lunedì 27 agosto 2007

Sicilia e Globalizzazione


Considerazioni di Luca " Ragazzo dei Campi " sull'articolo "La globalizzazione aiuta l’agricoltura siciliana"

Dall’ultimo numero di Dialogos, il periodico dell’Arci di Corleone, leggo con piacere l’articolo “La globalizzazione aiuta l’agricoltura siciliana”, dove si spiega come la produzione agricola siciliana sia favorita da una particolare congiuntura economica: la diffusione a livello globale di un combustibile di nuova generazione, il biocarburante, determina l’abbandono delle colture tradizionali e il passaggio a coltivazioni più funzionali (colza, girasole, canna da zucchero, cereali,…ricche di amido e perciò ottime per la produzione di biocarburante). Sui mercati mondiali questa graduale diminuzione dell’offerta di grano si traduce in aumento del prezzo -precisamente da 0,18 a 0,22 Euro al kilo. La legge della domanda e dell’offerta rappresenta una delle basi dell’Economia Politica e viene mandata a memoria da migliaia di studenti universitari. Tuttavia i modelli economici sono famosi per la naturalezza con cui appiattiscono la realtà fra l’ascissa e l’ordinata di un piano cartesiano, spazio assai angusto per contenere tutte le diversità del genere umano. Al contrario, la quotidianità può risultare banale, di infinitesimale pochezza intellettuale, ma vanta un pregio terribile e indiscusso: quello della concretezza.
Il cambio di orientamento nelle strategie globali di coltivazione ha un effetto benefico sull’agricoltura siciliana, di per sé vessata dalle dinamiche socio-politiche caratteristiche della regione. Quest’anno i piccoli e medi produttori di grano percepiranno un guadagno più elevato per la stessa quantità di merce e i miei pensieri volano immediatamente alla cooperativa “Lavoro e non solo” di Corleone, che certamente avrà vita più semplice.
In ogni caso non riesco a gioire pienamente per questa notizia. La parola globalizzazione campeggia nel titolo dell’articolo, mi costringe ad allargare le prospettive, i termini della questione assumono tinte più fosche.
La prima considerazione ha carattere generale, un dubbio personale sull’opportunità di mettere a coltura delle piantagioni non più per soddisfare un bisogno primario, la nutrizione, ma molto più prosaicamente per produrre energia. Davvero l’individuo ha sviluppato una dipendenza così morbosa dal consumo di energia elettrica, al punto da preferire una tanica di carburante ad un sacco di cereali? Oppure è finalmente giunto il momento di affermare a gran voce la natura primaria del bisogno di energia elettrica?
L’economia capitalista è riuscita ad internalizzare una delle critiche più feroci portate dall’opinione pubblica nei suoi confronti, la spinta ecologista, fino a trasformarla in fiero Cavallo di Troia con cui scardinare le malelingue che vogliono il mondo malato e inquinato. Non c’è problema, energia verde l’avrete in cambio di un misero piatto di semi di girasole. Niente si perde e niente si distrugge, tutto si trasforma. Vedo un pericoloso precedente in questa commistione fra il polo agricolo -da sempre prima forma di sostentamento delle popolazioni stanziali- e il polo energetico industriale, l’ingranaggio più robusto del sistema, quello che i governi di qualsivoglia entità statale sempre vogliono ben oliato e funzionante. Senza contare che lo scambio fra cibo ed energia avviene dopo ogni pasto all’interno del nostro organismo e in questo paragone echeggia un sinistro delirio positivista: ancora una volta l’uomo si innalza da terra, machiavellico demiurgo capace di sostituirsi alla natura.
La seconda considerazione muove dalla natura stessa della parola globalizzazione e ci presenta un caso specifico: il mercato è globale e interconnesso, dunque se in Sicilia crescono i profitti è lecito pensare che un altro angolo del mondo sia economicamente disastrato. Una breve ricerca su Internet mi porta nel nord del Messico, dove la corsa al biodiesel assorbe interi campi di mais e accende focolai di rivolte popolari per l’aumento del prezzo delle tortillas. Geograficamente ci troviamo nell’immediata periferia dell’impero, dove gli effetti dell’ordine economico mondiale sono immediati ed evidenti. Il confine è solo una linea immaginaria che corre in mezzo al deserto: da una parte si mangia, o meglio si mangerebbe, dall’altra si produce e si consuma.
La divisione internazionale del lavoro, pilastro della globalizzazione economica, conduce inevitabilmente a situazioni del genere: una popolazione può dipendere da equilibri politici cui è assolutamente estranea, da cui derivano vantaggi o svantaggi indiretti, su cui si giocano le sorti della popolazione stessa; la natura ciclica del capitalismo, con l’alternanza di stagnazione e crescita economica, contribuisce ad accentuare l’instabilità economica, politica, sociale. Con questi presupposti è impensabile raggiungere un equilibrio che permetta uno sforzo comune per il benessere dell’umanità. Le donazioni e gli aiuti allo sviluppo risultano gocce di miele in un mare salato, in continua ebollizione.
Una volta una giornalista tedesca mi riprese scherzosamente, ma con ragione, avanzando la critica a noi italiani geneticamente diffidenti e sempre pronti a criticare. Senza alcuna argomentazione valida con cui controbattere, ammisi volentieri la nostra ostinata testardaggine. Forse ai tempi della globalizzazione la diffidenza nei confronti del sistema è una virtù: da usare con cautela, sicuramente, ma utile per ribaltare la faccia lucida della medaglia e mostrare quella subdola, sporca, schiacciata nel fango.


Luca Doretti


Vi invitiamo a visitare il sito dell'Arci informazione di Pistoia: www.losnodo.net

2 commenti:

Anonimo ha detto...

Libertà è anche possibilità di dubitare.
Capisco le perplessità di Luca. Anch'io tra un sacco di cereali e un carburante ecologico preferisco il primo, però penso, anche, che una cosa non possa escludere l'altra.
Antonia Arcuri

Giuseppe Crapisi ha detto...

Sono davvero contento di questo interscambio con Luca di Pistoia. Ragazzo conosciuto a Corleone perchè è stato il pioniere di questi campi a Corleone. Anche io sono d'accordo con lui su alcune cose, per molte altre ci vorrebbero degli approfondimenti. La globalizzazione non è tutta negativa, anche questo interscambio è dovuto alla globalizzazione. Come tu hai avuto modo di capire qui a Corleone, non tutto è nero o bianco ma la vita è piena di scala di grigi. Ciao Luca