giovedì 6 settembre 2007

Scrivere per testimoniare



Passavano i contadini per la strada,

tornavano a gruppi dal lavoro,

gli uomini sul mulo, le donne a piedi:

Vossia benedica-salutavano

Benedetto , rispondeva il prete.

Tra loro, si ammazzano tra loro bovari.

Benedetto.

Le montagne, là di fronte, erano diventate viola, di un viola tenero, sfumato.

Questi Nebrodi, alti di fronte al mare, sono di una bellezza impareggiabile.

Ora, con le prime ombre della sera, si udivano per la campagna ringhiare ed abbaiare i primi cani: quei cani orbi e bastardi, che si avventano feroci non li sfiora l'odore della carne di un cristiano.

( V. Consolo, Per un pò d'erba al limite del Feudo, 1967)




“Oggi non ci sono più scrittori che si possono ritenere intimamente liberi di poter esprimere il loro pensiero, come fece Leonardo Sciascia dalle colonne di diversi giornali”.

Al Palazzo Steri di Palermo, nel novembre 2004, in occasione del convegno su “Leonardo Sciascia, letterato col vizio dell'impegno civile”, la voce di Vincenzo Consolo risuona con forza e convinzione.

“Ciò che noto oggi, è un'assoluta divisione in parrocchie di pensieri e in giornali asserviti a varie forme di potere. In tutto questo non vedo alcuno spazio per un intellettuale che voglia analizzare, con impegno civile, la sua attualità senza dover poi renderne conto all'editore di riferimento. Leonardo Sciascia invece è stato tutto questo, ha reso testimonianza, ha denunciato e ha vigilato, intervenendo, sulla cronaca quotidiana e sulla ricerca di verità storiche”.

La letteratura, per Consolo, deve essere investita di una responabilità sociale e politica, proprio perchè nasce da un contesto storico, e ad esso ritorna.

La lingua dei suoi romanzi, nata da una contaminazione di italiano e dialetto, si nutre di metafore, di invenzioni linguitiche che ricordano, a volte il D'Arrigo dell'Horcynus. Una lingua che svela il degrado della persona umana, del sistema politico e culturale in cui vive.

Quella di Consolo è una lingua poetica, che nel ritmo e nella musica delle parole esprime il dramma di una condizione umana, che combatte un male arcaico.

“In via Libertà, il corteo s'incontrò e unì ad un altro che attendeva, di contadini su cavalli, muli, in gran mantelli neri, venuti dai monti, dalle terre del Palermitano.Portavano le scritte PRIZZI, PIANA DEI GRECI, SANCIPIRRELLO, SAN GIUSEPPE JATO, FEDERAZIONE AGRICOLA SICILIANA; COOPERATIVA MADRE TERRA, SEZIONE BERNARDINO VERRO, ONORE AL COMPAGNO ALONGI...

O ignote forme, presenze vaghe, febbrili assenze, noi aneliamo verso dimore perse,

la fonte dove si abbevera il passero, la quaglia, l'antica età sepolta, immemorabile.

In questa zona incerta, in questa luce labile, nel sommesso luccichio dell'oro, è possibile ancora la scansione, l'ordine, il racconto?

(V.Consolo, Nottetempo, casa per casa)


Le domande, che si pone Consolo, appartengono a quelle degli scrittori di respiro europeo.

Accanto al dubbio, al disincanto, affiora una consapevolezza che vede nella letteratura, nel ruolo di chi scrive, una possibilità, se non di cambiare le cose, di comprensione di ciò che accade, di opposizione e di denunncia.

Per Ingeborg Bachmann, scrittrice austriaca, la letteratura e la poesia devono comunicare il sentimento della vita; devono produrre un pensiero nuovo, con una lingua che ha la forza dirompente dell'Utopia.

Gli scrittori che esprimono questo nuovo sentimento, si fanno portavoce di una forza morale che scardina il reale e il quotidiano.

(Ingeborg Bachmann, 1993, Letteratura come utopia-Lezioni di Francoforte, Adelphi)


Antonia Arcuri

4 commenti:

Giuseppe Crapisi ha detto...

Cara Antonia con questo articolo ci hai spinto alla riflessione sull'importanza di una cultura libera. Libera dal sistema economico, dal sistema politico e in Sicilia dalla mafia. Infatti, non posso che collegare quest'articolo al tentativo di attentare alla vita del giornalista Lirio Abbate solo perchè attraverso un libro "I complici" o attraverso delle inchieste cerca di portare conoscenze e coscienza di cosa è la mafia ai siciliani e non solo. Quindi in Sicilia è ancora più difficile fare cultura libera ma dobbiamo provarci!

Anonimo ha detto...

il solito dialogo...

Anonimo ha detto...

Non è il solito dialogo.
E' il dialogo di chi appartiene alla società civile e dice chiaramente che sta dalla parte degli onesti e crede nella libertà, ed è per questa ragione che esprime solidarietà a Lirio Abbate e a tutti quelli che sono vessati dal potere mafioso.
Antonia Arcuri

Giuseppe Crapisi ha detto...

Non ritorno sulla mia opinione sugli anonimi! Comunque noi almeno dialoghiamo e tu?