lunedì 15 ottobre 2007

Scritture allegre e messaggi evaporanti


Ci vediamo? Ci sentiamo? Si! Via Internet!


C'è una scrittura che ha un carattere “ordinario”.
E' quella dei diari intimi, delle lettere d'amore, degli album di nascita, dei ricordi familiari...
Ognuna di queste forme, secondo Agnès Fine, definisce le diverse tappe della costruzione di una identità sociale.
Dalle ricerche condotte dal Centre d'Antropologie di Toulouse, pubblicate nel 1993 in Ecriture Ordinaires, libro curato da Daniel Fabre, emerge che l'età della scrittura è l'adolescenza; è questo vale più per le ragazze che per i loro coetanei maschi.
Per le adolescenti, infatti, tale scrittura assume un valore di relazione con l'alterità, poichè nel “caro diario” è come se l'oggetto stesso della scrittura fosse l'Altro.
Attraverso questa relazione protetta le ragazze esplorano la propria differenza, la propria soggettività, la propria alterità.
E' una scrittura colorata, a volte ricca di ghirigori.
E' un gioco di sensazioni e di emozioni, una sorta di educazione sentimentale.
Gli amori utopici del diario costituiscono il terreno degli amori reali del futuro, anche se il termine reale è improprio in questa descrizione.
Il senso della realtà nell'amore, infatti, è sempre molto relativo, per lo meno nelle prime fasi.
Suggestione, incanto, immaginazione, fantasia sono il nutrimento dell'innamoramento.
La rima è una contaminazione, in chi scrive, dell'incanto.
Il diario tutto per sé, l'amica del cuore, i compagni di classe, a volte però sembrano designare un'epoca passata.
La ricerca, a cui faccio riferimento, è del 1991.
Son trascorsi quindici anni circa, e molte cose sono mutate.
La scrittura dell'adolescenza, oggi, è cifrata.
Essa è contrassegnata da essenzialità, snellezza, crudezza.
Può questo linguaggio veicolare sentimento?
Se si, in che modo ? La sfida è tutta qui.
Lo psichiatra Paolo Crepet, in uno dei suoi incontri con gli studenti del Liceo I.Newton, di Roma, nel novembre 2004, parlando di “Adolescenza e segreti”, afferma che uno spazio segreto dentro di noi è tanto indispensabile per creare la nostra identità, quanto sentirsi parte di un gruppo e riconoscersi in esso. Negli interventi degli studenti si coglie il desiderio di scrivere di sè per farlo conoscere agli altri.
E' come se dicessi:” Scrivo di me, perchè gli altri sappiano e possano condividere.
Scrivo per dare forma all'informe, ma anche per creare forme nuove, per delirare, e uscire dal solco(de-lirare) di quelle già conosciute.
Faccio tutto ciò con una modalità pratica e veloce: fax, e-mail, Sms.”
Sono scritture allegre ed evaporanti, nella definizione, che ne fa Michele Cortellazzo, professore di Grammatica Italiana all'università di Padova. Messaggi che proliferano ed evaporaneo nel momento stesso in cui si danno.
Nel messaggio ciò che viene scritto implica, rispetto al dialogo, un rinviare il confronto immediato, evitando, in questo modo, reazioni negative. Implica anche un desiderio di controllo, sia di ciò che viene detto , sia di ciò che si potrebbe ricevere. Controllo legato alla scelta del tempo, controllo legato alla possibilità di ignorare, cestinare, rifiutare una risposta senza la necessità di argomentare.
Altro significato hanno invece i messaggini; essi hanno una funzione fatica, servono, infatti, a tenere un contatto con l'altro.
La capacità di svaporare qui è altissima.
E le emozioni e i sentimenti?
Può sembrare ardito a questo punto scomodare il pensiero di Hannah Arendt, e riflettere sui concetti di Sensus Communis, Dichtung, Mundus e Pluralità.
Noi esperiamo il mondo, la sua stabilità e la nostra permanenza in esso, attraverso la presenza degli altri fisicamente e culturamente.
Pensiero e mondo dialogano sempre. C'è un senso comune che ci permettere di riconoscere tutto ciò che ci circonda, e tutto ciò ci dà stabilità.
Il sensus communis implica la possibilità di esercitare la parola, in un contesto di coesistenza plurale.
Un discorso tra soggetti plurali che abitano un mondo comune, in cui ognuno di noi trova negli altri la conferma di esistere, proprio perchè come in un palcoscenico, noi siamo spettatori della scena degli altri e viceversa.
E' Alessandro dal Lago che, nell'introduzione a “La lingua Materna” di Hannah Arendt, ci sottopone queste riflessioni.
Ma, come direbbe Gregory Bateson, dove sta la struttura che connette tutto ciò alle scritture allegre e svaporanti?
La parola chiave è il bisogno ed attorno ad esso ruotano l'esperienza del mondo, l'esser spettatori della scena degli altri e la stabilità di ognuno di noi.
Più stiamo in contatto, più veniamo rassicurati, più gli altri testimoniano della nostra esistenza.
Affinchè i contatti non siano effimeri abbiamo bisogno della Dichtung, del dire poetico, delle grandi parole, quelle che hanno la possibilità di permanere nella memoria.
Allora un sms che dica: 6 vita x me, perchè dovrebbe svaporare?

Antonia Arcuri

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