domenica 22 luglio 2007

GOMORRA

LA POETICA DI ROBERTO SAVIANO
Fino a qualche anno fa mafia e camorra erano considerati fenomeni arcaici, residui di un passato feudale che il “progresso” avrebbe, prima o poi, spazzato via. Solo da poco tempo, grazie soprattutto ai contributi dello storico Salvatore Lupo e di alcuni giovani sociologi come Alessandra Dino e Rocco Sciarrone, si è arrivati ad una diversa percezione di Cosa Nostra.
Un rivoluzione simile, nell’ interpretazione della camorra, si deve a Roberto Saviano che, in un libro davvero singolare, a metà strada tra letteratura e sociologia, intitolato Gomorra. Viaggio nell’impero economico e nel sogno di dominio della camorra, svela la ‘normalità’ della mafia napoletana, il suo essere, prima di tutto, un sistema di vita, un fenomeno di potere dove l'aspetto criminale è solo uno degli aspetti .
Ero già stato colpito dal giovane scrittore napoletano, prima che divenisse famoso, leggendo il suo breve saggio pubblicato nel novembre 2005 su Nuovi Argomenti, nel numero monografico dedicato alla memoria di Pier Paolo Pasolini. Il testo di Saviano richiamava – già nel titolo: “Io so e ho le prove” – un famoso articolo del poeta friulano. Colpiva la sua grande forza espressiva, la straordinaria capacità di partire da un particolare, da una concreta esperienza vissuta, per arrivare a comprendere non soltanto la camorra napoletana e le diverse mafie meridionali ma l’intera economia mondiale che ha le sue basi, e non da oggi, sulla sopraffazione e la violenza.1
L’Espresso del 23.11.2006, oltre a dedicare la copertina a Roberto Saviano, pubblica un suo lungo importante articolo intitolato “E voi dove eravate”. Si tratta di una sorta di manifesto, dove l’Autore di Gomorra, espone la sua poetica, oltre a rivelare alcune delle sue insospettabili fonti. Le prime righe ricordano sommariamente gli anni eroici di Danilo Dolci, gli “scioperi alla rovescia” degli anni cinquanta, gli anni dei suoi libri più coraggiosi: Banditi a Partinico, Processo all’art.4, Inchiesta a Palermo. Saviano si sofferma particolarmente sulle parole del poliziotto che arrestò Dolci nel corso di quel famoso sciopero: “Sig. Dolci, ma perché non torna a casa a scrivere i suoi libri invece di farsi arrestare?”.
Saviano osserva giustamente che a generare scandalo è soprattutto il fatto che uno scrittore, «il mestiere considerato più innocuo ed incapace di avere alcun tipo di forza nella realtà» possa d’improvviso divenire responsabile di una luce che prima era sbiadita e sbilenca, di «uno sguardo infame che spiffera ciò che si vuole celato, che urla quello che è sussurrato, che traduce in sintassi e insuffla vita a quello che prima era disperso in frasi frammentarie di cronaca e sentenze giudiziarie». Proprio in questo passo mi pare che si possa leggere, tra le righe, il riferimento al metodo seguito per scrivere Gomorra. Ma Saviano incalza, osservando (sottolineature ancora mie):
«La vita o la si vive o la si scrive, diceva Pirandello, eppure ci sono momenti in cui la vita, la si scrive per mutarla. Ciò che mi è capitato in questi giorni ha generato apprensione e scandalo, ma in realtà non per quello che è accaduto – dalle mie parti ciò che mi è accaduto capita a moltissime persone, quotidianamente e per molto meno – ma perché è accaduto ad uno scrittore. Per uno scrittore il modo per innestarsi nel reale è raccontarlo.(…) Quando racconti un processo, quando raccogli la cronaca nera, quando ascolti le intercettazioni comprendi che l’unico modo per capire è raccontare tutto questo come parte di un corpo che nasconde i suoi organi».
Non sono molti gli autori che, oltre a saper raccontare, riescono anche a illustrare chiaramente il metodo seguito. Saviano è uno dei pochi a farlo, con grande sapienza, nonostante la sua giovane età, come appare evidente proprio nel testo che stiamo prendendo in esame. Inoltre, dopo aver rilevato l’indifferenza che, in passato, ha accompagnato simili denunce, per evidenziare la differenza specifica esistente tra scrittura giornalistica e scrittura letteraria, non trova di meglio che citare le stimolanti parole del Magistrato Raffaele Marino:
«Lo scrittore letterario non è innocuo per niente, ha rotto una delle croste che relegavano questi meccanismi e questi poteri a una mortale dialettica tra magistrati, camorrista, tribunali e cronaca nera. La città, l’intero paese credeva di essere escluso, credeva che tutto fosse relegato a una trascurabile parte del territorio. Ora ha lasciato quest’esilio e ha coinvolto tutti. Nessuno può più sentirsi escluso».
E già stato osservato come Gomorra non sia certo il primo libro a realizzare una felice simbiosi tra letteratura e giornalismo. Nel secolo scorso autori come Hemingway, Garcìa Marquèz, Camus, Sciascia e Pasolini – solo per ricordare alcuni, tra i più grandi – hanno dimostrato come sia possibile coniugare cultura e attualità, letteratura e giornalismo. Ma, come ha giustamente osservato Wu Ming, è asso­lutamente straordinaria la capacità di Roberto Saviano di passare da un genere all’altro, anche nell’arco di una stessa pagina. Gomorra è costruito su atti di istruttorie giudiziarie, verbali di dibattimenti, interviste. Ma se questo libro fosse stato solo un reportage, non ci avrebbe fatto capire tante cose sul “sistema”, non ci avrebbe fatto capire come la camorra non riguardi soltanto Napoli, non ci avrebbe fatto riflettere sul nucleo criminogeno dell’economia capitalistica.
Francesco Virga


1 Da quando Jacques Attali, con il suo recente saggio: Karl Marx. Ovvero, lo spirito del mondo (Roma: Fazi, 2006), ha sdoganato l’opera del barbuto maestro di Treviri, è diventato lecito tornare a citarlo. Mi pare opportuno ricordare allora uno dei capitoli più belli de Il Capitale, quello sulla cosiddetta “accumulazione primitiva”, dove si racconta, in modo inoppugnabile, la violenza sistematica con cui è stata costruita la civile e moderna Inghilterra.

4 commenti:

Anonimo ha detto...

Salve.Quello che stò scrivendo non è riferito al post"Gomorra" ma è una mia osservazione che non sapevo dove inserire.
Mi chiedevo come mai non avete parlato su questo sito dell'iniziativa di ieri sera che si è tenuta in villa.Forse perchè non siete stati coinvolti personalmente?sarebbe gradita una risposta.Grazie in anticipo.Ciao!

Circolo IncontArci Corleone- Redazione Dialogos ha detto...

Caro lettore innanzi tutto potevi inviare una mail e preferibilmente firmata. L'anonimato non solo dimostra la mancanza di coraggio ma attiene ad una impostazione culturale che sicuramente poco a che fare con una mentalità libera e democratica. Adesso ti rispondiamo: sicuramente ignori il fatto che la manifestazione ha visto la partecipazione attiva non solo dell'Arci rappresentata da Calogero Parisi che oltre ad essere Presidente della Cooperativa Lavoro e non solo è anche dirigente Arci, ma erano anche presenti il nostro Presidente cioè Massimo Provenzano e il dibattito è stato moderato da Giuseppe Alfieri che fa anche parte della redazione Dialogos. Su sei relatori quattro erano dell'Arci, se consideriamo la presenza del responsabile del campo di Pistoia. Noi non abbiamo pubblicato nessun articolo nostro, semplicemente perchè non abbiamo avuto tempo, infatti gli articoli inseriti ci sono pervenuti da nostri collaboratori. Se hai voglia e coraggio inviaci un articolo sulla manifestazione è sarà pubblicato. Cordiali saluti

Anonimo ha detto...

Innanzitutto(unito se vuole dirmi prima di ogni cosa)questo blog permette di poter scegliere se mostrare la propria identità o meno;questo è un segno di libertà..Non capisco come mai lei si stia così tanto alterando.La prego di non occuparsi della mia impostazione culurale perchè se il suo modo di scrivere è frutto della Sua,potremmo stare giornate intere a discuterne..
se lei prima di ripeto alterarsi così tanto leggesse con attenzione ciò che ho scritto,forse capirebbe che non mi riferivo esplicitamente ad articoli,ma a qualcosa di molto più semplice come può essere riportare una locandina dell'iniziativa.Ma non l'avete fatto nè nei gorni passati nè fino ad ora,ed allora mi chiedo:è ancora mancanza di tempo?
Comunque La ringrazio per avermi chiesto d'inviarle un articolo ma la mia impostazione culturale non è paragonabile alla vostra,quindi buon lavoro...
Cordiali Saluti!

Circolo IncontArci Corleone- Redazione Dialogos ha detto...

La risposta è della redazione e non c'è nessuna alterazione, anzi... Non abbiamo messo nessuna locandina, come hanno fatto altri siti che fanno informazione su Corleone, semplicemente perchè non ci è pervenuta dalla tipografia e da chi si è occupato della organizzazione. La preghiamo di scrivere l'articolo. Cordiali saluti!