giovedì 26 luglio 2007

I viaggi

Il vero viaggio di scoperta non consiste nel cercare nuove terre, ma nell'avere occhi nuovi.(Voltaire)

Nell'articolo “Le strade che hanno fatto il mondo”, pubblicato su i “Luoghi dell'Infinito”, il mensile di ”Avvenire”, Franco Cardini narra di vie fluviali e lacustri, rotte marine, passi di montagna episte desertiche, lungo le quali viaggiavano uomini, idee e culture.
Erano vie commerciali e di pellegrinaggio, battute da uomini e animali, alla ricerca di luoghi migliori per la pastura, per lo scambio di merci, per pregare.Mercanti, pirati, predoni, asceti si avventurano in quella che veniva denominata la mezza luna-fertile, un'area che, seguendo il corso del Tigri e dellEufrate, costeggiava il Giordano.Questi, oggi, sono i luoghi, della guerra e della miseria, dove le donne, gli uomini e i bambini soffrono per la rapacità distruttiva dei predoni delle multinazionali. L'altra mezzaluna-fertile era costituita dalla Cina e dall India, oggi in via di grandi espansioni e alla ricerca di mercati mondiali per i loro prodotti a basso costo.Le vie della sete, delle spezie, degli aromi attraversavano queste regioni ricche di cultura millenaria.La via del bronzo, una lega di rame e ferro, era quella dell'Asia Centrale, che attraversava il Caucaso e i Balcani.L'incenso e le altre spezie navigavano tra il Mar Rosso e il Corno d'Africa.Cosa resta, oggi, delle vie delle spezie?
Se lo chiede Andrea Semplici, nell'articolo” 'L'isola dal profumo di garofano”.
La via delle spezie, qui, al largo delle coste della Tanzania, è una vela che scivola in silenzio sulle onde dell'oceano..
Oltre ciquemila scellini per un chilo di chiodi di garofano. Soldi per mantenere la mia famiglia, mi dirà poi un giorno, un anziano coltivatore.”

Bruno Zanzotterra nel”Sahara, miraggi di sale”, parla delle “azalai”, le carovane dirette alle saline nelle oasi del Ténéré.
Ancora oggi, come secoli fa, il carico è trasportato sui dromedari. “Forse un giorno osservando l'acqua marina evaporare sotto i raggi del sole, lasciando bianchi cristalli lucenti, l'uomo si accorse dell'esistenza del sale.
Raccontano che azalai, nella lingua tuareg, voglia dire separarsi per poi rincongiungersi di nuovo. Le parole, soprattutto nelle terre estreme, hanno un significato concreto e simbolico.”

Sul filo della seta che lega Europa e Asia”, Anna Maria Brogi incrocia, fra gli altri, un viaggiatore arabo: Ibn Battuta.
Il monaco viaggiatore racconta tanti aneddoti, tutti molto curiosi, raccolti nei “Viaggi”. Uno tra questi narra di una processione a Damasco durante la peste, nel 1348.
Parteciparono anche gli ebrei con la Torah e i cristiani con il loro Vangelo, accompagnati da donne e bambini, e ognuno piangeva, implorava e supplicava Dio in nome dei propri libri e dei propri profeti”. Tutte le suppliche furono accolte, assicura Battuta.
Egli descrive le città che incontra nel suo viaggio: una di queste è Baalbek, in Siria, “circondata da magnifici frutteti e da superbi giardini, possiede terre irrorate da ruscelli e uguaglia Damasco per le sue inesauribili risorse”.
Alessandria, una città di confine ben protetta che sorge in una zona molto ospitale, gode di una meravigliosa posizione....E' una perla rara che rifulge lucente..”

Altre descrizioni, altri autori:

Della città di Dorotea si può parlare in due maniere: dire che quattro torri d'allumnio si elevano dalle sue mura, fiancheggiando sette porte dal ponte levatoio a molla che scavalca il fossato, la cui acqua alimenta quattro verdi canali che attraversano la città e la dividono in nove quartieri, ognuno di trecento case; e tenendo conto che le ragazze da marito di ciascun quartiere si sposano con i giovani di altri quartieri e le loro famiglie si scambiano le mercanzie...bergamotti, uova di storione, astrolabi, ametiste...”
Queste sono le parole di Calvino nel testo Le città invisibili.
C'è un'altra città invisibile descritta da Davide Romano nel libro La città opulenta , nel capitolo intitolato:”I disperati della Noce.”
I Poveri di Palermo sono tanti. Troppi per una città del mondo cosiddetto evoluto. Troppi per una città che fa bella mostra della sua ostentata opulenza...(... ) Un esercito di sofferenti annidato nel ventre molle della città e dei quali la cronaca non si occupa mai, se non per fatti di sangue...(...)..Secondo alcune stime, elaborate dalle associazioni del volotariato impegnate nel campo, sarebbero nel capoluogo siciliano almeno 10 mila famiglie che vivono in assoluta povertà e 5 mila che vanno avanti a furia di stenti”.
Il racconto continua e narra di un maresciallo in pensione,Franco Pitari, che ogni giorno fa il giro degli ospedali e delle caserme per raccogliere il cibo avanzato e ridistribuirlo alle famiglie bisognose.
Storie di ordinaria povertà, quelle descritte da Romano, che si intersecano con altre storie, di ordinaria collusione, corruzione, violenza e sfruttamento di ordine mafioso e delinquenziale, che pervadono il tessuto palermitano e quello siciliano.
Dove c'è corruzione e mafia, c'è povertà, inquinamento, depauparazione delle risorse naturali, ambientali, economiche e mentali.La Sicilia è testimone di questa verità.
Abbiamo voluto descrivere i grandi viaggi, quelli che hanno fatto la storia di tanti paesi.
Ci siamo imbattuti nei viaggiatori di un tempo, ma anche contemporanei; con il loro occhi abbiamo visto luoghi, che

sono stati ridisegnati, a volte nella grandiosità e nello splendore, a volte nella miseria. (1-continua )

Antonia Arcuri

2 commenti:

Giuseppe Crapisi ha detto...

Antonia davvero bello questo articolo. Raccontare la vita dei popoli attraverso un viaggio non solo geografico ma anche temporale. Viaggio che porta a Palermo, emblema della Sicilia. Dove la povertà dilaga, dove la mafia e la politica, ricordo io, godono di questo stato di povertà che li autoalimenta. Solo lo Stato potrebbe spezzare questo circolo vizioso, ma manca la volontà.

Giuseppe Crapisi ha detto...

Antonia davvero bello questo articolo. Raccontare la vita dei popoli attraverso un viaggio non solo geografico ma anche temporale. Viaggio che porta a Palermo, emblema della Sicilia. Dove la povertà dilaga, dove la mafia e la politica, ricordo io, godono di questo stato di povertà che li autoalimenta. Solo lo Stato potrebbe spezzare questo circolo vizioso, ma manca la volontà.