venerdì 5 ottobre 2007

Assemblea dell'Onu dei Popoli


La musica africana ha dato il via all'Assemblea dell'Onu dei Popoli. Uno dei più grandi appuntamenti della società civile mondiale che vedrà, a partire da oggi, venerdì 5 ottobre, alla Sala dei Notari di Perugia, i racconti degli ospiti internazionali, arrivati da tutto il mondo per partecipare ai lavori.


Dopo i saluti degli alunni della scuola elementare di Ponte Pattili, sono intervenuti i rappresentanti delle autorità umbre: Renato Locchi, Sindaco di Perugia, Giulio Cozzari, presidente del Coordinamento nazionale degli Enti Locali per la pace e i diritti umani; Rita Lorenzetti, presidente della Regione Umbria, Mons. Giuseppe Chiaretti, vescovo di Perugia. Flavio Lotti, coordinatore nazionale della Tavola della pace, in apertura dei lavori ha sottolineato come ci sia "bisogno di rivedere la nuova politica mondiale. Con questa Assemblea - ha detto - vogliamo riflettere sulla bussola che serve per aiutarci nel cammino che stiamo facendo. I diritti umani sono i bisogni concreti delle persone, per attuarli, per dare loro una risposta, c'è bisogno di un'agenda politica precisa. E' una responsabilità comune. Un altro mondo è possibile, è lo slogan, ed è l'inizio di una nuova fase per sviluppare una nuova responsabilità sociale. Il linguaggio dei diritti umani può essere il nostro linguaggio comune".


Dopo qualche secondo di silenzio, che ha visto i presenti, in piedi, nella sala dei Notari per riflettere sul senso della pace, sono cominciati gli interventi. A partire da Zaw Tun, segretariato della Federazione dei sindacati birmani. "Peace - così ha esordito Zaw Tun - . In questi giorni si sente molto parlare della Birmania dei monaci che pregano, delle manifestazioni pacifiche contro il regime... I birmani sono un popolo di gente di pace, serena, che vede invece sangue e distruzione. E' ingiusto quello che sta accadendo. Dobbiamo fare di tutto per porre fine a questo strazio. Abbiamo bisogno di pace. Peace".


La prima sessione dell’Assemblea ha affrontato il tema della sicurezza umana come alternativa alla guerra. “Dobbiamo prendere atto che nel mondo c’è un gap di sicurezza – ha sottolineato Mary Kaldor, docente e direttrice del Centro studi sulla Governance globale alla London School Political and Economic Sciences -. L’attenzione va quindi posta su un concetto importante, che dovrebbero usare politici e governi di tutto il mondo, quello della sicurezza umana: vera alternativa alla guerra e al terrorismo e unica via per superare la crisi attuale”. Che cosa significa sicurezza umana? “Vuole dire – ha proseguito Mary Kaldor – sicurezza degli individui nei loro stati, indivisibilità dei diversi tipi di sicurezza, che comprendono libertà da povertà, malattia, da guerra, da violazione dei diritti umani, a livello globale”.


Da Marisela Ortiz, testimone del femminicidio che avviene a Ciudad Juarez, cittadina messicana di frontiera, dove dal 1993 più di 600 donne sono scomparse e più di 430 assassinate, e fondatrice dell’associazione "Nuestras Hijas de Regreso a Casa, è invece arrivato un appello al governo del suo paese, il Messico: “Chiedo qui, davanti a tutti - ha detto – che il mio Governo si impegni a garantire il diritto alla vita e al rispetto delle donne. Non vogliamo che venga uccisa e che scompaia una sola donna in più. Il governo messicano, invece di investire per trovare i colpevoli e fare giustizia, spende le sue risorse per ripulire l’immagine del paese, dove non c’è rispetto per i più elementari diritti umani”.


“Bisogna battersi per la giustizia nel mondo, dalla Birmania alle frontiere del Messico – ha sottolineato Phyllis Bennis, rappresentante del movimento per la pace degli Stati Uniti ‘Uniti per la pace e la giustizia’ –. E il mio governo, gli Stati Uniti, sono responsabili di gran parte delle ingiustizie nel mondo. Si è detto in apertura dei lavori che il pianeta sta scivolando verso le tenebre, ma non è una direzione obbligata, è il mio governo che ci sta portando verso l’oscurità. Dopo la fine della guerra fredda, gli Usa hanno cominciato la loro spinta verso un nuovo impero. Se l’11 settembre è stata una tragedia per l’umanità, la risposta è stata un altro crimine, che ha portato guerra in tutto il mondo”.

perlapace.it

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