mercoledì 26 settembre 2007

Vecchia Europa, con una mano dà e con l'altra prende...per 100


Tante parole, tanti summit su economia globale e povertà, tante iniziative volte ad un aiuto ai paesi sottosviluppati e l'ormai costante pressione della comunità europea per aumentare gli sforzi e la dubbiosa controparte statunitense con la sua visione darwiniana del mondo.
Cosa ci inventiamo allora? Gli EPA
Gli EPA (Economic Partnership Agreements – Accordi di Partenariato Economico) sono nuovi accordi di libero commercio che l'Unione europea sta negoziando con 76 Paesi ACP (Africa, Caraibi e Pacifico), nella maggioranza ex-colonie dei suoi Stati Membri.
Gli Epas fanno parte dell'accordo di Cotonou – che disegna l'architettura di cooperazione tra le due regione, includendo anche il dialogo politico e la cooperazione allo sviluppo.
Cotonou ha sostituito le vecchie Convenzioni di Lomé, che garantivano un accesso preferenziale dei Paesi ACP ai mercati europei.
Non bisogna essere degli esperti di finanza e strategie internazionali per capire che c'è qualcosa che non va..
Questi EPA non vengono dal nulla, poiché fin dalla sua nascita, la Comunità europea ha firmato accordi con le sue ex colonie; ma mentre le precedenti Convenzioni si basavano su un concetto di (parziale) solidarietà e “sostegno allo sviluppo”, gli EPA prevedono che le concessioni siano reciproche e che l’apertura dei mercati sia “sostanzialmente totale”: una condizione che mette sullo stesso piano economie totalmente diverse. L’Europa chiede di liberalizzare non solo il mercato delle merci, ma anche quello dei servizi, degli investimenti e degli appalti pubblici e vuole nuove regole per imporre i diritti di proprietà intellettuale. Tutte cose che non porteranno alcun aiuto ai Paesi africani.
Sulla carta il progetto tende ad una riduzione della povertà tramite uno sviluppo ed una integrazione dei paesi ACP nell'economia mondiale; in realtà il progetto di liberalizzazione crea un notevole aumento di opportunità per le aziende europee alle quali si apre un mercato immenso.
Un partenariato tra due parti di cui uno enormemente svantaggiato, non è facilmete sostenibile e si traduce in uno svantaggio per il partner più debole.
Tutto è gestito dal Commissario del Commercio europeo e non dal Commissario dello Sviluppo, tanto per dare l'idea esclusivamente commerciale dell'operazione.
Come ha dimostrato Muhammad Yunus con l'esperienza della banca Grameen, non sempre sono utili e sufficenti per lo sviluppo di un paese sottosviluppato valanghe di soldi o accordi interplanetari, ma alla vecchia Europa non sono bastate ne schiavismo ne colonialismo e continua lo sfruttamento mascherato da una bella, pomposa solidale operazione economica che vorrebbe chiudere entro la data limite del 31 dicembre 2007.

Con un semplice clik del tuo mouse puoi fare cose importanti!

Invia un messaggio al primo ministro portoghese (Presidente di turno UE): http://www.epa2007.org/main.asp?id=341

Aderisci alla campagna italiana contro gli EPA L'Africa non è in vendita! www.tradewatch.it

Il 31 dicembre si avvicina, troviamo un motivo per brindare alla fine all'anno nuovo! Fermiamo gli EPA!


Francesco Milazzo

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