mercoledì 19 settembre 2007

Adolescenti, oggi: la ricerca di una via


Dove vado, da dove vengo,

Perchè sono bagnata.

Andiamo, non è difficile capirlo,

Sta piovendo.

La pioggia è pioggia,

io ci cammino sotto- e poi

E poi nient'altro.

Andate per la vostra strada

Come io per la mia.

Perché sguazzo nel fango?

Perché mi piace

E la pioggia, la pioggia mi fa ridere.

Rido di tutto, tutto, tutto.

Se avete le lacrime in tasca

E' meglio che torniate a casa

E' meglio che piangiate su voi stessi,

Ma lasciatemi stare,

lasciatemi stare, lasciatemi, lasciatemi.

Il suono della vostra voce non la voglio sentire.

Andate per la vostra strada come io per la mia. (J. Prévert, Poesie)


Costruire il proprio tempo, all'interno di relazioni coinvolgenti e significative, costituisce uno dei compiti dell'adolescenza.
Età incerta e ambigua, in continua metamorfosi, assai lontana dall'innocenza, ma anche dall'età matura.
Gli adolescenti si muovono lungo un confine indefinito, tra il non più e il non ancora, in una condizione di liminarità.
Come avviene oggi il passaggio all'età adulta?
Sono scomparse nella nostra cultura le cerimonie di iniziazione, che con i loro riti aiutavano a superare la paura dell'ingresso in una nuova fase della vita.
Presso le culture primitive il luogo iniziatico era la caverna, all'interno della quale venivano svelati, attraverso cerimonie simboliche, i segreti della caccia, e di altre pratiche, tra cui quelle riproduttive.
Sappiamo che i riti, spesso, erano molto crudeli, e che dovevano soddisfare le esigenze degli iniziati (paure, indecisioni ambivalenze), ma anche bisogni degli iniziatori (gestione del potere, mantenimento di uno status quo).
Un'altra cerimonia era costituita dall'ingresso in un labirinto, luogo elettivo di rinascita psicologica. Naturalmente, l'uscita da esso, e dai pericoli e dagli ostacoli superati, segnava il passaggio alla maturità.
Quale labirinto migliore, oggi, per i nostri giovani della scuola?
Resta, tuttavia, un problema, secondo alcuni studiosi, quello legato alla conduzione dei gruppi da parte dei docenti, che ignorando di essere gli officianti di questo rito, mettono in atto comportamenti bizzarri, amicali a volte, quasi fraterni, ambigui, comunque, poichè negano l'asimmetria del rapporto, e la gestione del potere.
Per cui la possibiltà iniziatica del labirinto-scuola, dove occorre superare delle prove, dove sono indispensabili tensione e partecipazione emotiva, come nei riti di tutto rispetto, viene svilita, divenendo la scuola, spesso, un
non-luogo.
La definizione di
non-luogo è di Marc Augè, antropologo francese, per fare riferimento ai quei luoghi senza identità, dove è impossibile stabilire relazioni, e che si attraversano, proprio per questo motivo, molto velocemente.
C'è chi dubita, però, che la realtà possa essere davvero così.
E' di questi giorni l'articolo di Tiziano Scarpa, sul Corriere della Sera (2 Settembre), dal titolo.”
Se dai non-luoghi si passa alla non vita”. Il pericolo secondo lo scrittore è che, indossando gli occhiali del non, vediamo ovunque impossibilità.
Per cui la convinzione secondo la quale la facilità con cui si possono reperire informazioni in internet, non consentirebbe un apprendimento critico, che la musica di riproduzione digitale impoverirebbe l'ascolto, che i letterati non avrebbero più ambizioni artistiche, quindi non-letteratura, e infine che le relazioni sentimentali a distanza darebbero luogo alle non- coppie, non è sempre vera.
Tiziano Scarpa amareggiato conclude così:” La non-vita sta erodendo la vita? Datemi un pizzicotto per favore.”
Togliendoci gli occhiali del non, e inforcando quelli del possibile, possiamo pensare che tutte le forme ipotizzate come negative, abbiamo invece uno statuto di diversità.
I suoni digitali hanno altre caratteristiche, rispetto a quelli tradizionali, gli scrittori seguono nuovi canoni, le relazioni affettive a distanza creano coppie virtuali, di tutto rispetto.
Ma ritornando ai riti, perchè sono così importanti per la crescita?
Il rito, secondo Ernesto de Martino, antropologo,
aiuta l'uomo a sopportare una “crisi della presenza”, che esso prova di fronte alla natura, sentendo minacciata la propria vita. I comportamenti stereotipati del rito, offrendo modelli rassicuranti da seguire, alleviano il mal di vivere.
Anche la psicoanalisi ha posto l'accento sulla presenza inconscia di una ritualità, che scandisce i momenti della nostra vita, nella quotidianità, e proprio per il suo ripetersi sempre uguale, ci dà sicurezza.
Quale via, allora, possono seguire gli adolescenti?
Gli
Adolescenti, quelli ricchi di carisma, meditativi, dotti, razionali, quelli annoiati, indifferenti, quelli intuitivi, empatici capaci di amare e sentire ogni cosa nella sua profondità, in qualunque modo essi siano, devono fare i conti con un mondo esterno e uno interno.
Quello esterno, spesso, tanto catturante e occhieggiante, quanto alienante. Quello interno, a volte, vuoto di sentimenti, se rispecchia solo l'esterno, vuoto dei bisogni degli altri se pone al centro se stesso.
Jung, nei”Tipi psicologici,” scrisse che nel tipo estroverso tutta la coscienza guarda all'esterno, nel tipo introverso l'elemento soggettivo è il fattore determinante.
Il tipo estroverso orienta il suo agire in base all'influenza esercitata da persone o cose, e adegua i suoi principi morali alle esigenze della società ed ai valori socialmente riconosciuti.
Uno sbilanciamento psichico in questo tratto potrebbe dare un eccesso nell'adozione di atteggiamenti e comportamenti imitativi, con gradi di suggestionabilità molto alti.
Nel terreno del tipo introverso potrebbe crescere un'esasperata soggettivazione della coscienza e del proprio Io.
Cosa occorre dunque nella relazione con gli adolescenti?
Sicuramente dialogo e contrattazione, velamento e gestione dei conflitti, onestà, chiarezza e determinazione.
Come afferma Umberto Galimberti, per dialogare è necessario riuscire a catturare la simbolica dell'altro, che è incoscia, e per poterlo fare è necessario un rapporto d'amore.
Si deve, infatti, stabilire tra i dialoganti un rapporto di philia, e quindi l'atteggiamento non può essere quello di voler superare un avversario e vincere una partita, bensì di comprensione.
Potrà essere questa la via, sia per gli adolescenti che per gli adulti?

Antonia Arcuri

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