sabato 17 novembre 2007

Chissà se i pesci piangono


“Il cielo: incontro con un contadino e un marinaio"


Gaetano Oggi vi è una riunione con un marinaio e un contadino. Noi facciamo delle domande sul cielo, loro rispondono. L’intervista come sapete è con Zu Ambrogio e Zu Sariddo.

Daniele Le stelle a voi servono?

Zu Sariddo Certe stelle contano per noi, sono come delle segnalazioni, dei segni particolari, con nomi particolari… “

(…) Zu Ambrogio A un pescatore abbisognano. La stella che si affaccia la mattina si chiama la stella d’oro, è grande, e quando si affaccia quella stella i pesci a mare fanno movimento e li prendiamo. Ce n’è un’altra che si affaccia a mezzanotte e si chiama la stella Cucchitta….Prima che s’affaccia la stella è inutile che peschiamo.

(…) Regina e Sasà in un gruppo di artigiani(…). Domanda Regina dove si può trovare legno stagionato. Soprattutto Ulivo. E legno di limone? Di Maria dice non va il legno di limone. Ne mostra un pezzo che ha iniziato a tornire, fessurato.”

Questo testo di Danilo Dolci venne pubblicato dall'Einaudi nel 1973 e volle documentare la creazione di un nuovo centro educativo :la scuola di Mirto.

Nella prima parte sono raccolte i protocolli delle riunioni preliminari, nella seconda parte viene documentato un seminario con un gruppo di

ragazzi al Borgo Tappeto, per sperimentare una ricerca di gruppo espressa attraverso la parola, e coordinata a turno dagli stessi componenti.

La terza parte raccoglie gli interventi di alcuni partecipanti che risultarono veri e propri educatori. Zu Ambrogio e Zu Sariddo sono due di loro.

“ Danilo Tutti sappiamo come è necessaria una scuola nuova. Si potrebbe far crescere con le idee della gente, o senza idee della gente.

Siamo qui per domandarci quali sarebbero i consigli(….) come la sognate questa scuola…

(..) Angela Ma come la volessimo, insomma una scuola di sti bambini, esserci un’interessata che li va a prendere

Grazia Come il mio che non vuole andare a scuola..

.(…) Insomma il piccolino mio va a scuola ma non sa né leggere né scrivere

(….) Francesca La scuola dev’essere bella, grande, nelle periferie del paese fa un’aria buona, non viziata, .una giostra per giocare i bambini, i giochi, i bambini hanno bisogno di giochi per sviluppare. Lo spogliatoio e il posto per mangiare come a Torino che io l’ho visto.. i maestri i professori devono preparare i bambini col metodo più giusto.”

(….)

Seminario:

Cosa è la noia? E la rabbia?

Amico Secondo quanto avevamo previsto per oggi, propongo che ciascuno, a giro, dica cosa pensa sia la noia, e se ne discuta, poi ciascuno dica cosa pensa sia la rabbia, e ancora si apra la discussione.

Danilo Prima si parla della noia, e poi della rabbia?

Amico Siete d’accordo che pensiamo prima alla noia?( Tutti sono d’accordo)

(…)Salvatore Penso che la noia sia quella cosa che molesta l’uomo nei momenti che non ha niente da fare.

(…) Peppuccio Per me la noia è quando uno non ha niente da fare ed è in solitudine…

(…) Libera E ’difficile esprimere cosa sia la noia…potrebbe essere il vuoto che si sente in noi, (…) l’attesa di una nuova forza e una sfiducia in sé stessi

Danilo (…) Come avete detto, esiste la noia quando ci si sente inutili, quando ci si sente fuori dal posto.

Ci sono condizioni che sembrerebbe debbano determinare necessariamente noia, essere imprigionati per esempio. Io ho provato ad essere in galera, prima nella galera fascista e poi per uno sciopero: non ho avuto il minimo tempo di annoiarmi, appena sono entrato ho visto la possibilità di fare un buon lavoro, di ascoltare e di parlare, di capire dal di dentro certi problemi..(…)

Avete detto che si ha noia quando non ci sono scopi profondi, finalità avanzate, quando non si ha una tensione ideale e morale. Aggiungerei a questo punto che le reazioni delle persone sono diverse:(…)Un giorno Klinerberg mi ha raccontato un aneddoto. “c’è un Tizio che arriva in un posto, nota tre persone che stanno facendo lo stesso lavoro. Domanda a uno.”Cosa stai facendo”? e quello continuando a lavorare risponde.”Non

lo vedi sto mettendo un mattone sull’altro”.

Tizio va più in là e domanda al secondo:” Tu cosa stai facendo?” e quello:” Mah, io tiro a guadagnare quattrocento lire l’ora”:

Dice poi al terzo.” Tu cosa stai facendo”? e quello. “Sto costruendo una cattedrale.”

(Danilo Dolci, Chissà se i pesci piangono, Einaudi)

Antonia Arcuri

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