lunedì 23 luglio 2007

Desiderio di ospitalità # 3

Salutiamo calorosamente le ragazze e i ragazzi della Toscana ospitati dal paese di Corleone

Preghiera scozzese dell'ospitalità

Ho incontrato uno straniero ieri sera

Gli ho offerto del cibo da mangiare

Gli ho offerto bevande da bere

Glio ho offerto musica da ascoltare

... Ha benedetto me e la mia casa

il mio bestiame e i miei cari

e l'allodola disse cantando

spesso spesso spesso....


Nell'ospitalità c'è il desiderio di accogliere e di essere accolti.

La dimensione dell'eros, espressa nell'accudimento di chi ospita, è speculare a chi viene ospitato.

Entrambi, infatti, creano una condizione ludico-affettiva.

Entra in scena il corpo.

Gli abbracci, i saluti calorosi, le strette di mano, il contatto con l'altro, veicolano tenerezza.

Questa condizione è favorevole allo svelamento di sè, dapprima attraverso il nome, poi nel racconto della nostra vita.

Chi racconta , ri-narra, narra di nuovo, ricreando attraverso un ricordo, ricostruito nel qui e ora, le storie della propria vita.

Ogni narrazione di noi, è dunque una rinascita.

Ognuno dona qualcosa all'altro: cibo, cure, sorrisi, sguardi, riconoscimenti.

Io mi ri-vedo negli occhi dell'altro, che conferma l'immagine idealizzata che ho di me.

Insieme agli aspetti ludici e creativi emergono,tuttavia, dimensioni legati al potere.

Lo scambio dei doni, ripete, in forma simbolica, il rito del potlatch delle società primitive, descritte da Marcel Mauss. Si fa a gara a chi dà il regalo migliore, esprimendo uno status simbol, una superiorità, una visibilità del proprio benessere economico.

Vorrei, a questo punto, sottolinare che vi sono più forme di esercizio del potere. Vi è un potere su, che sfrutta, manipola, degrada, e un potere con, fatto di reciprocità, scambio, ricerca del benessere comune. ( Continua/ 3)

Antonia Arcuri

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