lunedì 27 agosto 2007

La fine dei Corleonesi?

Francesco La Licata ne ha parlato a Corleone.

(L articolo sul quotidiano la Sicilia, di D. Paternostro)

Venerdì 24 Agosto, il centro multimediale Santa Lucia era pieno di giovani siciliani e toscani (e non solo) che hanno partecipato ad una conferenza-dibattito organizzata dal circolo Incontrarci di Corleone, dal titolo “La fine dei corleonesi?”, con un punto interrogativo inserito volutamente alla fine proprio per sottolineare la fase di profonda incertezza che attraversa Cosa Nostra da quando, l’11 Aprile dello scorso anno, è stato arrestato Bernardo Provenzano, l’ultimo dei grandi boss corleonesi.

A tenere la conferenza è stato Francesco La Licata, giornalista del quotidiano La Stampa, già cronista de L’Ora di Palermo e di altre importanti testate nazionali, curatore di molte inchieste giornalistiche anche televisive sul fenomeno mafioso. Un profondo conoscitore della storia della mafia siciliana, dunque, che è stato ascoltato con grande interesse dai tanti ragazzi presenti, soprattutto i giovani toscani inseriti nel progetto Liberarci dalle spine, che sono in questi giorni a Corleone per lavorare sui terreni confiscati alla mafia e assegnati alla cooperativa sociale Lavoro e non solo.

La manifestazione è stata aperta da un saluto del sindaco di Corleone Iannazzo, che nel suo intervento ha auspicato una convergenza tra forze politiche e sociali anche di diverso orientamento al fine di contrastare più efficacemente Cosa Nostra, e da brevi interventi del segretario della Camera del lavoro di Corleone Dino Paternostro, del coordinatore del progetto Liberarci dalle spine Maurizio Pascucci, del presidente della cooperativa Lavoro e non solo Calogero Parisi, e del presidente del circolo Incontrarci Massimo Provenzano.

A seguire, Francesco La Licata ha iniziato un excursus storico a partire dalle origini della mafia corleonese, indicandone affinità e differenze con quella palermitana dei primi tempi, e ha proseguito soffermandosi in particolare sul periodo decisivo per l’affermazione dei corleonesi nell’ambito di Cosa Nostra, quegli anni Sessanta famosi per il cosiddetto “sacco di Palermo”, grande operazione di speculazione edilizia decisa e realizzata proprio dai corleonesi, con la complicità della politica palermitana di allora, soprattutto degli esponenti più potenti della DC siciliana, Salvo Lima, che verrà ucciso anni dopo su ordine di Totò Riina, e quel Vito Ciancimino che diventerà in seguito sindaco di Palermo.

Dunque, dalla mafia rurale del latifondo, quella dei gabelloti e dei sindacalisti uccisi e fatti scomparire nei primi anni del secondo dopoguerra, alla mafia che inizia ad interessarsi di appalti pubblici ed edilizia, e che comincia a fare affari con la politica fino a rendere questa schiava delle sue decisioni.

Ma La Licata ha parlato anche della situazione odierna, e di come gli analisti e gli esperti del fenomeno leggano la situazione della Cosa Nuova, come qualcuno l’ha ribattezzata, quella delle estorsioni a tappeto agli imprenditori e ai commercianti di Palermo, quella legata strettamente al mondo della sanità pubblica e privata in Sicilia. Perché tanti medici sono stati e sono tuttora coinvolti in numerose inchieste di mafia? – si è chiesto il giornalista. Perché è stato Bernardo Provenzano a scegliere la sanità come nuova frontiera per gli affari dell’organizzazione mafiosa – è la risposta che hanno dato i magistrati che hanno seguito i fatti degli ultimi anni.

La Licata ha riportato nel suo intervento anche i ragionamenti del presidente della Commissione nazionale antimafia Pietro Grasso, con il quale il giornalista ha scritto tra l’altro il suo ultimo libro “Pizzini, veleni e cicoria”. Grasso sostiene che la forza della mafia siciliana è quella di poter contare, oltre che sul nucleo centrale costituito dagli affiliati, anche su quello strato di società collusa che Umberto Santino ha chiamato “borghesia mafiosa”.

Cosa accade ora dentro Cosa Nostra, che succede nella mafia siciliana da quando Provenzano è stato arrestato? Probabilmente, è l’opinione di La Licata, la cattura del vecchio boss corleonese, sebbene sia stata senza dubbio una vittoria della Stato, potrebbe non contare molto però nell’ottica generale della lotta alla mafia, che continua ad esistere e a fare soldi, tantissimi soldi. In ogni caso, dopo l’arresto di Provenzano si è aperta una stagione di profonda incertezza e di trasformazione delle strutture di Cosa Nostra, che si trova in una crisi dovuta alla difficoltà di ristabilire i ruoli di vertice, ma soprattutto alla difficoltà di determinare i nuovi territori, poiché i vecchi mandamenti e le vecchie famiglie sono quasi del tutto scomparsi. Dipenderà da tutto questo, forse, il futuro di Cosa Nostra, nella speranza però che i cittadini siciliani e la politica decidano finalmente di lottare non più solo per la sopravvivenza, come storicamente il popolo siciliano è abituato a fare, ma per sconfiggere definitivamente la mafia.

Giuseppe Alfieri

Nessun commento: