sabato 24 novembre 2007

I ragazzi che amavano il vento: Shelley, Keats e Byron

Il fascino di Venezia, i colori di Pisa e le asprezze del paesaggio ligure vengono immortalati nei canti di tre poeti del romanticismo inglese.

Tre ragazzi innamorati della vita cantano il loro viaggio in Italia con leggerezza, entusiasmo e stupore.

Percy Byssey SHELLEY:

Ode al vento occidentale

Tu che svegliasti dai suoi sogni estivi

l’azzurro Mediterraneo, dove giaceva

cullato dai fiotti di cristallo,

accanto ad un’isola di pomice, nel golfo di Baia

e vide in sonno gli antichi palazzi e le torri

tremanti nel giorno più intenso dell’onda,

tutti sommersi da fiori e muschi azzurri

così dolci che svieni a descriverli…..

John KEATS

Ode ad un usignolo

(….) Via via, voglio volare a te,

non portato da Bacco e dai suoi leopardi

ma sulle ali invisibili della poesia

pur se la mente ottusa indugia e dubita

io sono già con te!

E tenera è la notte

E la luna regina forse è sul trono,

nel coro delle sue fate stellate,

ma non c’è luce qui, c’è solo

quella che con la brezza soffia dal cielo

per le vie buie e tortuose nel verde muschiato….

Gorge Gordon BYRON scrisse i canti di Don Juan, a Genova

Da Don Juan, CantoI

147

Giovanni giaceva immobile, e sulle smunte guance

un febbrile rossore giocherellava, simile al sol morente

sulle innevate cime di lontani monti, l’impronta

del lungo affanno gli solcava ancora la fronte,

dove le vene blu ern deboli e spente;

e i neri riccioli erano imperlati di schiuma

che mista ai petrosi vapori dell’antro

tutt’ora li impregnava rendendoli umidi e salsi

(…)Canto II

177

Aspra la costa, battuta dalle spume

Con scogli e un’ampia sponda di sabbia,

protetta da mura di secche e rocce,

qua e là un’insenatura il cui aspetto

offriva il benvenuto ai naufragati.

E di rado taceva il boato ondoso,

solo negli infiniti giorni estivi

quando l’oceano splende come un lago.

178

E le piccole crepe sulla spiaggia

Sembravano champagne, quando trabocca

Effervescente fuori dal bicchiere

Rugiada dello spirito del cuore

Non c’è niente di pari al vino vecchio

Predichi pure chi vuol predicare.

Subito vino, e donne, e gioia, e risa

prediche e acqua al seltz il giorno dopo.

(….)

181

La costa che vi stavo descrivendo

Mi pare, sì, la costa si estendeva

Placata come il cielo, con le sabbie

Spianate e le onde azzurre e quiete, e tutto

Era silenzio, solamente il grido di un uccello

O il tuffo di un delfino

E un’ondina tagliata da uno scoglio

Che la increspò e spruzzo un po’ sul lido.

Il Don Juan di Byron ha una fisionomia diversa, muta infatti l’archetipo dongiovannesco; non è più un divoratore di femmine, non è il superuomo faustiano,ma assume le fattezze di un sottoeroe sprovveduto, giovanile e per questo accattivante.

(Shelley, Keats e Byron, I ragazzi che amavano il vento)

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