domenica 23 settembre 2007

I Narratori


Walter Benjamin nei Saggi Critici ,il Narratore-Considerazioni sull'opera di Nicola Leskov, sostiene che ci troviamo di fronte all'ultimo narratore.

Capita sempre più di rado d'incontrare persone che sappiano raccontare qualcosa come si deve: e l'imbarazzo si diffonde sempre più spesso quando, in una compagnia, c'è chi esprime il desiderio di sentir raccontare una storia.

E' come se fossimo privati di una facoltà che sembrava inalienabile, la più certa e sicura di tutte: la capacità di scambiare esperienze.”

...L'esperienza che passa di bocca in bocca è la fonte a cui hanno attinto tutti i narratori... Chi viaggia ha molto da raccontare....ma altrettanto volentieri si ascolta colui che,..è rimasto nella sua terra....

....La narrazione...non mira a trasmettere il puro in sè dell'accaduto... ma cala il fatto nella vita del relatore, e ritorna ad attingerlo da essa.

Così il racconto reca il segno del narratore come una tazza quello del vasaio.”

Nel tempo, questa similitudine di Benjamin è divenuta celebre e costituisce, ancora oggi, il paradigma di ogni narrazione.

Io sono un narratore

vogliatemi ascoltare

sento dentro di me

lo spirito del tempo

lo spirito del vento...”

E' la voce di Fabrizio De Andrè, che ci riporta la memoria e le emozioni del narratore.

L'incanto della narrazione risiede nello spirito di chi narra.

Navigavammo sul lago di Làdoga, dall'isola Kònevec a Valaàm, e durante il viaggio per necessità del vascello sostammo al porto di Korèla. Qui molti di noi avvertirono la curiosità di scendere a terra e su robusti cavallini finlandesi andarono nella cittadina deserta. Poi il capitano si preparò a continuare il viaggio e ripartimmo.”

E' l'incipit del Viaggiatore Incantato di Leskòv, che, nei suoi racconti, secondo Benjamin, si ispirò alla tradizione classica.

Dopo essere usciti dal mare Icario si diressero e approdarono a Nasso( infatti a quest'isola per prima i Persiani intendevano portare guerra). I Nassi, memori della volta precedente, si dileguarono in fuga verso le montagne e non attesero l'assalto.”(Erodoto, Le storie, libro VI,)

Poeti a Martigues

Come vanno le barche e le parole

sul canale di Martigues, tra lo stagno

e il mare, a vele alzate

e con un dondolio di luci

raddoppiate dall'acqua-come vanno

verso il mare profondo!

Si, andate, o pescatori

del visibile e dell'invisibile:

la vita vi conceda di portare

nutrimento anche a chi non è salpato

e vi faccia serbare delle reti

e sulle mani, a lungo, quel suo gusto

così intenso, di sale.(Margherita Guidacci)

Una narrazione, al femminile, di un viaggio di pescatori.

Qui lo spirito della Guidacci in-forma il lettore di un percorso lungo un canale, di uno sguardo che si posa sul visibile e l'invisibile, di un progetto di cura e nutrimento.

.......“E' la mancanza di immaginazione a spingerci

nei luoghi immaginati, invece di restare a casa nostra?

O forse Pascal non aveva del tutto ragione

sullo starsene quieti in una stanza? (Elisabeth Bishop)

I narratori, le narratrici ricreano, nei loro racconti parti di sè, vi danno forma, vi imprimono un soffio di vita.

Riparano le reti smagliate dei loro sentimenti, quelli legati alle perdite, alle ferite, ai dolori, costruendo ponti con le loro parti d'ombra.

Se il loro racconto assume la forma del loro spirito, di contro l'emergenza, assunta una vita autonoma, retrogisce , modificando a sua volta l'autore.

Popoli della terra

voi che vi avvolgete come gomitoli di refe

con la forza di astri sconosciuti,

che cucite e disfate nuovamente,

che entrate nella confusione dei linguaggi

come in alveari

per pungere nel miele

e venir punti-

Popoli della terra

non distruggete l'universo delle parole,

non tagliate con lame d'odio

la voce nata con il respiro.

Popoli della terra,

che nessuno pensi morte quando dice vita

e non sangue quando dice culla..”.(Nelly Sachs)


Pane, ginestre e terra

Le ultime stelle si annidano

tra le querce,

sono scese dalla montagna

lasciando una scia

color mandarino.

Un anello

raccoglie le voci

di chi cerca riposo

dopo un lungo giorno

di fatica

un cuscino per riposare.

Cinture di menta

tengono insieme il sonno

e i sogni,

che tessono trame

con frumento e frutti

in un tempo

ora lento ora pacato,

ora insistente

come pioggia che scroscia,

ora secco e arido

che asciuga la bocca e il respiro.

Il tempo sacro della terra,

dell'acqua sorgiva

della fatica

che indurisce le mani

e rende liberi. (Antonia Arcuri)


Antonia Arcuri

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