martedì 24 luglio 2007

Lettera Aperta al Presidente Forgione


Sant’Elpidio a Mare, 23 luglio 2007

Egregio Presidente Forgione,

le scrivo in merito alle notizie di stampa relative alla polemica scaturita successivamente al dibattito organizzato a Palermo dalla rivista che dirigo: ANTIMAFIADuemila. A parte il fatto che condivido pienamente le preoccupazioni esternate dai dottori Di Matteo e Scarpinato, mi permetto di avanzare alcune precisazioni su quanto da lei dichiarato al collega Bianconi de Il corriere della sera che in data 20 luglio 2007 riportava: “Le polemiche dentro la magistratura e fra la magistratura e la politica non hanno mai aiutato la lotta alla mafia”.
Chiaramente non posso che essere d’accordo. Mi ha sorpreso tuttavia, considerata la sua esperienza personale e conoscenza del fenomeno, constatare che lei ha forse “dimenticato” di specificare un dettaglio. Mentre le divergenze interne alla magistratura sono dovute a diverse concezioni di approccio metodologico nella lotta alla mafia ed eventualmente a differenti correnti di pensiero, le contrapposizioni a livello politico sono di ben altra natura. Si tratta infatti di mediare tra persone oneste e moralmente integre, come lei stesso Presidente e alcuni suoi colleghi, come ad esempio l’on. Lumia, e delinquenti, pregiudicati e condannati che possiedono, per dirla con un eufemismo, un concetto distorto di come debba intendersi il senso etico della vita. Non è quindi peregrina la tesi del dottor Scarpinato per cui la presenza di personaggi del genere, che disonorano tanto il Parlamento quanto la Commissione da lei presieduta, finiscano per condizionare scelte forti nella determinazione delle indagini nella direzione del nodo mafia e politica. E non sa quanto questo rammarichi addetti ai lavori e società civile impegnata in questo campo.
Colgo poi questa occasione per suggerire un altro spunto di riflessione su un tema che periodicamente torna a rappresentare un problema serio per la lotta alla mafia: la rotazione degli incarichi in magistratura. Non comprendo in base a quale principio lei la consideri giusta quando in Parlamento e al Senato siedono personaggi, e non proprio commendevoli, da oltre dieci lustri. Posto comunque che questo possa in qualche modo essere plausibile, le domando: “Come si può sconfiggere un male così profondo come le mafie se non si possiede una completa memoria storica?” Almeno nella magistratura, Presidente, visto che persino nella Commissione Antimafia, suo malgrado, siedono individui che non hanno la benché minima competenza in materia.
Diventerà mai la lotta alla mafia una questione seria, prioritaria mirata veramente a porre fine al fenomeno in tutta la sua complessità?

Accolga infine, la prego Presidente, una richiesta.

Le recenti notizie di ulteriori indagini sulle stragi mi spinge a chiederle a gran voce che la Commissione predisponga l’apertura di un’inchiesta su questi delitti rimasti ancora insoluti sotto il profilo dei cosiddetti “mandanti esterni”. La riteniamo una priorità assoluta se davvero si vuole cambiare direzione e dare al nostro Paese la giustizia che si merita.

La rigrazio per avermi ascoltato, Presidente. E la prego di credere che ogni mia critica non ha alcuna intenzione di alimentare le polemiche, ma vuole essere attenta e costruttiva affinché davvero si possano ottenere risultati concreti e in tempi brevi.


Cordialmente la saluto

Giorgio Bongiovanni

Direttore ANTIMAFIADuemila


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