mercoledì 1 agosto 2007

I Viaggi


Dalla mia riva

solo il tuo fazzoletto chiaro

dalla mia riva

nella mia vita

il tuo sorriso amaro

nella mia vita

Mi perdonerai il magone

ma ti penso contro sole

e so bene stai guardando il mare

un pò più a largo del dolore..(De Andrè)


La canzone di De Andrè introduce il tema della separazione, legata al viaggio. Una volta scrissi che se qualcuno parte è perchè l'altro si ferma, si consegna al suo sguardo.

Quanti sguardi hanno seguito chi nella notte è salito su un barcone, su una carretta, a volte, bucata, su un gommone stipato fino all'inverosimile.

Migrazione, una parola che evoca storie di disagio sociale, di ingiustizie economiche, di politiche di accoglienza o di rigetto, di lenti spostamenti e trasformazioni di mentalità.

Grabriella Rossetti, in un articolo, dal titolo la” Letteratura di migrazione”, ci racconta che il fenomeno migratorio è stato oggetto di vaste ricerche da quasi tutte le scienze sociali.

Eppure, i soggetti migranti, per quanti sforzi si facciano per inquadrarli nelle varie figure della marginalità, dell'integrazione più o meno difficile, della devianza, della stranierità, sfuggono ad una catalogazione, poichè emerge una scarto forte rispetto alle differenze, alle contraddittorietà, alle ambiguità, non sondabili all'interno della cornice del ricercatore/osservatore.

Riferisce la Rossetti che Oscar Lewis, un antropologo sociale, studiando i destini di famiglie migranti da Porto Rico A New York, ha elaborato la teoria della “Cultura della povertà”.

I soggetti emigranti, infatti, vengono descritti come poveri di beni, ma ricchi di cultura e di idee.

Sono biografie, ricchissime di notizie, che in America hanno avuto successo , alla stregua dei romanzi e, a volte, scambiati per tali.

Anche in Italia, le storie delle migrazioni si arricchiscono di autobiografie, basti pensare al museo delle autobiografie che è stato costituito a Pieve di Santo Stefano, con dei premi annuali, per le migliori storie di vita.

La Rossetti, nel suo articolo, cercando una spiegazione al perchè la narrazione autonoma, da parte dei soggetti dell'esperienza di migrazione, abbia assunto più valore, rispetto ad uno studio di tipo sociologico e antropologico, individua tre ordine di motivi:


  1. L'irriducibilità della differenza, (culturale, linguistica, storica,ecc) ovvero una complessità che resiste alle semplificazioni


  1. L'esigenza di risarcimento di fronte all'iniquità che attraversa non solo la società, ma anche le scienze che le descrivono e le interpretano, avendo da un pezzo rinunciato a rendere conto di conflitti, e ancor, più, a porsi obiettivi trasformativi.

  2. Il logoramento dei soggetti collettivi, (è questa una riflessione più politica che sociologica), l'affermazione di una società di individui, la percezione che l'invenzione di soggetti collettivi è stata spesso esterna e strumentale, proposta dall'alto, più utile a chi la inventa che non a coloro che sono stati chiamati a identificarsi con un gruppo, incapace di lasciare spazio all'espressione libera e creativa dei soggetti.


Per questi motivi, afferma l'autrice, la narrazione si è imposta come discorso di “verità”.

Anche la narrazione fittizia/immaginaria, quella della letteratura, quella che ci costringe ad immaginare il punto di vista di un altro, sospendendo giudizi e classificazioni.

Si può aggiungere che anche in psicoanalisi, non c'è più differenza tra verità storica e verità narrativa.

La verità, narrata dal paziente, è verità storica perchè così lui l'ha percepita ed emotivamente vissuta.

La verità nasce dalla musica delle parole, dalle emozioni che svela, non certo da freddi ragionamenti.

L'etnopsichiatria, nata in Francia con Tobie Nathan, direttore del centro Devereux di Parigi, studia e mette in atto forme di cura per gli immigrati, a partire dagli aspetti culturali specifici di ognuno di essi.

L'assunto è che bisogna attivare il guaritore interno, e per far ciò occorre far riferimento a” langue, nature de la personne, naturs des morts, natur du mal.

Dai racconti degli immigrati:

Chez nous, il existe des esprits de la foret qui vivent dans les arbres.

Chez nous, au contraire, on pense que des gènies habitent les rivières, les fleuves.” (Tobie Nathan, L'influence qui guèrit) (2- continua)

Antonia Arcuri

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