mercoledì 8 agosto 2007

I Grandi Viaggi


Lo scrittore è un viaggiatore

Gli scrittori si suddividono in due categorie: gli stanziali e gli itineranti.

Flaubert e Tolstoj sgobbavano nelle loro biblioteche, Zola con una armatura accanto allo scrittoio, Poe nel suo cottage, Proust nella camera foderata di sughero.

Fra gli itineranti ( queste notizie sono riportate da Bruce Chatwin in “Anatomia dell'irrequitezza,”) ritroviamo Melville, Hemingway, Gogol' e Dostoevskij.

Anche Chatwin ebbe orrore del domicilio; discendeva, infatti, da generazioni di marinai fanatici.

I suoi autori preferiti, nella fanciullezza, furono Jack London e Melville.

Egli teorizza l'esistenza di un istinto migratorio, come impulso vitale, che, se represso, trova sbocco nell'aggressività, nella violenza, nell'avidità.

Ciò spiegherebbe, secondo l'autore, il perchè le società mobili, come quelle degli zingari, siano più egualitarie, libere dalle cose e restie al cambiamento.

Inoltre grandi maestri, quali Budda, Lao-tse, san Francesco hanno posto al centro della loro vita il pellegrinaggio e il seguire la via, allo scopo di ristabilire l'Armonia dello stato primigenio.

La cultura nomade, nel tempo, ha affascinato tanti scrittori.

Sono scrittori migranti.

Alcuni sono esuli, altri espatriati volontariamente quali Ben Jalloun, Vargas Llosa...

Altri, nel ritratto che ne fa Gabriella Rossetti, nel suo articolo “Letteratura della migrazione”, hanno scoperto nella scrittura uno strumento di identità e sopravvivenza.

Chi scrive tende a migrare, chi migra tende a scrivere.

La nostalgia avvolge gli uni e gli altri.

Il male del ritorno (mal du pays) agita i fantasmi della casa, del villaggio, della terra, della lingua materna.

Lo scrittore, anche quello stanziale, è un viaggiatore.

Perchè uno possa narrare, è necessario che dimori in chôra.

E' Platone che descrive il concetto di chôra, nel Timeo.

Chôra è la sostanza primigenia indeterminata, la porta- impronta, il ricettacolo, la matrice.

La sua indeterminatezza serve a rappresentare ciò che non è ancora chiaro alla ragione: il verosimile.

Chi scrive deve fare un ritorno alle origini del non ancora determinato, un viaggio che è anche ricerca di un metodo, di una struttura, di una lingua, di una possibilità di nominare le cose, pur sempre nella precarietà.

Come afferma Derrida nel “Segreto del nome” non c'è parola giusta per chôra.

Antonia Arcuri


2 commenti:

Giuseppe Crapisi ha detto...

Antonia volevo ringraziarti per questo viaggio fatto di riflessione. Conoscenza di popoli e di problematiche attraverso un'attenta riflessione sulla povertà, sulla mafia, su ciò che significa essere poeta ecc... Grazie per questo spunto di riflessione.

Camiseta Personalizada ha detto...

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