giovedì 19 luglio 2007

Antimafiaduemila ha ricordato Paolo Borsellino


Magistrati e politici si sono interrogati sul rapporto mafia e politica

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A 15 anni dalla strage la redazione di Antimafia duemila ha voluto ricordare. Infatti, mercoledì sera presso il prestigioso Palazzo Steri di Palermo sede del rettorato dell’Università degli Studi di Palermo si è svolto un importante convegno organizzato per ricordare la strage di via d'Amelio, ricordare attraverso una riflessione: “La Cosa Nostra politica” dalle origini al sistema Provenzano. Erano presenti come relatori: Giuseppe Lumia, Rita Borsellino, Giorgio Bongiovanni, Antonio Ingroia, Guido Lo Forte, Roberto Scarpinato e Antonino Di Matteo. Ha aperto il convegno il direttore del giornale Antimafia duemila Giorgio Bongiovanni che ha detto di essere sconcertato dalla situazione mondiale e del nostro paese, non solo per le catastrofi naturali ma anche sullo stato delle cose sulla mafia siciliana, italiana e internazionale. Anche se non ci sono state più stragi, si cerca di fermare ad ogni costo la giustizia. Borsellino e Falcone avevano potere, ma minoritario rispetto a quello generale dello Stato. La loro morte è stata la dichiarazione di una sconfitta. Essi erano soli. Noi cittadini non dobbiamo lasciare da soli chi lavora. Quella di Borsellino fu una strage di Stato perché era di ostacolo alle trattative tra lo Stato e la mafia. Chi è stato invitato per parlare proprio del rapporto tra mafia e politica è stato il dottor Di Matteo: “Il rapporto tra mafia e politica per l’organizzazione mafiosa è fondamentale per la sua stessa sopravvivenza. Ecco perché oggi continua con più intelligenza ad instaurare e mantenere questi rapporti. Un collaboratore di giustizia Salvatore Cancemi rivelò di aver sentito dire ai membri della Commissione provinciale della mafia che senza i rapporti con la politica Cosa Nostra sarebbe una banda di sciacalli. Quindi lo Stato dovrebbe recidere ogni contatto con la mafia. Ma ciò non avviene. Il rapporto tra Cosa Nostra e la politica è una finalità immutata e immutabile. Il periodo di Riina è stata una patologia, con Provenzano la mafia è tornata alla normalità. Normalità che serve non solo ad avere influenza sulla legislazione ma anche ad es. a partecipare alla gestione della torta dei finanziamenti pubblici. Oggi le attività tradizionali, spaccio di droga, estorsione ecc…. sono marginali rispetto alla gestione dei finanziamenti pubblici. Queste forse servono a mantenere i carcerati e le loro famiglie. Cosa Nostra vuole e riesce a diventare parte integrante del sistema. Tutto si basa su un rapporto triangolare tra mafia, intermediario insospettabile e politica, dove ognuno conosce i propri ruoli e dove avvengono richieste e risposte. Infine c'è stata una critica all’attuale maggioranza di governo che nei prossimi mesi sarà chiamata a discutere l’abolizione dell’ergastolo. Sarebbe un regalo alla mafia”. Gli altri relatori si sono soffermati a spiegare cosa è la mafia, facendo anche una riflessione storica, ma si è anche puntato ai misteri che ancora avvolgono la strage di Via d’Amelio: chi sono i mandanti, come mai nel luogo dell’attentato c’erano presenze estranee, dove è finita l’agenda di Borsellino, chi procurò il telecomando che fece scoppiare l’autobomba? Da alcuni di questi interrogativi la Procura di Caltanissetta ha aperto una inchiesta sulla presenza di servizi segreti durante la strage. Ciò è gravissimo e va collegato a ciò che ha ricordato il dottor Ingroia, cioè al fatto che alcuni magistrati della Procura di Palermo sono stati spiati dai servizi segreti, come ha denunciato lo stesso CSM. Lo Stato o parte di esso spia coloro i quali combattono la mafia. Perché tutto questo schifo? Quasi sicuramente non avremo mai nessuna risposta! Cambiano i governi ma i misteri rimangono sempre tali. Dobbiamo vergognarci di essere cittadini di questo Stato. Speriamo che l’On. Lumia si faccia portavoce nel Parlamento e nel governo di tutte queste riflessioni rafforzate dagli applausi che queste parole dei magistrati hanno ricevuto dai numerosi cittadini che hanno partecipato. Anche i magistrati erano rincuorati da questa presenza di solidarietà. Se non c’è volontà della politica e quindi dello Stato ci ricorderemo della mafia solo dopo aver contato un morto ammazzato.


Giuseppe Crapisi

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