mercoledì 25 luglio 2007

Desiderio di ospitalità # 4

Il quinto pianeta era molto strano. Vi era appena il posto per sistemare un lampione e l'uomo che l'accendeva. Il piccolo principe non riusciva a spiegarsi a che potessero servire, spersi nel cielo, su di un pianeta senza case, senza abitanti, un lampione e un lampionaio.

Eppure si disse:

- Forse quest'uomo è veramente assurdo.

Però è meno assurdo del re, del vanitoso, dell'uomo d'affari e dell'ubriacone.

Almeno il suo lavoro ha un senso..”

(A. De Saint-Exuperry, Il piccolo principe)

Ospitalità è anche portare un libro a casa e sistemarlo con cura nella libreria, nell'attesa di un momento fortunato, per poterlo riprendere e iniziare a leggere.
E' così che conclude la sua riflessione sull'ospitalità, Alain Montandon, il quale citando Sainte-Beuve, afferma:
Bisogna avere nella testa uno spazio aperto e libero, per fare posto alle opinioni degli amici e ospitarli. Diventa realmente insopportabile conversare con uomini che nel cervello hanno solo caselle in cui tutto è già preso e dove niente di esterno può entrare. Bisogna avere il cuore e lo spirito ospitale “.

Quello stesso spirito che attraversa il viaggio di Ulisse, al cui interno si declinano tutte le forme di ospitalità: quella accaparrante di Calipso e Circe, quella armoniosa di Nausicaa, quella autentica che riceve Telemaco, quando lascia Itaca per andare alla ricerca del Padre. L'Ostilità, infine, che mostra Polifemo nei confronti di Ulisse e dei suoi compagni e l'accoglienza generosa e spontanea di un uomo semplice: Eumeo, il pastore. Eumeo gli offre un letto vicino al focolare, mentre lui stesso si appresta a dormire fuori, gli offre come sedia una pelle di capra, che toglie dal proprio letto, gli dà la sua coppa per bere e il suo mantello come coperta. Egli poi accompagna il suo ospite e gli offre un bastone, il più modesto dono di ospitalità che possa esserci, ma che rispetta tutte le forme del rito.”

Il desiderio di ospitare un testo comporta l'accettare di entrare nel gioco della finzione, in cui, a sua volta, il testo si dà.
Questo processo viene definito da Genette “soglia”.

Il lettore e la lettura stanno insieme.
In questo doppio incontro si determina quell'abbraccio, che rivitalizza il lettore e il testo.
Il mondo del testo, a sua volta è un mondo plurale. Ogni testo è un intertesto, nel senso che è attraversato da altri testi, e li ospita,
secondo l'autore,” sotto forma di scambio, di innesto, di dialogo, di appropriazione, di collage, di confronto, di correlazione, di incorporazione, di inserzione, di integrazione, di memoria, di recezione, di fonti, di trasformazione, di trasposizione, di trapianto, di travestimento.”(fine)

(Alain Montandon, Elogio dell'Ospitalità)

Antonia Arcuri

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