mercoledì 18 luglio 2007

Un'altra Storia...


Da” La storia” di Elsa Morante a.... “Un'altra storia” di Rita Borsellino

Quando la Morante scrive La storia, le vicende italiane sono piene di fermenti.
Siamo negli anni sessanta, sullo sfondo vi sono la guerra del Vietnam e i movimenti di protesta americani.
La Morante inizia a dialogare con i Movimenti giovanili, a cui dedica:”Il mondo Salvato dai ragazzini”, la ballata dei Pochi Felici e dei Molti Infelici.
Ida, la madre, e Useppe, il figlio, nato da una violenza subìta da un soldato tedesco, sono i personaggi chiave del romanzo.
Come una sorta di madre courage, Ida, la maestra elementare, attraverserà sette anni terribili, quelli che vanno dalla fine della Seconda Guerra Mondiale al dopo-guerra.
Trionfano, o meglio campeggiano, nel testo la logica del potere, della ragion di stato e della morte, in una lingua semplice ma nello stesso tempo incisiva, quella del quotidiano mesto, che si anima nella relazione affettiva.
La storia nasce da una violenza, quella della guerra che semina vittime.
Un'altra storia, il movimento etico-politico, portato avanti da Rita Borsellino, nasce anch'esso da una violenza, quella mafiosa che calpesta i diritti umani e impone la propria legge.Sappiamo ormai che la violenza mafiosa ha tanti livelli: quello barbaro di chi materialmente uccide, quello barbaro-borghese di chi compie affari nell'illegalità, quello barbaro-politico di chi concede impunità per il proprio tornaconto, cioè l'esercizio del potere.Due donne siciliane, già perchè la Elsa Morante era di origine siciliana, e Rita Borsellino, la sorella di Paolo Borsellino, il magistrato ucciso dalla mafia quindici anni fa, denunziano la violenza.
Anche il tono di Rita Borsellino è sommesso ma deciso.
Elsa Morante diceva nelle sue interviste:- “Io non ho voluto scrivere un romanzo. Io ho voluto fare un'azione politica. Il mio romanzo è un'azione politica”.In una intervista, rilasciata a Elena Buccoliero, del Movimento Nonviolento, Rita Borsellina racconta che invitata, da una insegnante di una scuola elementare di Palermo, a parlare del fratello Paolo di fronte agli occhi dei bambini di sette anni, ha presentato il magistrato come un amico di tutti.
Ha raccontato del suo amore per la vita, per la verità, per la giustizia in cui credeva fremamente.”Da allora parlo così di mio fratello, come di una persona da condividere con tutti.”
Un'altra storia, il movimento etico-politico portato avanti da Rita Borsellino, tenta di tessere la tela onesta della politica siciliana, non solo quella dei palazzi, ma quella che appartiene a tutti noi.
“Anche i bambini di sette anni possono capire se siamo in grado di parlare il loro linguaggio”.
E se, per salvare la Sicilia, cominciassimo dai ragazzini?


Antonia Arcuri

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