tiziana Campisi, nel loro saggio) destinati all’uso di attività venatorie per la corte del re. Le terre di Ficuzza, l’anno successivo all’arrivo del re, passano dalla Mensa Arcivescovile di Monreale sotto la diretta amministrazione di Ferdinando. L’appalto dei lavori fu aggiudicato al Cav. Felice Lioy, intendente della Rel Commenda della Magione. In una prima fase furono costruiti degli edifici detti promodali, capannoni da destinare agli operai, poi l’edificio vero e proprio.
Per la costruzione fu utilizzata una pietra rossiccia, molto resistente al gelo, la quarzarenite di provenieza dalle diversa cave della montagna, alle spalle del paesino. Venne impiegata anche la pietra viva, la pietra rotta e le balate, per acquedotti e fogne. Fu utilizzato, per le parti decorative dello scalone dell’altare maggiore e di alcuni camini., un marmo rosso di provenienza dalla cava Nicolosi, in contrada Scalilla. Per gli esterni si adoperarono delle malte provenienti dalle cave di Villafrati. Per le finiture di gran pregio, i tre tecnici, Marvuglia, Puglia e Chiti, impiegarono una sabbia proveniente dal feudo S.Agata, sulla via di Piana degli albanesi.
Marineo , Corleone e Mezzojuso fornirono i coppi. La Casina Di Ficuzza venne immaginata, sin dall’inizio, con un carattere monumentale. L’ala occidentale del primo piano,a disposizione del re, era composta da sala e anticamera, adibite ad udienza o comunque per funzioni pubbliche; seguiva un grande ambiente con alcova utilizzato come camera da letto, poi altre camere per vestire e svestire sua maestà, una per scrivere, altri vani come disimpegno e il servizio igienico, il retrait. Il re poteva recarsi direttamente nella Cappella per mezzo di una scaletta a chiocciola privata. Ai cavalieri del re, nobili che condividevano con lui i piaceri della caccia, fu destinata l’ala orientale. I camerieri dei cavalieri alloggiavano vicino le stanze dei loro padroni.
“ Il seguito dei nobili, compagni di caccia di Ferdinando, si muoveva, oltre che con i camerieri personali, con propri collaboratori e aiutanti detti cacciatori dei cavalieri.”
Le stalle, per l’allevamento dei cavalli da caccia, furono poste ai margini del bosco del Lupo, per non togliere spazio al palazzo. “La monumentalità ed il rango del palazzo dovevano riconoscersi a distanza, ed a questo fine i progettisti inserirono .alcuni elementi decorativi di grande dimensione ed effetto, in grado di sottolineare l’austerità e la severità nelle linee architettoniche.” Sul frontespizio vennero posti due orologi. Uno, di tipo astronomico, per segnare le ore europee, l’altro per misurare le ore in rapporto al sorgere e calare del sole, fissando il termine della giornata mezz’ora dopo il tramonto ..


(Continua/1)

Antonia Arcuri

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